Saggi di Andrea Vitali

Tarocchi e Neopitagorismo

La struttura numerologica dei Tarocchi

 

di Alain Bougearel 

 

 

Ringraziamenti


Oltre a tutti gli autori citati, vorrei specialmente ringraziare John Mc Leod dell'International Playing Card Society e Ross Sinclair Caldwell del gruppo internazionale di ricerche storiche di Trionfi.com, per il loro prezioso aiuto e per i loro ottimi consigli.

 

Prefazione


Questo saggio sarà pubblicato in due parti: la prima presenta la struttura neopitagorica delle 78 carte del Tarocco classico, mentre la seconda tenterà di rispondere a certe obiezioni pertinenti che furono pronunciate a proposito di questa teoria.

 

I

 

Il Dr. Robert O'Neill, autore di "Tarot Symbolism" (1) ha pubblicato un saggio relativo al tema del Neoplatonismo e del Tarocco: http://www.tarot.com/abouttarot/library/boneill/neoplatonism

 

Citazione estratta dall'Introduzione:

 

"La tesi presentata in questo saggio è che il sistema filosofico e mistico che soggiace ai simboli del tarocco (cioè il matto e i Trionfi) è neoplatonico".

 

Citazione estratta dalla Conclusione:

 

"Ci sono anche delle buone ragioni di credere che si possono trovare le Matematiche, l'Astrologia e la Magia Pitagoriche nei primi tarocchi poiché questi ultimi costituivano delle parti integrali della visione del mondo neoplatonica".

 

Intendo sviluppare lo studio del neopitagorismo in particolare mostrando l'onnipresenza della Tetractys pitagorica nel Tarocco. A proposito dei rapporti che uniscono il Tarocco e il Pitagorismo, tengo a rimarcare l'eccellente ricerca di John Opsopaus, il creatore del "Pythagorean Tarot", che, lungi dall'essere concorrente della mia, la completa e illumina:

http://www.cs.utk.edu/~mclennan/BA/PT/

Il Dr. Robert O' Neill difende pubblicamente i nostri due saggi qualificandoli come:

 

"Porte aperte davanti al velo" (del Tarocco)

 

A proposito di questo saggio inizialmente pubblicato in forma meno elaborata nel 1997 in "Origines et Histoire du Tarot" presso le Editions Envolée di Tolosa, egli scriverà:

 

"Vedo ora dei passaggi in cui io pensavo che noi eravamo in disaccordo, mentre noi eravamo su delle vie parallele e in realtà eravamo in accordo" (2)

 

Punto di vista cui aderisce Stuart R. Kaplan, autore ed editore dei quattro volumi de l'Encyclopedia of Tarot:

 

"Gli elementi contenuti nel vostro opuscolo mi sembrano davvero interessanti" (3)


La struttura aritmologica delle 78 carte del tarocco classico

 

Il gioco delle 78 carte dei Tarocchi cela una struttura eminentemente pitagorica che il lettore troverà qui sviluppata completamente sotto forma di proiezione geometrica. Tanto i tarocchi detti di Marsiglia, quanto i tarocchi da gioco che li precedettero, derivano tutti da un modello strutturale unico: un insieme di 78 carte che comportano 22 soggetti allegorici (Arcani Maggiori) e 56 Arcani Minori di cui 16 onori e 40 carte numerate.

 

"Questo gioco che è composto da 78 carte, si può distribuire in cinque bande, la prima e la più nobile di tutte chiamata dei Trionfi che sono ventidue. Quattro altri colori sono nominati spade, bastoni, coppe e denari, ciascuno dei quali ha quattordici carte: Re, Regina, Cavaliere e il Fante, chi si chiamano anche i quattro onori e il resto dal dieci fino all'asso" (Règle des Tarots de 1637 pubblicata da Thierry Depaulis, probabilmente in uso dal 1585)". (4)

 

La storia dei Tarocchi non è completa, non è ancora stato detto tutto e la conclusione è ancora lontana a venire.

 

Datazione della struttura classica dei Tarocchi

 

Si deciderà di definire "Tarocchi" un insieme di 78 carte che comportano 22 soggetti allegorici, 16 figure distribuite in quattro emblemi e 4 volte 10 carte numerate, dall'asso fino ai 10 come

 

Descritto nel La Règle du Tarot à Jouer del 1637 probabilmente in uso dal 1585 (5); l'Antico Tarocco italianizzato detto di Parigi (1600-1650) (6),il Tarocco di Marsiglia di Noblet (1650) (7), il Tarocco atipico di Viéville (circa 1650) (8) e il Tarocco di Marsiglia del maestro cartaio marsigliese Franchois Chausson (1672?)(9)

 

Il più antico riferimento in Francia a tale struttura  sembra essere il Tarocco di Catelin Goeffroy del 1557 (10). Tuttavia, si può ragionevolmente pensare che Rabelais facesse riferimento ad un tale insieme quando scrive, nel 1505, la parola "taraux".

 

Più anticamente, è all'umanista italiano Boiardo che si deve il merito di fare riferimento letterario esplicito a tale corpus.  La datazione è da individuarsi fra il 1461 e il 1494, forse  il 1487.

 

Tierry Depaulis, nel 2004, riferendosi ad Avignone, riterrà il 1505 come la data più antica.

 

Nulla attesta che la struttura classica non sia esistita anteriormente, ma non ha evidenza innegabile. Eminenti storici tendono tuttavia al 1451 con il gioco detto di "Visconti-Sforza". Secondo loro, il gioco sarebbe incompleto poiché alcune carte sarebbero scomparse.

 

Secondo la loro tesi, questo gioco sarebbe stato composto all'origine da 78 carte.


 

             Boiardo

 

 

Tuttavia quest'opinione è stata attualmente fortemente rimessa in questione da alcuni ricercatori che considerano il "Visconti-Sforza", non come specifico di una struttura 78 = 22 + 14 x 4, ma come una struttura 70 = 5 x 14. Discutono principalmente sull'esistenza di tale struttura (70 = 5 x 14) attestata in particolare ancora nel 1457.

 

Questa scoperta è da accreditarsi a Lothar che iniziò la ricerca e nello specifico a Ross Sinclair Caldwell. (Più ampie informazioni sono reperibili nel sito di ricerche storiche internazionali: www.trionfi.com)

 

Infatti, se il numero dei Trionfi dei tarocchi è presente in queste date e anche anteriormente, nulla attesta, in modo non ambiguo che si trattava di un insieme organizzato di 22. Come spiegato precedentemente, il gioco che rimane del "Visconti-Sforza" non costituisce un'evidenza nel senso storico del termine: non contiene le 22 carte integralmente. Il fatto che si suppone ragionevolmente che alcune carte siano scomparse da questo gioco come in altri giochi che appartengono alla stessa famiglia o a parenti, costituisce soltanto un'inferenza razionale, non una prova con carattere d'evidenza scientifica.

 

È con i poemi del Boiardo che il primo riferimento letterario esplicito alle 22 carte è attestato. La datazione è cosa delicata, ma si pensa che ciò si situerebbe circa nel 1461 o più tardi. Del resto, la stessa prudenza deve essere auspicabile quando si cerca con certezza di datare la comparsa di tale struttura in modo innegabile in Francia.

 

È con Catelin Goeffroy che l'elenco dei 22 arcani può essere considerato come storicamente attestato, ossia il 1557 e si replicherà che Rabelais certamente ne faceva riferimento nel 1505. Inoltre si considererà che il riferimento al 1482 dato da Sir Michael Dummet per la comparsa dei tarocchi in Francia è incline a cautela poiché se vi è questione sui Trionfi, il loro numero esatto non è precisato come lo hanno sottolineato Mickael Hurst, Ross Sinclair Caldwell e Huck Meyer.

 

Mentre gli storici situano il periodo di probabile costituzione del corpus dei tarocchi tra il 1420 e il 1480 (1451 per i "Visconti-Sforza"), abbiamo situato il nostro studio nel periodo tra il 1461 e il 1557 in senso largo, probabilmente tra il 1461 e il 1505 - forse circa 1468 all'epoca del matrimonio fra il Duca Galeazzo Maria e Bona di Savoia - ma questo rimane nell'ordine delle congetture.

 

È in questo periodo cruciale che la struttura 78 (22 + 56) diventa preponderante sulle altre strutture concorrenti come i 70 (5 x 14) ad esempio.


Ora, questa struttura 78 = del 22 + 40 (4 x 10) + 16 (4 x 4) sembrerebbe dipendere dall'aritmologia pitagorica

 

I matematici pitagorici erano conosciuti fin dal Medioevo nell'Occidente latino specialmente con Fibonacci o Leonardo da Pisa (1170-1250), intimi dell'Imperatore Federico II, mentre la loro propagazione conobbe il suo massimo splendore in occasione del Rinascimento italiano in particolare con i contributi dei bizantini colti. 

 

L'imperatore bizantino soggiorna a Milano in compagnia del duca della città Filippo Maria Visconti durante l'anno 1424 e l'influenza dell'ellenismo bizantino diventerà preponderante con il congresso di Ferrara - Firenze negli anni 1439.

 

 

 

Il gioco delle 78 carte dei tarocchi cela una struttura eminentemente pitagorica che il lettore troverà qui rivelata completamente sotto forma di proiezione geometrica. Negli schemi che seguono, gli arcani sono stati rappresentati da una losanga come se solo il dorso delle lame fosse percepita.

 

Le 78 carte = 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8 + 9 + 10 + 11 + 12

 

 

 

I 16 onori = 4 x 4

 

 

 

Le 40 carte numerate = 4 x 10

 

 

 

I 22 soggetti allegorici = 1 + 4 + 7 + 10

 

 

 

 

Il Rinascimento italiano e il neosincretismo platonico

 

Se si osservano i tarocchi dal punto di vista allo stesso tempo storico, sociologico, spirituale ed iconografico, si avrebbe torto nel non emettere l'ipotesi di specifiche corrispondenze con la corrente filosofica del sincretismo rinascimentale fiorentino.

 

Un'idea si elaborò allora, secondo quale la rivelazione platonica genererebbe da sola la verità irrevocabile:

 

"Rivelazione primordiale di Dio ai primi uomini che popolano la terra, rivelazione di cui si trova traccia in tutte le vecchie religioni e che è interpretabile in termini platonici"

 

Ciò significherà per Marsilio Ficino, come per Pico della Mirandola che:

 

"Hermete Trismegisto, Zoroastro, Mosè e Orfeo erano allo stesso titolo depositari di una sola verità occulta... Questa verità si esprime nella magia neoplatonica e araba come pure nella Cabala ebrea"

 

I filosofi bizantini cacciati da Costantinopoli saranno la fonte di una nuova ricchezza per il sincretismo platonico. Questo arrivò poco prima che i Turchi Ottomani condotti da Mehmet II, il Conquistatore, si impadronissero di Costantinopoli nel 1453, prima della fine dell'Impero Bizantino nel 1463.

 

A partire dal 1438, il congresso di Ferrara e di Firenze ospita gli scambi più importanti tra gli intellettuali latini e bizantini.

 

"I contatti tra greci e latini si accentuano (...) Un buon numero di scienziati e di colti bizantini emigra verso l'occidente fin dall'inizio del XV secolo e soprattutto verso l'Italia dove il congresso di Firenze fu un punto eccezionale di incontro".

 

(Questi ultimi) "trasportarono con loro un buon numero di manoscritti nei quali una maggioranza di opere antiche... i contributi permisero di partire alla riscoperta dei testi greci dell'antichità"

Alain Ducellier, Les Byzantins

 

Fra questi bizantini, il co-fondatore dell'università di Costantinopoli, Jean Argyropoulos, arrivò in  Italia nel 1434 per insegnare a Firenze. Non meno illustre, Gemisto Pletone vi soggiornò nel 1440. Le sue tesi, vicine al platonismo assoluto, stimoleranno l'umanista e fondatore dell'accademia platonica, Marsilio Ficino. Il periodo, d'ora in poi, incoraggia il sincretismo neoplatonico specifico del Rinascimento italiano.

 

"Nel 1460 venne portato a Cosimo de' Medici, Signore di Firenze, un manoscritto ritrovato in Macedonia e attribuito erroneamente a Hermes Trismegistos. Quest'opera, tradotta nel 1463 dal sacerdote e filosofo Marsilio Ficino, venne seguita dalle traduzioni di testi platonici che rivelavano un affascinante concezione del Cosmo" (Andrea Vitali, Tarocchi: Arte e Magia - preambolo all'esposizione sui tarocchi)

 

Il Prof. Vitali prosegue:

 

"Secondo questa filosofia l'Universo converge verso l'Unità Divina ordinata secondo gradi di perfezione rappresentati dai cerchi concentrici delle sfere planetarie e celesti. Nell'uomo esiste una parte divina, l'Anima, che già durante l'esistenza terrena può condurlo alla contemplazione del Bene Supremo attraverso l'esercizio delle virtù e tramite la meditazione delle diverse entità angeliche.

 

Un altro importante aspetto filosofico implicava l'idea che l'universo si riflettesse in ogni cosa esistente. L'uomo era concepito come un "piccolo mondo", un Microcosmo identico per struttura e contenuto al Macrocosmo.

I filosofi del Rinascimento, a partire da Ficino, immaginarono elaborati sistemi di corrispondenze tra gli astri del firmamento e le diverse parti dell'organismo umano.

 

Su questi presupposti avvenne la rivalutazione della magia, dell'astrologia e dell'alchimia, arte ermetica per eccellenza. Tali scienze avrebbero aiutato l'uomo a capire i segreti legami che mantengono unito l'universo e influiscono sul comportamento umano. Così le antiche divinità astrali, Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, il Sole e la Luna, tornarono a rivestire il ruolo di spiriti potenti e temibili a cui si potevano rivolgere preghiere e interrogazioni per conoscere la sorte degli uomini.

 

Attraverso la costruzione di amuleti, lo svolgimento di particolari riti e la realizzazione di specifiche operazioni, l'uomo avrebbe potuto difendersi dalla potenza degli astri, celata anche nelle pietre e nei metalli, ottenendo la facoltà di catturarla e di servirsene per un'elevazione spirituale". (Andrea Vitali, Tarocchi: Arte e Magia - preambolo all'esposizione sui tarocchi) (11)

 

Qui sarà anche il crogiuolo dove si elaboreranno i pseudo tarocchi neo-platonici detti del Mantegna che certuni attribuiscono al Lazzarelli. (12)

 

Lo sforzo di una sintesi religiosa fu infine realizzato, impregnata come dice Georges Bataille, nella  Théorie de la religion, con "la preoccupazione di fare la somma di ciò che ha rivelato possibilità religiose distinte e di fare del  contenuto, che è loro comune, il principio di una vita umana elevata all'universalità".

 

 

 

Il numero pentagonale 22 (corrispondente ai 22 Trionfi) rispetto alle 56 lame sembra costituire una piramide nel piano come vista dall'alto, di cui solo tre lati sarebbero disegnati otticamente: una piramide "intelligibile" che materializzerebbe e incarnerebbe nello spazio i 56 arcani che disegnano una piramide quadrata composta da quattro facce verticali (le 4 tetractys delle 40 carte numerali) e di una base orizzontale (i 16 onori)

 

L'insieme (56 + 22) visto sotto l'aspetto ottico forma come una losanga in qualche modo analoga alla losanga-ottogono dipinta dall'Alberti.

 

       Losanga d'Alberti

 

Questa losanga è quella disegnata dal celebre Alberti intorno al 1435, pittore rinascimentale che, oltre alla sua presenza al congresso di Ferrara-Firenze del 1438-39, si appassionò, tra gli altri, alle proporzioni e alle medietà pitagoriche, lo stesso che elaborò i piani del tempio platonico costruito per iniziativa di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1419-1468) a Rimini.

 

 
      Leon Battista Alberti, 
             1404-1472

 

Leggiamo cosa scrive Andrea Vitali a questo proposito:

 

"Il Tempio è una delle più splendide realizzazioni dell'Umanesimo italiano che l'architetto Leon Battista Alberti realizzò su incarico del Pandolfo Sigismondo Malatesta, Signore di Rimini. Questo edificio si configura più come un tempio pagano che una chiesa cristiana, assumendo l'immagine di un vero e proprio monumento neoplatonico.

 

Il Valturio stesso dichiara esplicitamente che il piano iconografico del tempio si ispirava alla filosofia, anzi ‛ai più riposti segreti della filosofia' che solo i più esperti possono penetrare.

 

Tant'è che una delle varie cappelle tratta dei Pianeti, con i simboli della civilizzazione e della teologia egiziana.

 

L'Alberti iniziò i lavori nel 1450 e questi terminarono circa dieci anni dopo, in seguito alla condanna di Sigismondo Malatesta da parte di Papa Pio II Piccolomini. Quest'ultimo era un raffinato intellettuale e uno squisito umanista, ‛ma proprio perché il Papa conosceva bene e condivideva il clima intellettuale e il sistema di valori simbolici che sono alla base dell'edificio albertiano, seppe darne una lettura ex contrario, perfidamente esatta e supremamente efficace' (Antonio Paolucci "Il Tempio Malatestiano", 2000, pagg. 9 -10), definendolo luogo di riti pagani e tempio di ‛infedeli adoratori di demoni'. Papa Pio II Piccolomini sfruttò il suo sapere per obiettivi strumentali di denigrazione politica" (13)

 

 


Il Dr. O'Neill sviluppa un'analisi parallela e convergente:

 

"Potrebbe essere utile studiare un sistema simbolico neo-platonico tacciato d'infamia risalente agli inizi del XV secolo. Il Tempio Malatestiano fu costruito da Sigismondo Pandolfo Malatesta (1419-1468).

 

Se il Tempio non si rivela utile come modello dei primi tarocchi, esso fornisce non di meno un esempio di un altro sistema simbolico neo-platonico dell'epoca.

 

L'importanza del Tempio sta nel fatto che vi sono incorporati dei simboli scaturiti da una varietà di fonti diverse messe insieme in un sistema sintetico-esoterico e spirituale.

 

Il risultato è un sistema sincretistico e simbolico che sembra possedere le stesse basi dei primi tarocchi" (14)

 

 

 

In più,  nel 1505, nella "Scuola di Atene" (15), il pittore Raffaello, offre una splendida visione della tavola pitagorica.

 

 

 

 

 

Oltre la presenza delle armoniche e della Tetractys pitagoriche, ciò che maggiormente desta l'interesse quanto al tarocco, è che Raffaello, secondo Joost-Gaugier (1998), nel dipinto della "Scuola di Atene" rappresenterebbe sotto i lineamenti di Protogene il pittore Timoteo da Urbino o Timoteo Viti, con il quale intratteneva strette relazioni amicali e professionali: era il fratello di Pier Antonio Viti, che collaborò con Boiardo presso il quale si trova il più antico riferimento letterario alle 78 carte del tarocco: 22 + 56 = 78. La "Scuola di Atene", a cui fa in riferimento in realtà Raffaello, sarebbe quella dei neo-platonici che gravitava intorno alla cerchia di Boiardo.

 

                                                                                                                                  
Protogene o Timoteo Viti (a destra)                                                   Tolomeo, Zoroastro, Raffaello e Viti

 

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   
   A destra di Zoroastro                                                       e a destra di Raffaello stesso,
sotto i lineamenti di Sodoma: 
Protogene o Timoteo Viti

 

Un ultimo indizio è dato dalla presenza del Triangolo di base 12 sulla prima pagina dell' "Almagesto" di Tolomeo nella versione di Venezia del 1515; l'opera era stata tradotta dal bizantino Giorgio Trebizond tra il marzo e il dicembre 1451 dapprima per volere di Papa Nicola V, ma a causa di discordie tra i due uomini che influì sulla qualità della traduzione, il manoscritto molto elaborato con parecchie figure disegnate a colori sarà finalmente dedicato a Papa Sisto IV dal figlio di Giorgio Trebizond, Andrea.



                                                                    Almagesto


Comparare con:

 



L'impressione iniziale qui è, poiché ci sono soltanto 12 linee sotto il nome Almagesto

 

12 + 11 + 10 + 9 + 8 + 7 + 6 + 5 + 4 + 3 + 2 + 1 = 78

 

Visto dalla sua punta rovesciato, il triangolo equilatero di base 12 si comprende come:

La prima linea: 1 punto

 

La seconda: 2 punti

 

Dunque, chiunque alla luce dell'aritmologia pitagorica, leggerà:

 

La terza linea: 3 punti

 

La dodicesima linea: 12 punti

 

Dunque:

 

1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8 + 9 + 10 + 11 + 12 = 78

 

Conclusione

 

Io spero che dopo la lettura di questo articolo, quei lettori che rimarranno scettici quanto ai rapporti numerici che uniscono pitagoricamente i numeri dei tarocchi saranno non di meno convinti che le persone che si occuparono dei tarocchi all'origine erano impregnate di tali corrispondenze.

 

A mo' di conclusione, vorrei insistere sul fatto che questi elementi di riflessione costituiscono una ricerca storica e simbolica che, al momento, non si presenta affatto come una prova storica, ma come una teoria di cui alcuni riterranno possedere un coefficiente più o meno grande di entropia, vale a dire di incertezza quanto alla sua probabilità.

 

Epilogo

 

Non di meno, la teoria d'una matrice neo-pitagorica diviene sempre più plausibile se si considera che:

1 - Boiardo era lo zio di Pico della Mirandola

2 - Il gioco detto di Sola Busca (1491)  dipende dalla struttura 78 come scrive Huck Meyer : "I Tarocchi Sola Busca possiedono definitivamente la struttura (1 + 21 + 4 X 14) = 22 + 56 = 78"

3 - Le influenze neo-platoniche specifiche della Corte d'Este.

 

      
Studio di Leonello d'Este,  un tempo
  al Palazzo di Belfiore di Ferrara,
   raffigurante la Musa Urania
(16)

 

4 - L'innegabile impronta neo-platonica dello pseudo "Tarocco detto del Mantegna" intimamente legato a Lazzarelli: le sue Muse non rinviano ai Pianeti secondo l'antica corrispondenza pitagorica, mentre le sue concezioni platoniche si radicano nel "Crater Hermetis" - e questo, a somiglianza dell' Hermete Trismegisto di Ficino.

 

Il Prof. Hanegraaff scrive nel suo articolo Sympathy or the Devil a proposito del poeta Lazzarelli. "Si sa poco riguardo all'autore. Lazzarelli era uno dei numerosi umanisti italiani minori (1450-1500) le cui opere sono accessibili soltanto allo stato di manoscritti. Sembrerebbe che abbia studiato le matematiche e l'astrologia, come pure il Greco e l'Ebraico.

 

Si racconta che Lazzarelli abbia esorcizzato degli spiriti impuri per mezzo del Segno della Croce e che ad un certo momento fu sospettato di pratiche magiche. Molto interessante è la sua relazione con la strana figura di Giovanni "Mercurio" da Correggio (?1451?) - un profeta itinerante che fece un' apparizione tanto spettacolare quanto notata a Roma la domenica delle Palme  del 1485. Questo episodio è stato raccontato in dettaglio da un anonimo il cui pseudonimo "Epistola Enoch" fu attribuito a Lazzarelli.

 

Correggio cavalcò fino al Vaticano, appollaiato su un cavallo nero, poi lasciò la città per ritornarvi indossando un vestito di lino color sangue, assiso su un asino e con una corona di spine sulla testa.

 

Correggio si presentò alla popolazione romana come servitore e figlio prediletto di Gesù di Nazareth, dandosi l'appellativo di Pimander. Questo appellativo allo stesso modo di quello che si attribuisce in più di Mercurio, li identificano come il Cristo Ermetico. Lazzarelli ha riconosciuto in Giovanni "Mercurio" da Correggio il suo "maestro" spirituale che aveva realizzato la sua rigenerazione spirituale. È in questo contesto che il "Crater Hermetis" deve essere compreso" (17)

 

Il prof. Vitali sottolinea che:

 

"Alla filosofia ermetica si ispirò il poeta Ludovico Lazzarelli (1450 - 1500), autore di un'opera illustrata con figure tratte dai cosiddetti ‛‛Tarocchi del Mantegna', il ‛De gentilium imaginibus deorum' e alle operazioni alchemiche fece riferimento anche l'anonimo autore dei ‛Tarocchi Sola Busca' (ca. 1490)".

 

Ross Sinclair Caldwell offre una bella comparazione fra la "Prima Causa" della Serie "S" dello Pseudo-Mantegna (1485?) con quella di Ludovico Lazzarelli (circa 1471) (18)

 

 

 

"Alla medesima epoca alcune immagini dei tarocchi furono modificate sulla base dei canoni della filosofia ermetica".

 

Foglio Cary: Le Stelle (19)

 

Nella carte delle Stelle, infatti, è rappresentata l'origine astrale dell'anima secondo la concezione platonica, mentre nella carta del Mondo è raffigurata quell'Anima Mundi che, secondo Ficino, rappresenterebbe l'elemento mediatore tra l'uomo e Dio" (Andrea Vitali , op. cit.)

 

  
   Anima Mundi, Museo del
Castello Sforzesco, Milano (20)

 


 
Riferimenti Bibliografici

 


1.  
Editore: Fairway Press, Ohio, 1986
2.   O'Neill, PC, 19/09/01
3.   Lettera di autorizzazione all'inclusione della Struttura Aritmologica del Tarocco  nel  Volume IV dell'Enciclopedia del Tarocco firmata da S. Kaplan a nome di U. S. Games Systems, Inc datata 2 luglio 1993 e controfirmata da me medesimo
4.   In primis pubblicata nel 1984 nel libretto di accompagnamento Le Tarot de Jacques Vieville, Editions Heron; si veda anche Tarot : Jeu et Magie, n°36,   p.67, Editions de la Bibliotheque Nationale, 1984. Si vedano anche ulteriori commenti di T. Depaulis che rimandano la datazione dal 1650 al 1637.
5.   Cfr. T. Depaulis, op. cit.   
6.   Tarot : Jeu et Magie, n. 33, pp. 63-64 ; facsimile pubblicato da Grimaud.
7.   Op. cit. n. 35, pp. 65-66; non esiste facsimile, ma l'artista Jean-Claude Flornoy, ha creato un'edizione limitata dei 22 Trionfi (http ://www.letarot.com).
8.   Op. cit. n. 34 pp. 64-65 ; facsimile pubblicato da Heron-Boechat nel 1984.
9.   Cfr. Stuart Kaplan, Encyclopedia of Tarot, volume II, pp. 310 e 312; manca il facsimile.
10.  Tarot : Jeu et Magie, n. 13,  p. 51 e bibliografia.
11.  http://www.officieldelavoyance.org/spip.php?article890
12. 
Cfr. Ricerche di «Autorbis»  in questa direzione e discussione con il Signor Murray del gruppo LTarot: http://www.geocities.com/autorbis]
13.  L'Iconographie de La Lune d'Andrea Vitali, traduzione di A. Bougearel:
 http://www.officieldelavoyance.org/spip.php?article1020
14.  R. O'Neill, The Influence of Neop/atonism on 14th and 15th Century Italy, Paragrafi 6 e seguenti: 
http://www.tarot.com/abouttarot/library/boneill/neoplatonism]
15.  1508-1511: Museo del Vaticano, Cappella Sistina, Camera della Segnatura.
16.  http://www.latribunedelart.com/
17.  http://www.esoteric.msu.edu/VolumeII/SympdevilRev.html
18.  http://www.geocities.com/anytarot/mantegnalazzarelli.html
19.  L' Iconographie de L'Etoile di Andrea Vitali, traduzione di Alain Bougearel:  http://www.officieldelavoyance.org/spip.php?article1093
20.  Il Mondo: http://www.letarot.it/page.aspx?id=133&lng=ITA

La serie completa della Struttura Aritmologica dei tarocchi si trova in:

http://www.tarot-fr.com/structure/fr/entete.htm

Altre considerazioni in:

 1. L'ordine pitagorico dei 22 Trionfi

 2. Datazioni del Tarocco Classico

Le fondamenta di questa tesi si trovano in lingua Inglese e Spagnola in:
 
 

Copyright: Alain Bougearel

(Per la biografia dell'autore, componente dell'Associazione Le Tarot, cliccare qui)