Saggi di Andrea Vitali

Saggia Pazzia, Piacevole Pazzia

L'Ordine dei Trionfi in un componimento sulla pazzia del 1607

 

                                                                          Pazzo, ben pazzo è quel che la pazzia
                                                                          pazzamente dirà - pazzo - esser pazza;
                                                                          figlia è di buon furor, non di follia
                                                                          ch'altrui fa saggia, e non impazza.

                                                                          S'impazza, impazza sol di frenesia,
                                                                          onde il saggio fra i pazzi non sollazza;
                                                                          ognun dunque dirà: Pazzia mia saggia,
                                                                          saggio è no, pazzo sì chi non t'assaggia (1)



Antonio Maria Spelta (1559-1632) fu storico, letterato e poeta, ricordato soprattutto per l'opera Historia de fatti notabili occorsi nell'universo, & in particolare del Regno de Gothi, de Lombardi, de i Duchi di Milano...dell'anno VL sino al MDIIIC. Nel qual tempo fiorirono i vescovi, che resero la Chiesa dell'antichissima, e real città di Pavia, le cui vite brevemente si narrano (Pavia, 1603). L'opera contiene le descrizioni delle entrati trionfali e degli apparati di Maria d'Austria, figlia di Carlo V, in Pavia nel 1581; del Vescovo Alessandro Sauli nel 1594; di Margherita d'Austria nel 1599; un capitolo sulle invasioni turche, una genealogia degli Imperatori e un elogio di Isabella Andreini, celebre attrice dell'epoca (2).


Il suo componimento in due parti Saggia Pazzia, Piacevole Pazzia, pubblicata a Pavia nel 1607, attirò l'attenzione di molti, specialmente gli amici dell'autore, fra cui il suo editore (3) che nella dedica al conte palatino Cesare Crospelli premessa alla prima edizione, ritenne La Saggia Pazzia "ripiena di scienza, di dottrina, di documenti morali" e La Piacevole Pazzia più che gradita per i scelti concetti e per il modo con cui i vari effetti erano stati espressi.


Giovan Battista Strambico, anch'esso poeta, dedicò all'amico il seguente sonetto:


Saggio scrittore che con sacrato ingegno
a pien puoi dimostrar quale or sia
vera di tutto il mondo la pazzia
con vago stile e con sicuro ingegno.


Non si può certamente dubitare che l'editore non fosse entusiasta dello Spelta, dato che rincarò la dose scrivendo di lui "superba pompa d'arte, altero mostro di natura, autore di gran nome e di meraviglioso stile".


Ma al di là di questi elogi, Spelta rimane uno scadente scrittore, dalla lingua impura e dallo stile involuto, tanto che il testo risulta spesse volte di difficile lettura. Per questo motivo abbiamo preferito per questa disamina affidarci alla traduzione moderna curata da Attilio Lo Monaco Aprile ai primi del Novecento.


È innegabile che sia L'Hospidale de Pazzi Incurabili (4) di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo (1586) che l'Elogio della Pazzia di Erasmo (1511) abbiano svolto una funzione ispiratrice. Dall'opera del Garzoni lo Spelta riprende il tema dell'Ospedale dove avrebbero dovuto farsi ricoverare i giocatori pazzi, mentre l'Elogio è stata saccheggiato in quanto argomentazione e concetti. Oltre a ciò è comune il principio che tutto ciò che gli uomini compiono è pazzia così come gioco di pazzia è la stessa vita. Lo Spelta, a cui va riconosciuta una più attenta analisi psicologica delle classi sociali coinvolte di quanto abbia compiuto Erasmo, è decisamente un cattolico a differenza dell'umanista olandese, che non perde occasione per attaccare la Chiesa, i suoi ordini religiosi e la loro disciplina. Il cattolicesimo dello Spelta risulta eclatante proprio nell'argomento di nostro interesse: procedendo ad elencare i Trionfi dei Tarocchi iniziando dal Mondo, giunto alla carta della Temperanza salta a piè pari sia il Papa che la Papessa (che come sappiamo la Chiesa non vedeva di buon grado inserite in un mazzo di carte) passando direttamente alla figura dell'Imperatore, per poi elencare per ultima l'Imperatrice. Appare strano che non abbia citato sia il Bagatto che il Matto, a pensare che su quest'ultimo soggetto avrebbe potuto dir molto!


Mentre nella Saggia Pazzia dominano la scena le passioni, tutte concepite come sagge manifestazioni della natura umana, nella Piacevole Pazzia l'autore indulge sulle debolezze degli uomini: troviamo così messi a nudo gli innamorati, gli ambiziosi, i cacciatori, i maghi, i negromanti, gli indovini, gli alchimisti, gli astrologi, i pedanti, i privilegiati, i savi, i giocatori ed altri ancora, su cui l'autore indaga con atteggiamenti a volte grotteschi a volte di derisione.


Questi alcuni degli argomenti trattati nelle due parti dell'Opera:


Saggia Pazzia


Origine e benemerenza della pazzia
Le mille pazzie delle donne
la pazzia rende gli uomini arditi
La pazzia è strumento di onore e di gloria
La pazzia rende gli uomini felici
Ecc.


Piacevole Pazzia


Pazzia degli astrologi
Pazzia dei maghi, negromanti, indovini
Pazzia dei giocatori
Pazzia degli amanti
Pazzia dei privilegiati
Ecc


Venendo al testo, riportiamo di seguito un passo tratto dall'Origine e benemerenze della Pazzia che apre la prima parte dell'opera dedicata alla saggia pazzia.


"...Socrate quando sospendeva le sue alte contemplazioni, non disdegnava di trastullarsi coi fanciulletti, cavalcando una canna.......Domiziano, a quanto scrive Svetonio, soleva ogni giorno stare un'ora appartato in una camera segreta, ove a niente altro attendeva che ad acchiappare mosche, che poi infilzava con uno stiletto acuminato.
Una maniera come un'altra, e una maniera spassosa di impiegare le ore di riposo è quella di ridersi delle pazzie umane, di passare in rassegna tutti i piaceri che il genere umano è solito ritrarre dalla pazzia. Niente di male in ciò! Gli antichi scrittori non lodavano forse, chi le febbri, chi le mosche, chi la vecchiezza, chi la morte? Omero non cantò la guerra dei topi contro le rane? Virgilio non lodò la zanzara? Ovidio non celebrò la pulce? E in tempi più recenti altri eletti ingegni non hanno forse celebrato la peste, la primiera (5), gli scacchi, i carciofi, il formaggio ed altre cose? Non può quindi essere motivo di scandalo celebrare la pazzia, quando si pensi che essa domina largamente le cose del mondo ed è meritevole d'encomio e di particolari applausi per i molti beni e i piaceri che apporta.
La pazzia ci governa, attenua le nostre più gravi preoccupazioni, allontana da noi i più aspri affanni, consola gli uomini, accontenta le donne, tempera le amarezza della nostra vita, inducendoci a fare centinaia di castelli in aria....
I poeti che hanno sempre avuto grande dimestichezza con la pazzia, vollero che fosse nata da Plutone, dio delle ricchezze, e dalla graziosa e piacevole dea della gioventù, nelle isole fortunate, dove non si conoscono né vecchiaia, né miseria, né affanni, dove signoreggia l'allegria, trionfano i piaceri, abbondano le consolazioni e non mancano gli spassi, dove sono viole d'ogni sorta, rose senza spine, erbe odorose, alberi carichi di frutti soavissimi, dove insomma fiorisce l'eterna primavera. La signora pazzia è dunque nobilissima, tanto per parte di padre, che per parte di madre, ed in oltre per il paese d'origine. Appena al mondo, colmò il genere umano di estrema allegrezza e, per tenerlo in continua gioia, si accompagnò subito a Venere e a Bacco, sprezzando ogni fatica e abbandonandosi ad ogni sorta di godimenti. Non vi è perciò persona che non abbia grandi benefici dalla pazzia".


Nella seconda parte del componimento, quella dedicata alla Piacevole Pazzia, troviamo la "Pazzia dei Giocatori", dove l'autore, dopo l'inevitabile condanna del gioco d'azzardo, procede con un elenco di ben sedici vizi cha dal gioco stesso promanano. Fra questi troviamo come nono il peccato contro la misericordia; il decimo è l'usura; l'undicesimo è il disprezzo della Chiesa, "dato che il giocatore non tiene conto dei suoi divieti"; il dodicesimo è lo scandalo, "perché molti si guastano, vedendo giocare gli altri"; il tredicesimo la bugia "perché spesso il giocatore, per vantarsi, dice di aver vinto, mentre ha perduto"; come quattordicesimo l'odio "perché colui che perde si accende d'odio contro chi l'ha vinto e gli ha vuotato il borsellino"; il quindicesimo è l'infedeltà, "l'inganno che si commette, numerando e computando malamente"; il sedicesimo e ultimo è la collera, "perché il giocatore si stizza, minaccia, bestemmia Dio e i Santi, qualche volta si dà dei pugni per la disperazione, si tira la barba e i capelli, sbatte la testa contro la tavola, fa altre pazzie e, giunto a casa, batte la moglie e i figli ed è bestiale con tutta la famiglia".


Prosegue poi raccontando la storia di un arciere che volle punire Dio per aver perso al gioco:


"Si legge di un certo arciere, che avendo giocato e perduto, andò in collera, caricò l'arco e scagliò una freccia verso il cielo, come se volesse vendicarsi di Dio. Ed ecco che la freccia ritornò giù tutta tinta di sangue fresco e cadde dinanzi al volto dell'arciere, il quale, vedendo quel miracolo, si pentì, contrito, e dichiarò di non voler più giocare".


Continuando nella disamina, l'autore elenca la pazzia nella speranza della vittoria, la perdita di denaro, il desiderio di rivincita, ecc, ecc. per giungere alla seguente conclusione: "Perciò non mi pare che costoro [i giocatori] siano degni di essere ammessi fra i pazzi piacevoli, quieti e contenti, dei quali intendo trattare, ma che meritino piuttosto di essere confinati coi furiosi nell'ospizio dei pazzi, per esservi custoditi e curati della loro frenesia".


Inizia a questo punto il discorso più interessante in quanto l'autore, oltre a riportare un elenco dei giochi malfamati (6), fra cui i tarocchi, stila di questi ultimi il loro ordine, simile a quello riportato dal Garzoni nella sua Piazza Universale (7), fatta eccezione per la mancanza del Papa e della Papessa per i motivi sopra espressi, del Bagatto e del Matto.


"Qui [nell'ospizio dei pazzi], a loro piacere avranno tempo di giocare alla morra, alle carte, comuni o tarocchi, ove si vedono danari, coppe, spade, bastoni, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno. Potranno specchiarsi (8) nel re, nella regina, nel cavallo, nel fante, nel mondo, nella giustizia, nell'angelo, nel sole, nella luna, nelle stelle, nel fuoco, nel diavolo - che se li porti ! - nella morte - che li levi dal mondo!, nell'impiccato, loro simbolo o ritratto, nel vecchio, nella ruota, nella fortezza, nell'amore, nel carro, nella temperanza, nell'imperatore, nell'imperatrice, potranno, se lo vorranno, mutar cibo, prender le carte fine, con i cuori, con i fiori, con le picche. In questi giochi infami, vogliono passare il tempo questi mal consigliati, ora in pubblico ora in segreto, giuocando a trionfetti, a trappola, alla bassetta, a cricca, al trenta e quaranta, al trentuno, al banco fallito, a chiamare, a primiera, a salondrone, alla carta del mercante, a dar cartaccia, e ad altri giochi di cui scrivono quelli che trattano di tale arte".


Ordine dei Trionfi citati:


Mondo
Giustizia
Angelo
Sole
Luna
Stelle
Fuoco
Diavolo
Morte
Impiccato
Vecchio
Ruota
Fortezza
Amore
Carro
Temperanza
Papa                            (assente)
Papessa                      (assente)
Imperatore
Imperatrice
Bagatto                      (assente)
Matto                          (assente)


Lo Spelta riporta poi due exempla di dannati all'inferno a causa di questo vizio, motivandone l' inserimento con le parole "poiché gli esempi giovano molto, non tacciamo quanto dovrebbe spaventarli e allontanarli dal gioco". Di questi riportiamo il secondo in quanto rappresentativo dell'attributo di Perditorum raptor attribuito al Diavolo, come troviamo nella carta omonima del Tarocco Leber del XVI secolo. Interessante notare il duplice aspetto di Plutone: nella carta Leber, in quanto Dio degli Inferi, rapitore di anime dannate, e in quest'opera "padre della pazzia", quale dio delle ricchezze (9).


«Si legge ancora che in Colonia fu un tale che era tutto dedito al gioco, specialmente a quello dei dadi, di modo che giorno e notte non faceva altro che giocare. Quando andava attorno, aveva sempre una borsa di danaro, e quando incontrava qualcuno, lo invitava al gioco, nel quale era fortunatissimo. Ascoltate di grazia. Una notte il diavolo, andò in casa di costui in forma di giocatore e baro, con un sacchetto di scudi sotto l'ascella. Postosi a sedere, mise sulla tavola denari in quantità, e faceva il liberale o lo splendido. Piglia i dadi, tira, vince, tira, fa punto buono, guadagna; né mai una buona mano vide colui che voleva vincere gli altri, perché fu vinto e perdette quanti denari aveva, con quello che in astuzia non la cedeva ad alcuna creatura. Montato in collera, disse il bravo, o, per meglio dire il giocatore: "Saresti mai il diavolo?" "Basta, basta!" rispose il diavolo "Suona il mattutino: bisogna andare, fratello". E ghermitolo con impeto, lo portò sui tetti e lo trascinò in modo tale che il disgraziato lasciò le budella sulle tegole. Che cosa ne accadesse del corpo non si sa, ne mai si è potuto conoscere dove il diavolo lo gettasse. La mattina seguente vennero trovati gli intestini nella casa e vennero sepolti nel cimitero. Sarete dunque veramente pazzi, se non vi proporrete di lasciare questa mala pratica tanto nociva alla vostra casa e a voi stessi, poiché per il gioco perderete l'anima, il corpo, la roba».


Note


1 - Sonetto d'apertura de Il Follettobizzarro, con sottotitolo "Dalla rocca Incantata di Circe maga furiosa ai signori protomastri e arcisavii", primo argomento della Follia Piacevole.
2 - Oltre ad essere attrice, fu poetessa e scrittrice. Insieme al marito Francesco Andreini, recitò nella Compagnia dei Comici Gelosi che nel 1589 fu invitata a rappresentare La Pazzia di Isabella a Firenze, in occasione del matrimonio fra Cristina d'Aragona e Ferdinando I de' Medici.
3 - Ottavio Bordoni.
4 - Disamina di quest'opera al link /L'-Hospidale-de'-Pazzi-Incurabili_pag_pg109_ita.aspx
5 - L'autore fa qui riferimento al componimento del Berni Capitolo del Gioco della Primiera (1526). Si veda al riguardo il saggio I Tarocchi in Letteratura I. 
6 - Fra questi anche il gioco dei Trionfetti a cui abbiamo dedicato uno specifico articolo.
- Salvo qualche omissione, l'elenco riprende pedissequamente quello citato dal Garzoni. Si veda in proposito il saggio Trionfi, Trionfini, Trionfetti.
8 - L'utilizzo del verbo "specchiarsi" era stato utilizzato con riferimento ai Trionfi del Petrarca dal Burchiello in un suo sonetto. Si veda il saggio I Tarocchi in Letteratura I.
9 - La carta Leber del Diavolo è stata riportata nel saggio iconologico relativo a questo Trionfo. 

Copyright Andrea Vitali