Saggi di Andrea Vitali

Trionfi al rogo nel falò delle vanità

Girolamo Savonarola e Piagnoni nella Firenze del 1497

 

Abbiamo visto in nostri saggi precedenti (1) che il Ludus Triumphorum, per il suo carattere ingegnoso, venne sostanzialmente tollerato dalle autorità civili nel corso del XV secolo. Solo ad Assisi, che sottostava ad un potere religioso, troviamo nel 1470 una sua esplicita condanna (2). Cinque anni più tardi il Beato Pacifico da Novara lo inserì fra gli oggetti il cui utilizzo induceva a peccato mortale (3), mentre a Padova il predicatore leccese Roberto Caracciolo lo aveva condannato in un suo sermone nel 1455 (4). 


Abbiamo desunto un’ ulteriore documentazione in tal senso dalla biografia del Savonarola scritta dal domenicano Pacifico Burlamacchi (1465/1466-1519) suo apologista. La Vita del P. F. Girolamo Savonarola, venne pubblicata per la prima volta dal Mansi nel 1761 e successivamente nel 1764 dal padre Di Poggio.

 

Prima il Ranke nel 1877 e in seguito il Villari nel 1890 misero in dubbio l’autenticità della biografia come riportata nei testi a stampa, in quanto vi si trovavano riferimenti a persone e a fatti successi dopo la morte dell’autore. Il Villari trovò in seguito una vita latina del Savonarola (5) che, a suo avviso, sarebbe stata la fonte del Burlamacchi.

 

Alle critiche del Ranke e del Villari rispose lo Schnitzer (6) dimostrando: “1. che l'edizione a stampa della vita del Savonarola ebbe varie aggiunte posteriori per opera di fra Vincenzo di Bernardo, di fra Timoteo Ricci, e in modo speciale di fra Timoteo Bottonio perugino; 2. che il testo primitivo non ci è pervenuto; 3. che la vita latina è l'originale della traduzione, non del testo primitivo, testo che fu scritto in volgare tra il 1512 e il 1518 da un domenicano. Questi non è altro che il Burlamacchi” (7).

 

Tale biografia risulta di grande interesse perché fra gli oggetti che furono bruciati nel falò vengono menzionati oltre alle carte e ai dadi, anche i trionfi. Ciò attesta che alla fine del XV secolo il gioco con questi ultimi era ancora chiamato Ludus Triumphorum, e che tale nome mutò nell’arco di pochi anni in Ludus Tarochorum, dato che nel 1505 troviamo a Ferrara il primo documento conosciuto dove quel gioco venne chiamato con il termine Tarochi (8).

 

Il Falò delle Vanità ebbe luogo a Firenze il martedì grasso di carnevale 7 febbraio 1497, quando, dopo la cacciata dei Medici, Girolamo Savonarola (1468-1482) e i suoi seguaci (detti Piagnoni, cioè bigotti), bruciarono migliaia di oggetti ritenuti peccaminosi in Piazza della Signoria. Un vero disastro, poiché vennero distrutte testimonianze straordinarie di vita quotidiana fiorentina oltre ad opere artistiche di immenso valore, fra cui dipinti del Botticelli gettati nel fuoco dallo stesso, altre opere pittoriche, codici contenenti scritti del Petrarca e del Boccaccio, etc. Ciò testimonia la grande sudditanza che il Savonarola era riuscito ad ottenere ottenebrando anche le più eccelse menti.

 

Così il Vasari si espresse su quell’accadimento:

 

“Avvenne che  continovando fra Ieronimo le sue predicazioni, e gridando ogni giorno in pergamo che le pitture lascive e le musiche e i libri amorosi spesso inducono gli animi a cose mal fatte, fu persuaso che non era bene tenere in casa, dove son fanciulle, figure dipinte d'uomini e donne ignude; per il che riscaldati i popoli dal dir suo, il carnovale seguente, che era costume della città far sopra le piazze alcuni capannucci di stipa ed altre legne, e la sera del martedì per antico costume ardere queste con balli amorosi, dove presi per mano un uomo ed una donna giravano cantando intorno certe ballate, fe' sì fra Ieronimo, che quel giorno si condusse a quel luogo tante pitture e sculture ignude, molte di mano di maestri eccellenti, e parimente libri, liuti, e canzonieri, che fu danno grandissimo, ma in particolare della pittura; dove Baccio portò tutto lo studio de' disegni che egli aveva fatto degl' ignudi, e lo imitò anche Lorenzo di Credi e molti altri che avevan nome di piagnoni" (9).

 

Il passo della biografia del Savonarola scritta dal Burlamacchi riguardante l’argomento di nostro interesse si trova nella descrizione del falò “Cone [Come] fece ardere tutte le vanità”, esposizione che riportiamo per intero fino al momento del rogo ritenendo tale misfatto degno di commiserazione. Quando un mercante veneto, presente quel giorno, comprese che si sarebbe dato fuoco a un tale patrimonio d’arte, si offrì di comprare alcuni dipinti e sculture per 20.000 scudi. In tutta risposta fu realizzato un suo ritratto a grandezza naturale che venne poi posto in cima alla pira per essere bruciato. Quel mercante venne conseguentemente additato come il “Principe di tutte le Vanità”.

“L'anno seguente 1497. venendo il Carnovale ordinò il P. [il Savonarola che era Padre Francescano] che si facesse una bellissima processione piena di misterj a ore 21. del giorno; e fece fabricar su la piazza de' Signori un gran capannuccio, dove erano raccolte tutte le vanità e cose lascive, che i fanciulli avevano raccolte da tutte le parti della Città; la forma del quale era questa. Presero i legnajuoli un albero, e lo rizzorno in mezzo della piazza, alto da terra trenta braccia, in cima del quale conficcorno di molte travi intorno, le quali come da un centro partendosi, e decrescendo verso la terra in forma di Piramide, o Padiglione, occuporno 120. braccia di larghezza, sopra le quali dall' ultimo piedi insino alla cima dell’albero avevano fatto quindici gradi, sopra i quali nel vacuo intorno al fusto dell'albero era tutto pieno di scope e fascine, ed altri legni aridi, con molta polvere da bombarde. Aveva quella machina otto faccie in ritondo, e ciascheduna aveva i suoi quindici gradi sopra i quali erano poste ed accomodate tutte le vanità, e lascivie sopradette variamente distanti con mirabile artificio. Nel primo grado erano panni forestieri pretiosissimi, ma pieni di figure impudiche, sopra i quali nel secondo grado era un numero grande di figure, e ritratti di bellissime donne Fiorentine & altre per mano di eccellentissimi artefici pittori e scultori. In un altro grado erano tavolieri, carte, tavole da stamparle, dadi, e trionfi. In un altro libri di musica, arpe, liuti, chitarre, buonaccordi, gravicembali, pive, cornette, ed altri instrumenti simili. In un altro le vanità delle donne, capelli morti, veliere, ampolle, alberelli, specchi, profumi, polvere di Cipri, capelliere, & altre lascivie. In un altro libri di poeti latini e volgari pieni di lascivia Morganti, & altri libri di battaglia, Boccacci, Petrarchi, e simili. In un altro maschere, barbe, livree, & altri instrumenti carnovaleschi. Vi erano di molte cose di gran prezzo, come pitture e scolture nobilissime, scacchieri d'avorio e di alabastro, in modo che un Mercante Veneziano ne offerse alla Signoria ventimila scudi; del che riportò quello premio, che fu ritratto al naturale, e posto in cima a quell' edifizio sopra una sieda come principe di tutte quelle vanità. Era anco nella medesima cima una figura di Carnevale tanto deforme, e mostruosa, che sarebbe difficile ad immaginarsela. Fornita dunque quella superbissima machina, la mattina del Carnevale molte migliaja di persone per le mani del P. si communicorno, cantandosi tanti salmi & inni, che pareva gli Angeli esser venuti ad abitare in terra con gli uomini. Cantò il P. una solennissima Messa, e data a tutti la benedizione andorno a casa, e dopo desinare cominciò una bellissima processìone per la Città, nella quale portavano i fanciulli un devotissimo Bambino pieno di splendore, ritto sopra una basa d'oro, che con la destra dava la benedizione, e con la sinistra mostrava la corona di spine, i chiodi, e la croce, & era di bellezza stupenda, essendo opera di Donatello rarissimo scultore. Questo era portato da quattro Angeli bellissimi sopra un altare portatile ricchissimo, & adorno mirabilmente, e dodici fanciulli portavano un bellissimo baldacchino. sopra di esso. D’intorno erano altri fanciulli, che cantavano salmi, & inni con dolcissimà melodia. Et innanzi andavano tutti gli altri fanciulli a due a due ordinatamente. Doppo venivano i custodi con i loro ufficiali, e limosinieri, che portavano vasi d'argento per ricever limosine per i poveri di S. Martino, i quali più in quel giorno accattorno, che non facevano per l'ordinario in tutto l'anno. Dietro a loro venivano gli uomini con le Crocette rosse in mano, e finalmente le fanciulle con tutte l'altre donne. Con quell'ordine si condussero alla Chiesa Catedrale, dove cantate bellissime laudi, tutto il popolo offerse alla Regina del Cielo la Città di Firenze, offerendo poi gran quantità di danari agli offiziali di S. Martino, dipoi vennero alla piazza de’ Signori, dove la metà de fanciulli fu accomodata su la ringhiera, l'altra metà della processione dentro alla loggia che è in piazza. E quivi cantorno una faceta invettiva di nuovo composta contra Carnevale. Di poi i quattro Custodi con un torchio acceso dettono fuoco al Capannuccio con tanta festa, e letizia di tutto il populo, che era uno stupore, sonando insieme le campane del Palazzo, e le trombe, & i piffari, e cornette della Signorìa, tal che ogni cosa in quel punto si vedea esultare e far festa. Così ascendendo le fiamme al Cielo, tutte le vanità restorno dal fuoco consunte” (10).

 

Note

 
1 - Il Gioco delle Carte e l’Azzardo e San Bernardino e le Carte da Gioco.
2 - Si veda al saggio Trionfi permessi - Trionfi Proibiti.
3 - Si veda al saggio Il Gioco delle Carte e l’Azzardo il titolo “Interrogationi de’ Mercanti” in Addenda.
4 - Si veda al saggio Laudabiles et Vituperabiles.
5 - Biblioteca Nazionale, Firenze, codice J-VII-28.
6 - Il Burlamacchi e la sua "Vita del Savonarola, in “Archivio Storico Italiano", XXVIII, 1901, dispensa 4.
7 - Innocenzo Taurisano (a cura di): Voce Burlamacchi in “Treccani.it”, Enciclopedia Italiana (1930).
8 - Il primo documento conosciuto in cui appare il termine Tarochi in riferimento al gioco, è un registro di conti della corte estense relativo al secondo semestre 1505, in una annotazione datata  al 30 giugno. Ricompare poi una seconda volta nello stesso registro al 26 dicembre. Si veda al saggio Dell’Etimo Tarocco.
- Delle Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori scritte da Giorgio Vasari, Firenze, 1822, pag. 82.
10 - Vita del P. F. Girolamo Savonarola dell’Ordine dei Predicatori scritta dal P. F. Pacifico Burlamacchi Lucchese dello stesso Ordine e familiare del medesimo, Lucca, Jacopo Giusti, 1764, pagg. 113-114.


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