Saggi di Andrea Vitali

Tarocchi in mostra a Milano nel 1872

I Tarocchi Visconti di Modrone e Brambilla oltre a un sonetto sul Bagatto

 

Nel volume di Carlo Morbio Francia e Italia (1) troviamo le informazioni su una grande mostra che l’Accademia di Brera presentò al pubblico nel 1872, composta da dipinti di scuola milanese, ceramiche, sculture, miniature e tanto altro ancora. Si trattò di esposizione che ebbe vasta eco europea tanto che, come scrive l’autore, “ne parlarono diffusamente i giornali Milanesi e Stranieri” (2).

 

Poiché al Morbio interessavano in special modo le miniature, dopo aver descritto le tante opere presenti, con nostra sorpresa viene ad illustrare una sezione della mostra che presentava carte antiche di tarocchi, probabilmente la prima mostra in senso assoluto in cui i tarocchi vennero presentati al pubblico. 

 

Nella sala dedicata ai Tarocchi, vengono indicati i due proprietari che prestarono i mazzi esposti, cioè il Duca Uberto Visconti e il Cavaliere G. B. Brambilla.

 

Ma veniamo alla descrizione di detti mazzi attraverso lo scritto del Morbio:

 

“Duca Uberto Visconti, e Cavaliere G. B. Brambilla. A questi Signori spettano le carte da Tarocco, miniate da Marziano da Tortona, pel giovane Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, che sarebbero invero annoverate fra le più splendide gemme dell'Esposizione, se non fossero state quasi tutte deturpate da ignorante restauratore, come vedremo. In altro mio Lavoro, cioè nelle Opere Storico Numismatiche (Bologna. Romagnoli, 1870), parlai a lungo delle Carte da giuoco; della loro origine ed etimologia; de' principali mazzi di Carte conosciute, ecc.; e venendo al particolare delle accennate, notammo, che il Decembrio, nella Vita di quel Duca, scrisse, che Marziano da Tortona ebbe in premio del suo Lavoro, la somma ingente, per que' tempi, di 1500 fiorini d'oro. Poco tempo dopo, cioè nell'anno 1484, fioriva in Lombardia il pittore Antonio da Cicognara, che, secondo il Cronista Bordigallo, con sottile magistero miniò un magnifico mazzo di Carte da Tarocco, pel Cardinale Sforza, e per le Sue Sorelle, monache Agostiniane, a Cremona. Questo Cicognara miniò anche i bellissimi Corali della Cattedrale di quella città”.

 

A queste indicazioni, il Morbio fa seguire alcune informazioni sull’origine delle carte da gioco e sui tarocchi, riprese dalla sua opera riportata nel testo oltre ad un meraviglioso sonetto, di cui cela l’autore, incentrato sui tarocchi, presentato come segue: “Non mancarono begli spiriti, che raccontarono la storia di Bagatto, facendo entrare nelle diverse avventure di lui il papa, l’imperatore, il diavolo e tutte le figure dei tarocchi. Mi basterà citare un sonetto, in cui molto bellamente sono nominati tutti i Tarocchi, propriamente detti, cioè dall'I al 21, sebbene non in ordine” (3):

 

   Dal di, che nacque Amor parve pel mondo
Giunta l'ora final del gran Giudizio,
Perdette il sole il suo splendor giocondo,
Luna e stelle cessar dal loro uffizio.

 

   Le case rovinàr da cima a fondo
Dal diavol stesso poste a precipizio,
E temperanza in atto furibondo
Diè morte a sua virtù, cangiata in vizio.

 

   Fu appeso a forza di calunnia a un legno (1)
Per mala sua fortuna un eremita,
E la giustizia ebbe il trionfo a sdegno.

 

   Un Papa, oh! giorno critico e infelice!
Ad un Imperator tolse la vita
Per far Papessa poi l'Imperatrice.

 

                                  E tutto ciò si dice
Da un vecchio ciabattin detto Bagatto,
Ma chi gli crede, affè ch'egli è un gran matto.

 

(1) Il Carro

 

Dopo questa parentesi letteraria, il Morbio continua la descrizione di quanto osservato in mostra, illustrando le carte appartenenti al Duca Uberto Visconti (4).

 

“Disposte in modesta e lugubre cornice nera, con chiovi dorati, appunto come nelle lapidi mortuarie, 67, (e non 77, come dice il Catalogo nella 1.a edizione; errore, che venne corretto dopo), sono le Carte appartenenti al Duca Uberto Visconti, delle quali, 28 figurate sopra fondo d'oro, o d'argento, in parte rinnovato di fresco, in tono però troppo lucente. Rimarchevoli sono: il Giudizio Universale, colla leggenda, Surgite ad Judicium; una figura, armata di spada, ed avente ai piedi una donna con manto azzurro, portante la leggenda: Halmente (?); quella allusiva al matrimonio del giovane Duca, colla già matura Beatrice Tenda. Amore, cogli occhi bendati, scocca dall'alto due dardi infuocati sugli sposi, che presso al talamo si stringono la destra; né il pittore vi dimenticò il cane, simbolo di quella fedeltà, che fu ben presto dimenticata dall'ingrato ed incostante Duca; figura, con sottoposto paesaggio, cavaliere, e fiume con barca; l'Imperatore; il cavallo della morte. È questa la miglior parte del mazzo (5).

 

Dall'alto al basso e dalla sinistra a destra le carte sopra descritte dal Morbio: Il Giudizio, La Regina di Spade, L'Amore (Gli Amanti), Il Mondo, L'Imperatore, La Morte (6).

 

 

             Giudizio            Regina di Spade                                             

                                                                                                                                                                 

 

             Amanti            Il Mondo

 

 

            Imperatore             Morte

 

 

Di seguito passò alla descrizione delle carte di proprietà del Cavalier Brambilla (7), di cui lamentò il disdicevole restauro che aveva de facto cancellato alcune scritte presenti nelle carte, per imperizia del restauratore che non aveva saputo decifrare o riprodurre al meglio le scritte originali. Un restauro che venne deplorato persino da un dotto giornalista esperto d’arte. Conoscendone il valore artistico, le carte vennero esposte in cornice di tartaruga e bronzo con ‘pompose iscrizioni’ in lettere capitali:

 

“Altre Carte, lavorate dallo stesso artefice pel Duca Filippo Maria Visconti, vennero esposte dal sig. Brambilla. Sono di minor pregio ed importanza delle descritte. Esse sommano a 48, delle quali nove soltanto figurate; fra le migliori notammo: la Fortuna; L’ Imperatore, ecc. Le Carte Brambilla sono disposte con certo sfarzo, in cornice di tartaruga e bronzo (Boule), e con pomposa iscrizione, in lettere capitali, e sfoggio di talchi luccicanti, rossi, verdi, ecc., insomma di tutti i colori dell'Iride. Le monete sono rappresentate dagli stessi fiorini d'oro, come nelle altre del Duca Visconti, ma egualmente ingranditi. I cartelli, che svolazzano attorno ai pali, alle merci, ecc., dovevano contenere certamente Leggende, od Imprese, come se ne vedono in alcune Carte, per esempio, in quella col: Phote mante (?) - A bon droit. Questa leggenda vedesi anche sul berretto del Duca Filippo Maria Visconti. In altra Carta pure: A bon droit. In altre Carte, ma principalmente in quella colla Biscia Viscontea, ed i nodi, troppo chiaramente è dato di travedere leggende, cancellate dall'imperito restauratore, il quale non sapendole né decifrare, né esattamente riprodurre, le cancellò di botto, oppure le trascrisse sbagliate. Alcune infatti di quelle leggende, non hanno significato alcuno, e perciò dovettero essere contrassegnate con ?. Tutte poi queste Carte indistintamente si presentano nella goffa forma concava delle tegole. Un dotto Giornalista Milanese, nel resoconto dell'Esposizione dell’Arte Antica, deplorandone i pessimi restauri, trova, che in queste figurine di Marziano da Tortona: «Arieggia il fare di Benozzo Gozzoli; e che vi spira un po'di quell' aura serena, che fa lieti agli Angioli, le pieghe di frate Angelico da Fiesole.... Che hanno il sapore del celebre Troso de' Zavattari, che dipingeva la cappella di Teodolinda nella Cattedrale di Monza; e di cui non si apprezza abbastanza la soavità elegantissima delle movenze, e la rara potenza d'espressione» (8).

 

Di seguito alcuni Tarocchi Brambilla descritti dal Morbio. Dall'alto al basso e da sinistra a destra del lettore si vedono: La Ruota di Fortuna, L'Imperatore, Il Sette di Denari e l'Asso di Bastoni con la scritta A bon droyt (Per giusto diritto) (9).

 

 

         Ruota           Imperator

 

 

        Sette di Denari             Asso di Bastoni

 

 

Note

 

1 - Carlo Morbio, Francia ed Italia, ossia i manoscritti francesi nelle nostre biblioteche, Milano, Tipografia del R. Stabilimento Ricordi, 1873

2 - Ibidem, p. 225.

- Carlo Morbio, op. cit., p. 232

4 - Ivi, pp. 232-233

5 - Si tratta dei tarocchi conosciuti come mazzo Visconti di Modrone, presente presso la Biblioteca della Yale University. Le carte furono esportate probabilmente durante l’ultima guerra mondiale o poco dopo. Alcuni documenti della Soprintendenza parlano di una vertenza tra lo Stato e i Visconti che fu chiusa con una offerta ‘di profilo patrimoniale’ (lettera dell’Avvocatura dello Stato al Ministro e p.c. alla Soprintendenza del 19 agosto 1950, prot. 860). Nel 1947 furono acquistate da B. Cary Jr. che in seguito le offrì alla Biblioteca di Yale. Si cfr: Il mazzo Visconti di Modrone, in “Sandrina Bandera (a cura), Brera. I Tarocchi. Il caso e la fortuna. Bonifacio Bembo e la cultura cortese tardogotica”, catalogo della mostra allestita nel 1999 presso l’Accademia di Brera, p. 52. Il mazzo, incompleto, è attualmente composto da sessantasette carte: 11 Trionfi (Arcani Maggiori); 17 carte figurate e 39 carte numerali.

6 - Riproduzione delle carte da fac-simile prodotto dalla U.S.Game System nel 1984. Le carte sono state leggermente da noi schiarite per mettere meglio in evidenza i particolari.

7 - Acquistate dal Brambilla a Venezia intorno all’anno 1900, le 48 carte che compongono il mazzo, la cui attribuzione a Bonifacio Bembo non è pienamente condivisa dagli storici dell’arte, furono acquistate dallo Stato Italiano nel 1971 e assegnate all’Accademia di Brera. 

8 - Carlo Morbio, op. cit., pp. 233 - 234.

9 - Riproduzione delle carte dal catalogo di cui alla nota 6. Anche in questo caso da noi leggermente schiarite per evidenziare i particolari.

 

Copyright 2017 Andrea Vitali