Saggi di Andrea Vitali

Taroch: latino volgarizzato

La "Zanitonella" del Folengo e il volgare toscano

 

Di Teofilo Folengo, che il De Sanctis considerò uno dei grandi della nostra storia letteraria, oltre al Baldus furono pubblicate tre Maccheronee: la Zanitonella, la Moscheide e il Libellus epistolarum et epigrammatum. Fra queste, la prima merita grande attenzione in quanto, oltre a riportare il termine "Taroch" in riferimento al gioco, si collega per l'argomento al componimento Dialogo de Italia, di cui abbiamo altrove compiuto disamina, riguardante la situazione politica della nostra penisola nel Rinascimento.


La Zanitonella apparve in quattro stesure in altrettanti tempi diversi: nel 1517 (detta redazione Paganini), in forma completa nel 1521 (redazione Toscolanense), nel 1535 (redazione Cipadense) e infine nell'edizione postuma del 1552 (redazione Vigaso Cocaio).


Nell'edizione detta Toscolanense (da Toscolano sul Garda, luogo di stampa) apparsa nel gennaio del 1521, che riuniva sotto il titolo di Opus Merlini Cocaii Poetae Mantuani Macaronicorum, oltre al Baldus le tre opere su indicate, la stesura della Zanitonella apparve più ampia e diversa rispetto alla precedente. Se il modello formale del componimento, il cui titolo si deve alla fusione dei nomi Zanina e Tonellus (i due protagonisti dell'opera), risulta di stampo tipicamente classico, il materiale onomastico è tratto dal mondo rusticano e dialettale che si rivela già attraverso i nomi dei protagonisti: Tonellus (Toni, Tonio, Tonino) e Zan(n)ina, (Suan(n)ina), rappresentativi della figura dei rustici in numerose opere letterarie del tempo (1).

La tematica amorosa del componimento - diviso in tredici sonetti, sette egloghe e uno strambotto (quae constat ex tredecim sonolegiis, septem ecclogis et una strambottolegia) - si evince fin dal frontespizio: "Zanitonella, quae de amore Tonelli erga Zaninam tractat", cioè "La Zanitonella, che tratta dell'amore di Tonello verso Zanina".


Il passo di nostro interesse in cui viene citato il gioco dei tarocchi si trova nelle Prima Egloga, composta in strofe saffiche minori, nella quale è contenuta una "Prophetia de Federico Marchionne Gonzagiaco", cioè una profezia sul marchese Federico Gonzaga (2).  Gli interlocutori sono Tonello, Filippo e Pedrale (Tonellus, Philippus et Pedralus interlocutores).


L'argomento dell'egloga si dipana da una situazione di carattere bucolico ad un dialogo in cui viene affrontato un tema storico d'attualità, cioè il diverso destino di Brescia e di Mantova, la prima coinvolta in disastri e saccheggi, la seconda vivente in pace grazie all'azione diplomatica dei Gonzaga, le cui lodi, soprattutto verso il marchese Federico, ricorrono nell'intera opera folenghiana.


Durante il dialogo fra i tre pastori, Tonello rivolgendosi all'amico Pedrale, così loda la situazione mantovana:


Tonellus

Mantua est cunctis melior citadis,                                165
Mantuae gens est bona, liberalis,
Mantuam semper squarquarare sentis,
                                         barba Pedrale.
Ista primaros generat poëtas,
excitat pronos iuvenes ad arma,                                  170
ricca frumento, pegoris, olivis,
                                        pisci bus, uvis.
Semper in ballis godit et moreschis,
hic strepunt pivae, cifoli, canelli,
hicve zamporgnae, pifari, rubebae,                            175
                                         hic cagacimbay.
Non ibi proles gibilina, plus quam
ghelpha guardatur, sed amant vicissim,
prandeunt, cenant, caciant, osellant,
                                        carmina dicunt.                       180
Non ibi cartae, tavolerus atque,
non ibi taroch, crica, sbarainus,
cum quibus ludis iuvenes sedendo
                                         corpora guastant;
ut super montem male barca possat,                         185
ut natat currus pelagi per undas,
hoc idem parent iuvenes sedentes
                                         ludere cartis.
Mantuae ludunt cugolis rotundis,
quas vocat Bressae populus borellas,                         190
quando per ferri spacium balotta
                                         itque reditque;
sgonfias ballas veluti vesiga
sole sub caldo scanulis balanzant:
hic batit - signat caciam sed alter -,                           195
                                         ille rebattit.
Giostrulae, scrimae, caciae, palestrae
sunt iuventutis bona Mantuanae,
Brixiae nec non, sibi quam sorellam
                                        Mantua fecit.                             200



Tonello


Mantova è migliore di tutte le città, la gente di Mantova è buona, liberale, tu senti sempre che Mantova gode, zio Pedrale. (1)


Essa genera poeti primari, sprona alle armi i giovani ben disposti, è ricca di frumento, pecore, ulivi, pesci, uve.


Essa gode sempre in balli e moresche (2), qui risuonano le pive, gli zufoli, le siringhe (3), o qui zampogne, pifferi, ribeche (4), qui clavicembali.


Qui non si bada alla genìa ghibellina più che alla guelfa, ma si amano reciprocamente, fanno pranzi, cene praticano la caccia e l'uccellagione, recitano poesie.


Ivi non carte, non tavoli da gioco, ivi non tarocchi, cricca o sbaraglino (5), giochi coi quali i giovani, stando a sedere, si rovinano il fisico;


come sta male una barca poggiata sopra un monte, o un carro che nuota per le onde del mare, lo stesso sembrano i giovani che stanno seduti a giocare a carte.


A Mantova giocano a bocce, che la gente di Brescia chiama borelle, quando la pallina entro uno spazio di ferro (6), va e viene;


sotto il caldo sole lanciano con delle mazze (7) palle sgonfie come vesciche, questo batte - ma l'altro segna la caccia (8) -, quello ribatte.


Giostre, giochi di scherma, cacce, esercizi ginnici, sono i pregi della gioventù mantovana, nonché di Brescia, che Mantova si fece sorella. (3

(1) Pedrale è il nome del compagno al quale Tonello si rivolge. Il termine barba, che troviamo nel testo originale, valeva come zio, ma era utilizzato anche in senso generico quale titolo attribuito a persona di riguardo.
(2) La moresca era un tipo di danza di provenienza araba assai in voga nel Rinascimento
(3) Cannuli sta per siringhe, cioè strumenti ad ancia realizzati con canne.
(4) Le ribeche erano antichi strumenti a corda, antenati del nostro violino.
(5) Il Folengo, nel Baldus indica lo Sbaraglino come un particolare gioco fatto con i dadi.
(6) Con spazio di ferro si intendeva il terreno di gioco delimitato da sbarre di ferro.
(7) Gli scannelli erano un particolare tipo di mazze.
(8) Nel linguaggio tecnico di questo gioco, era chiamata caccia il punto di ballottaggio, che si segnava attraverso regole complesse e che determinava le sorti della partita.


Abbiamo visto nella nostra disamina del testo Dialogo de Italia di Francesco Vigilio (4), mantovano, che il termine "Taroch" venne considerato avere un'origine barbarica, senza alcuna derivazione latina "nulla latina ratione". Nelle "Note sulla grafia" dei testi folenghiani, il Zaggia lo considera un vocabolo latino volgarizzato. Trattando della funzione diacritica, cioè dei segni supplementari per precisare particolarità di pronuncia non rese dai segni consueti, riguardo la lettera h, scrive "Secondo la norma della grafia italiana di base toscana, l'h serve ad indicare il suono velare di c e di g davanti a vocale palatale: e quest'uso è regolarmente riconoscibile anche nel macaronico folenghiano, particolarmente per voci di diffusione toscana e letteraria come nocchia, nocchierus, pecchia, ecc. (si noti inoltre la c geminata, sempre dell'uso toscano e letterario); ancora per il valore velare di ch, si può ricordare trincher (dal tedesco), o, in fine, taroch (a Zan T 182, Zan. C 224) o tach tich toch...." (5). Si fa qui riferimento all'ambito linguistico esclusivamente volgare come esprime la Normula macaronica de sillabis premessa all'edizione Toscolana "Quaelibet vocabula vulgariter latinizzata scribi debent in forma vulgari", cioè "In quale modo i vocaboli volgarmente latinizzati debbono essere scritti in forma volgare".

Note


1 - Cfr: Massimo Zaggia (a cura di), Teofilo Folengo. Maccheronee Minori, Einaudi, Torino, 1987, pag. 50. 
2 - Nelle Laudes Merlini della redazione Toscolanense, Merlin Cocai è presentato come appartenente ad un leggendario passato e provvisto di virtù profetiche. 
3 - Per la traduzione abbiamo attinto a quella fornita da Massimo Zaggia (a cura di), op. cit., che abbiamo in alcune parti modificata, aggiungendo nel contempo diverse note.
4 - Si legga al riguardo il saggio Taroch: nulla latina ratione
5 - Massimo Zaggia (a cura di), op. cit., pag. 619. 

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