Saggi di Andrea Vitali

Castel del Monte

Il numero otto e la mistica cristiana

 

Un’interpretazione sulla sua finalità d’uso, da sempre circondata da un alone di mistero, ha riportato Castel del Monte alla sua reale dimensione.


Trovare misteri dove non esistono sembra oramai diventata una prassi comune ai nostri giorni. Probabilmente in una società tecnologica come la nostra, il bisogno di fantasticare per trovare il “meraviglioso” a tutti i costi svolge una propria funzione, che è quella del ritorno alle origini. In questo senso la costruzione di Castel del Monte non cela nulla di esoterico e la sua finalità d’uso su cui gli storici dibattono da sempre, appare di facile comprensione. Basta osservarlo alla luce della “vera storia”
(figura 1 - figura 2).

 
Esoterismo ed  Essoterismo

È stato così anche per i tarocchi e lo è ancora quando si attribuisce ad essi un’origine esoterica. La loro presunta provenienza dall’antico Egitto, crollata di fronte ai documenti tardo medievali che li attestano come creazione dell’ingegno umanistico di quel periodo, sembra non avere scalfito i sostenitori di quella credenza. Appare difficile pensare che di fronte ai documenti della storia si possa continuare a pensare in modo differente, eppure è la realtà. Certamente anche la scienza storica ha avuto e continua ad avere le sue colpe. Innanzitutto per non avere mai chiarito, forse meglio spiegato, in forma chiara e intellegibile, che il termine “esoterico” non appartiene ad un’altra storia che è quella delle iniziazioni o delle credenze misteriche, ma alla storia in senso lato.

La parola “esoterico” (dal greco esòterikòs, da esoteròs che significa interiore, comparativo di Ésò o Iso=dentro) deve la sua origine alla scuola di Pitagora: erano infatti chiamati esoterici i discepoli ammessi all’interno della scuola, dove avevano la possibilità di vedere il maestro e ascoltarne le lezioni. Coloro che invece non godevano di questo privilegio, restandone fuori, venivano appellati con il termine di Essotèrici (dal greco Exòtericos). “Esoterico”significa dunque “riservato ai discepoli o agli iniziati” al contrario di “Essoterico” cioè “esterno, pubblico”, riferibile ad una dottrina o prassi religiosa o filosofica che può essere comunicata anche ai non iniziati. Ovviamente questi due tipi di insegnamenti possedevano diverse finalità: il primo, quello esoterico, era rivolto a coloro che erano ritenuti in grado di comprendere anche gli aspetti più difficili di una dottrina, l’altro, “essoterico”, era quello rivolto ai più, a coloro cioè a cui necessitava un’informazione di carattere più generale in quanto incapaci di cogliere principi più profondi. 

Se prendiamo, ad esempio il nostro Cristianesimo, troviamo in esso aspetti di carattere esoterico ed essoterico assieme. “All’inizio, quando la forma tradizionale del Cristianesimo andava stabilizzandosi, per assumere le connotazioni religiose che le sono proprie, non esisteva alcun motivo perché non si riconoscesse naturalmente la complessità della dottrina e quindi non si desse per scontata una certa gradualità di comprensione, tale che i più potessero assimilarne solo gli aspetti più semplici, mentre solo pochi fossero in grado di approfondire i suoi significati più elevati” (1).

A questo proposito possiamo citare quanto scrive San Paolo (Ebrei, V,11-12)  “A tale riguardo noi avremmo da dire molte cose, ma son difficili a spiegarsi, perché voi siete diventati lenti a comprendere….tanto che siete ridotti ad aver bisogno di latte e non di solido cibo”. “Latte” e “solido cibo” acquistano qui un valore allegorico configurandosi come aspetti di un insegnamento adatto più ai bambini, il latte, a differenza del “solido cibo” digeribile ai grandi, cioè a dire “un insegnamento semplice e un insegnamento più complesso”. L’allegoria e il simbolo divengono pertanto, come in questo esempio, uno dei mezzi di comunicazione - ma non l’unico - a livello esoterico di una qualsiasi dottrina. Professarsi di “fede esoterica” non significa assolutamente nulla, in quanto occorrono coordinate più esaustive per comprendere a quale tipo di pensiero religioso si crede.

Il Numero Otto  e la Numerologia Mistica Cristiana

Questa breve premessa sul significato di esoterismo, serve per comprendere quanto di seguito andremo ad esporre su Castel del Monte e sulla finalità della sua costruzione. Non è infatti possibile una sua interpretazione senza ricorrere alla numerologia simbolica e ai significati esoterici della simbologia cristiana medievale, ma anche di quella orientale e islamica da cui la cristiana venne influenzata. Ovviamente, dato che questo saggio deve avere la caratteristica della brevità, saranno presi in considerazione unicamente gli aspetti basilari atti a giustificare la finalità della costruzione del Castello, rimandando il lettore alle seguenti due opere fondamentali, per quanto riguarda il rapporto di Federico II (figura 3 - Federico II, Exultet, Salerno, Biblioteca Capitolare) con il suo tempo, gli innumerevoli simbolismi in esso presenti e i documenti che lo riguardano: Franco Cardini, Castel del Monte. Federico II e il mito dell’Italia ghibellina (2) e Giosuè Musca, Castel del Monte. Il reale e l’immaginario (3). 

Ciò che sorprende nella disamina degli storici, ad eccezione del prof. Cardini, è l’atteggiamento con il quale essi si sono avvicinati allo studio del Castello: esiste sempre nei loro scritti un qualcosa di indefinito, incline ad un mistero inesistente in termini storici. Quando si parla di numerologia simbolica cristiana, si discute di un qualcosa che era comunemente conosciuta all’epoca da architetti, religiosi e uomini di cultura in genere, e quindi non certamente connotata da significati esoterici. Una costruzione su pianta ottagonale come Castel del Monte è spiegata tendenzialmente dagli storici come “prassi possibile” (con troppi accenti tuttavia posti sulla “straordinarietà”) più che “prassi normale” (nel senso che poteva anche essere, in diversi casi, attuata in quella maniera) dell’architettura medievale, soprattutto di quella religiosa. Inoltre questo concetto non viene poi comunicato con la stessa immediatezza al grande pubblico dagli organi preposti all’informazione dei visitatori. Sappiamo tutti quali capacità di attrazione riserva il mistero! Infatti anche nelle guide più autorevoli possiamo trovare frasi come le seguenti “Castel del Monte, dove aleggia il mistero” oppure “Una delle mete più ricercate del turismo pugliese … per la fama un po’ misteriosa (sic) che tutt’oggi aleggia sul motivo della sua pianta ottagonale”.

Riguardo la finalità costruttiva di Castel del Monte, alcuni storici non trovando al suo interno particolari strutture che indichino una tale o tal’altra possibile fruizione, hanno declassato il Castello addirittura “a fabbrica ideale senza scopo”. Scrive il Musca, citando l’opinione di alcuni studiosi, che in Castel del Monte “poiché le sedici sale sono tutte uguali per forma e dimensioni, è abolita qualsiasi gerarchia tra gli ambienti” (4).  Ma tale affermazione non corrisponde alla verità. In effetti agli storici dell’arte, ad architetti o medievisti è sfuggito un particolare fondamentale nella disamina dei suoi componenti architettonici. Prima di illustrarlo, occorre procedere ad una breve disamina riguardante il significato simbolico del numero otto.

Scrive a questo proposito Mons. Lorenzo Dattrino, docente di Patristica all’Università Lateranense di Roma nell’opera Tarocchi: Arte e Magia (5) «Il Numero Otto portò alla formazione del sostantivo “ogdoade” e così si ebbe il complesso delle otto determinazioni divine (Abisso e Silenzio; Mente e Verità; Ragione e Vita; Uomo e Comunità di vita divina) che costituiscono il pleroma o pienezza di vita divina, secondo le teorie gnostiche dei primi secoli dell’era volgare. Intorno al numero otto è ancora Ambrogio a dare al numero un suo significato simbolico: “L’ottavo giorno della circoncisione prefigurava la totale purificazione dal peccato che sarebbe avvenuta nell’era della Resurrezione” (6).  

Questo numero è messo in relazione inoltre con l’ottavo giorno dall’inizio della Creazione, momento in cui l’universo prese vita nella sua totalità, dopo il riposo di Dio nel settimo giorno. I battisteri cristiani sono ottagonali, ad indicare la rinascita, la resurrezione a nuova vita che si ottiene attraverso l’acqua del battesimo. La Vergine Maria sul proprio manto reca una stella ad otto punte a significare la sua natura caratterizzata da “pienezza di vita” (figura 4 - Madre di Dio Galaktotrofusa,  Museo Bizantino, Atene). Anche nei tarocchi troviamo elementi riferibili a questo numero simbolico: nella carta delle Stelle (figura 5 - Le Stelle, Foglio Cary) è raffigurata una naiade che reca sulla spalla una stella ad otto punte quale rappresentazione del concetto platonico della completezza di vita dell’anima (immortale) di provenienza celeste, simboleggiata da una medesima stella presente in cielo (7).

L’Ottagono,  forma intermediaria fra il Quadrato e il Cerchio ossia fra l'Umano e il Divino

Tornando a Castel del Monte, come abbiamo riferito, la sua costruzione è strutturata sul numero otto: otto sono i lati e le torri, otto le stanze inferiori e superiori, mentre nel cortile interno, caratterizzato dalla presenza di tre finestre (il tre è numero dell’anima e della Trinità) sappiamo essere esistita una vasca ottagonale, ora purtroppo sparita. È possibile inoltre che il Castello fosse sormontato da una cupola, come alcune indagini fanno supporre. Ne va da sé che un elemento architettonico così strutturato in chiave simbolica doveva necessariamente essere stato realizzato per un fine ben specifico.

Tornando al significato mistico del numero otto, scrive Cardini nella sua opera su Castel del Monte “Specie nell’architettura Sacra, notiamo che un particolare ruolo spetta al numero 8 in quanto somma dei tre numeri-cardine 1,3 e 4 indicanti l’Unità, la Trinità e la Materia (quattro sono gli elementi empedoclei: fuoco, acqua, aria e terra) e adatto pertanto a poter essere assunto come numero complessivo dell’universo e del rapporto fra Dio e il Creato….La forma ottogonale - intesa come risultante dell’intersezione di un cerchio e di un quadrato concentrici (Gregorio di Nissa, nel IV secolo, parlava del piano di una chiesa ottagonale come di un cerchio con otto angoli: quindi dell’ottagono come del risultato dell’unione mediante lineee rette di tutti i punti nei quali una croce s’intersecava con un cerchio nel quale era inscritta) - o della sovrapposizione di due quadrati rotati di 45 gradi - venne interpretata nell’architettura sacra cristiana come intermedia e quindi collegante quella della perfezione divina, il cerchio, con quella della perfezione naturale e umana, il quadrato…Poiché il cerchio rappresentava la sfera celeste e l’infinito confine della potenza e della sapienza divina, l’Eden - creato da Dio secondo la misura della perfezione - veniva ordinariamente raffigurato come rotondo; e la Gerusalemme celeste, città perfetta ma a misura d’uomo, assumeva invece i contorni del quadrato in quanto simbolo dell’umanità e dei quattro elementi dei quali essa era costituita dal punto di vista corporeo. Ma tra il quadrato e il cerchio, intesi come forme geometriche polarizzate, la forma intermedia era appunto l’ottagono: nell’architettura sacra si passa difatti spesso dal quadrato della pianta dell’edificio al circolo della cupola attraverso un tamburo ottagonale” (8).

L’ottagono diviene quindi un ponte fra il cerchio, il divino, e il quadrato, l’umano, l’intermediario fra le due dimensioni.

Scrive inoltre Giosué Musca (9) che “Così la bella forma di Castel del Monte fu il risultato di molti fattori ed è stata pensata in funzione dei molti usi che Federico e i suoi realizzatori assegnarono all’edificio: un disegno geometrico elaborato non come bello, ma come significante, una forma come centrale di energia”. Un’energia necessaria, quindi, per un preciso fine.

Un particolare rivelatore

Prima di giungere alla decifrazione della finalità d’uso del Castello occorre ricordare che nel medioevo un sovrano veniva considerato il rappresentante di Cristo in terra e che era tale per volere divino. Questo comportava che i sovrani, in virtù di questa prerogativa, avrebbero dovuto governare il proprio popolo secondo leggi di equità e giustizia, attributi della Giustizia Divina (Cristo era chiamato “Sol Justitiae”).

Se l’ottagono è il numero che collega la terra al divino, il pensiero dell’uomo a quello di Dio, in quale forma di struttura sarebbe stato ideale radunarsi per prendere decisioni o trarre intuizioni se non all’interno di un ottagono, carico di energia? Non solo per discutere su leggi riguardanti la politica, ma anche su ogni altro aspetto, da quello economico a quello scientifico, o per trarre ispirazioni in qualunque campo dello scibile. Dal punto di vista del pensiero simbolico medievale, se per prendere decisioni o trarre valutazioni ci si raccoglie in un luogo ricco di energia perché considerato un ponte fra il terreno e il divino, ne va da sé che l’ispirazione e l’intuizione godranno di maggiore capacità di interpretazione della volontà divina negli spazi superiori, che sono più vicini al cielo.

Ciò che a tutti è sfuggito nell’architettura di Castel del Monte è infatti il sedile in pietra che corre lungo il perimetro dei muri di ciascuna sala del piano superiore (figura 6 - Sala superiore con sedile / figura 7 - Finestra sala superiore con sottostante sedile). Sedile che manca, ovviamente, nelle stanze inferiori dove con ogni probabilità si discuteva esclusivamente dei soli “ordini del giorno” che erano poi ripresi e approfonditi al piano superiore. Sia Musca che tutti gli altri storici che si sono occupati del Castello non hanno riflettuto sul particolare del sedile che risulta invece di estrema importanza per definire correttamente la sua destinazione d’uso. Solo Cardini scrive che “un lungo sedile di pietra bianca con spalliera marmorea corre lungo il perimetro interno delle sale” (10) senza aver notato tuttavia che questo non esiste nelle sale inferiori.

La mancanza delle cucine e delle stalle, con il mantenimento dei necessari servizi e dei camini per il riscaldamento invernale, si giustificava con la necessità di non “imbrattare” il Castello con elementi troppo materiali. Infatti cucine e stalle vennero evidentemente allestite fuori dalle sue mura, in legno secondo l’uso del tempo (11).

Castel del Monte non cela nulla di straordinariamente nascosto: non esiste alcun mistero né pensiero esoterico alla base della sua costruzione, sia per quanto riguarda l’ingresso, caratterizzato da un grande timpano triangolare (figura 8) - il triangolo è ovviamente messo in relazione con il numero tre significante il Divino - e dalla presenza di due leoni che denotano il luogo come una cattedrale laica (i leoni posti a difesa dell’ingresso delle chiese miravano in certa misura a vietare l’accesso alla chiesa stessa a coloro che non ne erano degni e in questo caso ad eventuali intrusi), sia  per quanto riguarda l’orientamento del Castello rivolto ad Est, verso il Sole che sorge.

Non era infatti Federico II, il rappresentante in terra del Cristo quale “Sol Iustitiae”?

Note

1 - Calogero Cammarata, Introduzione a  L'Esoterismo Cristiano e San Bernardo di René Guénon, p. 13, Oggero Editore, Carmagnola, 1989.
2 - Il Mulino, Bologna, 2000.
3 - Quaderni del Centro di Studi Normanno-Svevi, Università degli Studi di Bari, Mario Adda Editore, Bari, 2006.
4 - Giosuè Musca, op. cit., pag. 19. 

5 - Edizioni Le Tarot, Faenza, 1987, pag. 70.

6 - Commento al Vangelo di Luca, III, 56. - Traduz. di G. Coppa, Opere di S. Ambrogio, pag. 468.
7 - Si legga sull'argomento il saggio iconologico Le Stelle.
8 - Franco Cardini, op. cit, pagg. 55, 56, 57.
9 - Giosuè Musca, op.cit, pag. 33.
10 - Franco Cardini, op.cit. pag. 38.

11Un’ ipotesi avanzata di recente da Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro nel volume Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull'identità del monumento (Gangemi Editore, Roma, 2012) attribuisce al Castello la funzione di centro benessere per la rigenerazione e la cura del corpo, su modello dell'hammam arabo. Anche se alcuni elementi della costruzione fra cui i numerosi sistemi di canalizzazione oltre alle cisterne per la conservazione dell’acqua, nonché la presenza delle più antiche stanze da bagno della storia, e altro ancora, potrebbero far propendere verso tale direzione, è la logica a negare tale funzione. Infatti il Castello si trova a 18 km da Andria, uno spazio oggi percorribile in pochi minuti, ma che all’epoca di Federico avrebbe richiesto non meno di venti minuti a cavallo. Si valuti come la costruzione si trovi in un territorio assolato circondato non da boschi ma solo da alberi sparsi, situazione che avrebbe impedito l’idea di spostarsi in quel luogo per ricevere abluzioni di acque, dato che appena usciti e dopo pochi minuti il caldo estivo avrebbe vanificato ogni azione di benessere intrapresa. Al contrario, gli impianti idrici presenti devono far pensare ad allestimenti salutari per coloro che lì si riunivano come da noi spiegato nel testo, persone che potevano risiedere nel Castello anche per più giorni. 

Copyright  2004 Andrea Vitali