Saggi Storici di Andrea Vitali

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Il Bagatto

 

Copyright  Andrea Vitali  - © Tutti i diritti riservati 1995 e 2018

 

Direttamente connesso a questo articolo è il saggio El Bagatella ovvero il simbolo del peccato a cui rimandiamo per completezza d'informazione riguardo la conoscenza dell'origine del termine, della sua presenza dopo la carta del Matto nell'ordine dei Trionfi e di molti esempi che accomunanao questo personaggio a uno dei più esacrabili peccati consierati mortali dalla Chiesa.

 

 

Poi ch’io sento chiarlare le persone

qual dicon ch’io non vaglio un bagatino (1)

e ch’io non son un barbaro, ma un cozzone.

 

(1) bagatino = moneta veneziana di scarso valore

 

 

                                              Giulio Cesare Croce (1550-1609)

 


L'anonimo monaco autore del Sermones de Ludo chiama questo Trionfo con il termine El Bagatella definendolo "est omnium inferior" (è l'inferiore di tutti), a significare la sua minima valenza nell'uso ludico, valutazione che coincideva con il personaggio rappresentato, un ‘bagattegliere’, considerato di infimo stato, una persona vile.

 

Nella diffusione italiana e straniera sono ben distinguibili tre filoni principali che riguardano la parola bagatella: il primo a significare ‘cosa da poco, di scarso valore’; il secondo ‘gioco di prestigio o di abilità di cui il gioco dei bussolotti è ed era il più famoso al tempo’ e il terzo ‘azione truffaldina, frode’.

 

La parola fu utilizzata nei tre significati sopracitati da diversi autori italiani fra cui l'Aretino, l'Ariosto, e il Vasari.

 

Così scrive il primo di questi nell'Astolfeida. Opera delettevole da leggere che contiene la Vita e Fatti de tutti li Paladini di Francia e di dove nacque la casa di Maganza e chi fu Gano e di che genti condizione fu la sua Genologia cosa bellissima d'Amore e gran Bataglie di Orlando e di Rinaldo:

 

“Vivian vivachiava a scrocco in corte, / con tutti alzando il fianco a corpo sciolto; / Guicciardo, Alardo mai uscir le porte / di Montalban, che no li fussi tolto; mastro di spirti e bagatelle a sorte (1) fu Malagigi, e cangiò forma e volto, / come fean mastro Iaco e mastro Muccio / in Roma trarre ' ognun fino al cappuccio” (1).

 

(Vivian vivacchiava a scrocco presso la corte facendo inchini a chiunque; Guicciardino e Alardo non uscirono mai dal castello avito di Montalbano per la paura di perderlo; Malagigi fu in modo alterno sia maestro di negromanzia che di imbrogli e cambiò fattezze e volto come fecero Iaco e Muccio, anch'essi maestri di imbrogli, i quali a Roma attraverso l'inganno spogliarono i malcapitati dalla testa i piedi, compreso il loro cappuccio).

 

(1) a sorte = scegliere casualmente, cioè a volte sceglieva di essere negromante e a volte di imbrogliare

 

La Cassaria fu scritta inizialmente in prosa dall'Ariosto nel 1508 che la tradusse successivamente in versi tra il 1528 e il 1529. Il suo titolo si deve ad una cassa che si trova al centro dell'intrigo narrato. L'azione si svolge nella città greca di Metellino ed è alimentata soprattutto dalle trovate di due servi astuti, Volpino e Fulcio.

 

Volpino [da volpe] è un servitore dell'avaro Chrisobolo, il cui figlio Erofilio (cioè amico d'amore) è innamorato di una ragazza tenuta in schiavitù dall'avaro Lucrano [cioè lucro]. Per liberarla accusano l'usuraio di aver rubato una preziosa scatola di fili d'oro da Chrisobolo, che in realtà era stata trasportata lì da un altro cospiratore, travestito da Chrisobolo, come pegno per liberarla. Sfortunatamente per il piano, il vero Chrisobolo torna a casa inaspettatamente, e Volpino deve escogitare un nuovo inganno dopo l'altro.

 

I versi sottostanti in cui troviamo la parola ‘bagatelle’ si riferiscono a un momento in cui Volpino vede da lontano giungere il suo padrone Chrisobolo. Il servo sa che il suo ‘patrone’ si arrabbierà con lui per non avere ancora portato a termine un lavoro assegnatogli. Il momento divenne tuttavia propizio per escogitare al meglio l’imbroglio.

 

Volpino, fra sé e sé:

 

“Anzi l’hora è senza dubbio

Più presta che ’l bisogno e il desiderio

Nostro non era: anzi non potea giungere

Più a tempo. Venga, venga pur, che acconciomi

Son con la tasca (1), et un giuoco apparecchioli

Di bagatelle (2), il più bello e mirabile

Che si vedesse mai” (2)

 

(1) acconciomi son con la tasca = mi sono preparato

(2) un giuoco apparecchioli di bagatelle = ho preparato inganni

 

Il Vasari riferendosi al pittore Giovannantonio detto ‘Il Soddoma da Verzelli’, chiamato anche Mattaccio, dice fra l'altro di lui: "Ma egli ebbe sempre l'animo alle baie e lavorò a capricci, di niuna cosa maggiormente curandosi che di vestire pomposamente, portando giuboni di brocato, cappe tutte fregiate di tela d'oro, cuffioni ricchissimi, collane, et altre simili bagattelle e cose da buffoni e cantanbanchi" (3).

 

Nel dialetto milanese la parola bàgát significa chiacchierone e l'espressione scart bàgát fare un lungo discorso, come quelli che intraprendevano i prestigiatori medievali (ma anche quelli di oggi) per incantare il pubblico.

 

La figura del Bagatto, un prestigiatore per eccellenza o abile imbonitore, è rappresentato nei Tarocchi Visconti Sforza (figura 1) da un personaggio riccamente vestito, seduto ad un tavolo sul quale compaiono un cappello di paglia, un bicchiere, un coltello e altri due piccoli oggetti. Egli tiene in mano una bacchetta, tipico strumento adottato per questa professione. Nei Tarocchi d’Este (figura 2) il nostro personaggio è raffigurato destreggiarsi nella sua professione davanti a due giovani.

 

Il Medioevo sembrava mostrare sentimenti ambivalenti nei confronti dei bagattellieri (il termine prestigiatore è di estrazione rinascimentale). Le loro esibizioni erano infatti generalmente gradite, ma i loro metodi vennero spesso condannati specialmente da gente di Chiesa e magistrati che a volte vietarono loro di esibirsi in alcune città. Nel 1250, per esempio, Luigi IX vietò l'entrata ad acrobati e prestigiatori in diverse città francesi.

 

Era quello un periodo molto confuso, in cui le superstizioni e le paure per l'occulto, per le streghe e i per demoni erano assai vive e un uomo in grado di far scomparire qualcosa dal tavolo e farlo riapparire nella tasca di uno degli astanti poteva facilmente essere accusato di essere in combutta con il diavolo.

 

L' incredulità che, per esempio, il gioco dei bussolotti, il più conosciuto e praticato in Europa fra quelli di prestigio poteva destare, si evince dall'atteggiamento stupefatto dipinto nel viso di un astante (figura 3) nell'opera attribuita alla scuola di Bosch, oggi chiamata Il prestigiatore (figura 4). Interessante osservare come, dietro al personaggio che appare stupefatto, un altro gli stia sfilando il suo sacchetto dei soldi. Insomma, due ingannatori al lavoro. Bosch, d’altronde, derise la stoltezza degli spettatori che si lasciavano gabbare dall’abile prestigiatore (4).

 

Un giocoliere con il tipico berretto da giullare si trova invece nella carta Rosenwald (figura 5), mentre occorre creare una connessione fra la concezione dello scarso valore attribuito al lavoro del Bagatto con il lavoro dell'Artixan, che troviamo nella terza carta dei Tarocchi del Mantegna (figura 6) (5).

 

Dobbiamo infine ricordare che l'attività dei bagattellieri era considerata fra quelle protette dalla Luna, come ritroviamo in una miniatura del Codice de Sphaera (figura 7 - I Figli della Luna, cod. est, lat. 209, sec. XV) presente presso la Biblioteca Estense di Modena e in un'incisione dalla serie dei Pianeti del Mittelalterliches Hausbuch (Il Libro della Casa) sempre dello stesso secolo (figura 8 - I Figli della Luna).

 

Anticipando quanto nel saggio El Bagatella ossia il simbolo del peccato è riportato in maniera più ampia e dettagliata, il Bagatto rappresenta nei tarocchi l'uomo che, a differenza del Matto, crede in Dio, ma non ritiene necessario osservare alla lettera i comandamenti. Da questo atteggiamento nasce il 'peccato bagatella' uno dei più esecrabili per la Chiesa Cattolica: "Siamo in certi tempi, ne’ quali i peccati più gravi si stimano bagatelle, galanterie, scherzi, e burle" (6). 

 

Il bagatello (come esprime il nome) era considerato personaggio di poco valore, un nonnulla che si serviva di trucchi e di illusioni per far soldi a scapito dei convenuti, dato che al momento dell’esibizione i prestigiatori che si esibivano nelle piazze, incitavano i presenti a scommettere denari per individuare, ad esempio, sotto quale bussolotto fosse andata a finire la pallina, sapendo che attraverso i loro trucchi avrebbero vinto. Una gara impari pertanto.

 

Nel suo “maravigliare” ciò che sembrava vero in realtà era solo apparenza e falsità. Un gioco di abilità e destrezza che implicava furberia e inganno. Dimostrare di essere in grado di far tornare in un solo istante integro un pezzo di tessuto prima diviso in tante parti, denunciava qualcosa di magico. Il bagatello era un mago di destrezza, ma come sappiamo la Chiesa condannava ogni forma di magia, compresa quella in cui si utilizzavano trucchi, poiché il nemico di Dio, cioè il Diavolo, così come il cistercense Isaac de l’Etoile (c. 1110-1167/69) espresse in un suo sermone era “artefice di mille trucchi” (7).

 

La falsità di chi operava bagatelle, sia si fosse trattato di un prestigiatore o di un maestro di inganni, venne quindi a essere accomunata alla falsità dell’avversario di Dio, per eccellenza il nemico di ogni virtù. Anton Francesco Doni, Accademico Peregrino, nei Marmi (1552-1553), mette in bocca a Ghioro, al termine della lettura di un libro di massime ed esortazioni, le seguenti parole: “Ghioro: Lieva Signore via de la Corte tua primamente, tutti gli adulatori; perche chi ama l’adulazione è nimico della verità. Scaccia i buffoni, bandisci i Cerretani, & i Maestri di Bagatella, conciosia che son tutti gente da beffe, & un Signore che sta sempre involto nelle cose leggieri, malvolentieri spedisce gravi negotij. Tutti i vagabondi, & gli instabili, sien sempre lontano da te; perche questi son nemici della virtù” (8).

 

In un passo de Il Salterio di Gesù e Maria il domenicano bretone Beato Alano de la Roche (1428-1475) racconta l’incontro di san Domenico con delle bestie infernali. Alla domanda di quest’ultimo di manifestarsi, esse diranno di essere “le quindici Regine dell’Inferno, le seduttrici del mondo” e di esercitare il comando “sugli stessi maghi e sui prestigiatori simili ad essi” oltre che sugli astrologi, in quanto “quei presagi, che essi fingono di predire, come veri dagli astri, sono inventati dai nostri inganni” (9).

 

Tutti i componenti di questa genia di persone erano collocati in fondo alla scala sociale perché non soltanto conducevano vita disonesta, ma soprattutto perché inducevano gli altri a farlo. La loro pericolosità era quindi duplice, come duplice il loro peccato. Ma la riprovazione della Chiesa non si rivolgeva esclusivamente a loro: con pari intensi­tà la condanna cadeva anche sugli spettatori. Essi formeranno la “familia diaboli”, la famiglia del diavolo, di fronte a tutti gli altri mestieri, a tutti gli altri ‘stati’ ormai ammessi nella famiglia di Cristo, la “familia Christi” (10).

 

D'altronde non poteva essere diversamente, poiché, come scrive Jacques Le Goff sul concetto di lavoro nell’alto medioevo, “l’uomo deve lavorare a immagine di Dio. Il lavoro di Dio è la creazione. Ogni professione che non sia creativa è dunque infame o inferiore. Bisogna fare come il contadino, che crea la messe, o almeno come l’artigiano che trasforma la materia prima in oggetto. Non potendo creare, bisogna trasformare - «mutare» -, modificare - «emendare» - migliorare - «meliorare». Perciò è condannato il mercante, in quanto non crea nulla. È questa una struttura mentale essenziale della società cristiana, nutrita di una teologia e di una morale fiorite in regime precapitalista. L’ideologia medievale è materialista nel senso stretto [Per quanto riguarda ovviamente il popolo, al contrario dei nobili e del clero, che servivano Dio in modo diverso]. Ha valore solamente la produzione di materia. Il valore astratto definito dall’economia capitalista le sfugge, le ripugna, è condannato da essa (11).

 

Più tardi, nel sec. XVI, quando di bagatellieri saranno piene le piazze, la loro condanna rimarrà ferma e costante, per il carattere vano e ingannevole delle loro azioni. Così scrive Tommaso Garzoni da Bagnacavallo nel capitolo Formatori di spettacoli in genere, e de’ ceretani o ciurmatori massime della sua Piazza Universale di tutte le professioni del mondo pubblicata nel 1585: “Ma ci è una certa sorte di spettacol moderno trovato da varie specie di Ceretani, del qual inten­do, per curiosità del mondo, in questo presente discorso particolarmente ragionare. I Ceretani adunque che così addimandati sono per haver tratto l’origine loro da un castello dell’Umbria poco lontano da Spoleto, il qual si nomina Cereto, fra la vilissima plebe s'hanno acquistato ormai credito tale che molto maggior concorso con più lieto applauso si fa loro, ch'a gl’eccellenti oratori del verbo divino, e agli honorati Catedranti delle Scienze, et arti ingenue, di picciola corona rispetto a loro circondati intorno. Fu di questa professione e qualche memoria an­cora presso a gl’antichi; essendo che i bagatellieri, latinamente detti Gesticolatores, et, secondo i Greci, chironomi, ottennero qualche nome fra loro, dando piacere con le bagatelle e frascherie […]. Ma a' tempi nostri, il numero et le specie di co­storo son cresciute a guisa della mal' erba, in modo, che per ogni città, per ogni terra, per ogni piazza, non si vede altro che Ceretani, o Cantinbanchi, che più pre­sto Mangiaguadagni puon dimandarsi che altramente. E tutti con vane arti et in­ganni illudono le menti del popolazzo, et allettano l'orecchia à sentir le frottole raccontate da loro, gli occhi à veder le bagatelle, i sensi tutti à stare attenti alle prove ridicolose, che in piazza fanno” (12).

 

L’Abate de Feller commentando l’opera di François Louis Gauthier (1696-1780) Traité contre l’amour des parures et de luxe des habits (Trattato contro l’amore per gli ornamenti e il lusso degli abiti) (13) scrive che “il titolo ricorda l'eccellente trattato dello stesso autore su Les mauvaises chansons [Le cattive canzoni] (14), un soggetto che gli spiriti del secolo trattano da bagatella e che è una delle grandi fonti della corruzione dei costumi e del libertinaggio sfrenato, che getta nell'inquietudine e nella desolazione tutti i livelli della società” (Le titre de l’ouvrage rappelle l’excellent traité sur les mauvaises chansons, matière que le esprits dù siècle traitent de bagatelle et qui est une des grandes sources de la corruption des mœurs et du libertinage effréné qui inquiète et désole tous les états de la société) (15). Scrive il Feller che il Gauthier intende, con S. Paolo, che “le donne che fanno professione di Religiosità (e lo stesso vale per gli uomini) siano vestite con abiti dignitosi, e che siano ornate con modestia”. Aggiunge che gli uomini che si occupano troppo dei loro ornamenti passano per degli effeminati, e le donne per vanitose e facili “Perché se quelle donne sono caste, la castità si manifesta anche in mezzo a quelle bagatelle. Si dice che quegli ornamenti non danno motivo di pensar male; ma io replico che il Diavolo pensa sempre male” (Il veut, avec S. Paul que les femmes qui font profession de Piété, - & il en faut, dit-il, dire autant des hommes - soient vêtus d’Habits bienséans, & qu’elles soient modestement parées. Il ajoûte que les hommes qui s’occupent trop de leurs Parures, passent avec raison pour des efféminés, & les femmes pour être vaines & faciles. Car, dit-il, si elles ont de la chasteté; elle ne paroît pas au moins dans ces bagatelles. On dit  qu’on n’y pense pas de mal; mais je réponds que le Diable en pense toujours).

 

Di seguito, prendendo in esame l’opera dell’abate Maydieu Histoire de la Vertueuse Portugaise; ou le modèle des femmes chrétiennes sull’istruzione del popolo (16), il Feller scrive: “On verra dans cet ouvrage des tableaux alarmans de tous les genres de vices, et sur-tout de celui que la dégradation des mœurs distingue par le nom di bagatelle” (Si vedranno in quest’opera dei resoconti allarmanti di tutti i tipi di vizi, e soprattutto di quelli che la degradazione dei costumi indica con il nome di bagatelle), spiegando di seguito, in nota, in cosa consista questo tipo di peccato”: “On appelle la bagatelle le péché qui degrade plus la nature humaine, qui l'énerve, qui l'aveugle, qui la depouillant de sa noblesse et d'une fierté legitime, l'asservit aux plus humiliantes sensations. C'est bien avec raison que le Sage nous avertit, que l'homme insensé commet le crime, par manière de badinage: Quasi per risum stultus operatur scelus. Prov. X. 10" (Si chiama Bagatella il peccato che degrada maggiormente la natura umana, che la snerva, che l’acceca, che spogliandola della sua nobiltà e di una sua fierezza legittima, l’asservisce alle sensazioni più umilianti. È ben a ragione che il Saggio ci avverte che l’uomo insensato commette il crimine alla maniera di una burla. Quasi ridendo lo stolto commette peccato. Proverbi, X,23) (17).

 

La Chiesa prese a prestito il termine con cui certe lingue identificavano un peccato di poca importanza, tutto sommato un peccatuccio, elevandolo, al contrario, a nome e simbolo di grande colpa. Fra questi, il non occuparsi troppo o per nulla della propria anima, il trascorrere il buon tempo concesso da Dio per curare eccessivamente il proprio corpo, il divertimento e il litigare, fino a giungere a considerare come bagatella addirittura la messa, l’eucarestia e alcune verità di fede. Il domenicano e filosofo, nonché teologo e poeta Tommaso Campanella, al secolo Giovan Domenico Campanella (1568-1639), per le sue convinzioni religiose subì ben cinque processi. Una di queste accuse riguardava qualcosa che il Campanella avrebbe detto a un frate e cioè che il sacramento dell’Eucarestia era una bagatella e follia credere che nell’ostia consacrata fosse presente il corpo del Cristo (18). Molti più esempi in tal senso sono descritti nel saggio El Bagatella ossia il simbolo del peccato.

 

La Chiesa considerò come peccati bagatella anche quei comportamenti che, a prima vista, avrebbero dato l’impressione di essere peccatucci leggeri, veniali. Di seguito riportiamo al riguardo un brano di un religioso le cui considerazioni possono anche essere estese ai prestigiatori  allorché,  scommettendo con il pubblico, vincevano usando trucchi. Un comportamento che, se anche apparentemente procurava un guadagno di poca entità, con il tempo si accresceva e che derivava da un lavoro considerato peccaminoso.

 

Scrive infatti il teologo e abate Michele Piano in una sua opera morale: “Quantunque io rubi non ho paura di dannarmi, non ho paura di fare peccato morte, perchè io rubo sempre picciole cose, bagatelle, che non sono di più di peccato veniale. Quella serva, per esempio, quel domestico, quel cuoco, sui denari, che li dà il padrone per la spesa, si tiene addietro tutti i giorni un soldo, un mezzo soldo per lui. Quel negoziante fa sempre la misura, il peso un poco scarso, un'oncia, una mezz'oncia per volta. Sono tutte bagatelle, materia leggiera, peccato veniale, che si scancella con l’acqua benedetta. Adagio, la mia cara gente, adagio. Ed io vi dico, che con queste bagatelle potete anche fare peccato mortale, […]; vi dico, che con queste bagatelle potete incaricarvi notabilmente la coscienza, e mettervi a pericolo di andare a casa del diavolo. A forza di bagatelle, oggi un soldo, domani un mezzo soldo, finalmente si fanno delle lire, dei testoni, dei scudi, e delle somme anche più grosse, di maniera che si è trovato chi a forza di quattrini ha rubato al Re dei milliaja, e milliaja di lire” (19).

 

Commentando il passo dei Proverbi potremmo affermare, come altrove già scritto (20), che lo stolto è il Folle dei tarocchi, che necessita di uscire dalla situazione di non credente per giungere addirittura a diventare, seguendo le orme del santo di Assisi, folle di Dio. Il Bagatto crede in Dio, ma ritiene di poter sorvolare su tante cose imposte dalla Chiesa, ritenendole bagatelle, cioè cose di poco conto e di poco valore ai fini del Giudizio Finale.

 

ADDENDA

 


Anche se non riguarda espressamente questo trionfo dal punto di vista iconografico, penso sia interessante conoscere gli scritti seguenti che riporto dall'opera Il Serraglio de gli stupori del mondo di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo (21), opera del 1585, e questo per tre motivi:


- Il primo è per conoscere l'atteggiamento che gli uomini del Rinascimento assumevano nei confronti dei giochi dei prestigiatori.
- Il secondo perché appare la parola bagatteglieri in riferimento appunto a coloro che svolgevano tale attività, persone considerate vili.
- Il terzo infine per due esempi riportati dall'autore di giochi di prestigio rinascimentali attuati con le carte.



Incomincia l'Appartamento prestigioso del Serraglio Stuporoso

Diviso in Varie Stanze


   STANZA PRIMA

 


"Curiosissima certo, stuporosa, & senza dubbio desiderata da ogniuno è la materia de' prestigij; imperoche tutti bramano di satiar l'intelletto loro intendendo il modo, col quale si fanno infinite apparenze à gli occhi di questi, & di quell'altro tanto meravigliose, che gli animi restano attoniti à un certo modo, & rimirarle, però hora sono per affaticarmi per mostrar diligentemente la verità delle cose tanto con brevità, quanto con distinzione nel modo più possibile in questo particolare (22).

 

Onde notisi, che varie sono le specie de prestigij; ci è una forte, che vien chiamata apparenza, over prestigio Giocolatorio, il qual s'esercita a guisa della Comedia et da persone vili, come da Ceratani et bagatteglieri, su le piazze, & su l'hosterie, et anco da persone nobili senza premio, ò mercede, ma per sola gentilezza alla presenza di Gentilhuomini, Signori, Prencipi, e Principesse come oggidì per trastullo, e diporto s’usa […] (23).

 

Solo il Cardano de' tempi nostri Autore non ignobile ha scoperto qualche cosa delle invenzioni di costoro nel lib. De Mirabilibus & in diversi altri libri per essere stato huomo curioso di tutte le sorti di professioni. Nomina egli nel predetto lib. Francesco Somma Napolitano nobile giovanetto di 22. anni molto virtuoso, & di tali apparenze giocolatorie prattico fuor di modo: come quello (dice egli) che frà l'altre cose né giuochi di carte usati da esso alla presenza solo di persone nobili, spargeva le carte sopra la tavola, & l'allargava, ò difendeva in mucchio, et comandava che fuor dal mucchio se ne prendesse una, & s'ascondesse, & indi preso il mazzo delle carte, le meschiava, & indovinava precisamente qual era quella, ch'era restata ascosa: oltra diciò (ch'è maggior meraviglia) posta la carta nel mazzo, et deposto il mazzo da banda, comandava, che questi et quello ne levasse una fuori, et questo ne succedeva, che nel levar la carta levava sempre l'istessa, quasi che fosse sforzato a estrahere fuor dal mazzo quella dove soggiunge (24).

 

Il qual Gioco reputato dal Cardano per prestigio humano, & non Diabolico, è stato fatto anco alla mia presenza dal gentilissimo Messer Abramo Colorni predetto, con infiniti altri di non minor meraviglia pieni; come quando fuor delle carte Tedesche diede in mano ad un Gentilhuomo una carta di fiore, & levando la mano la fece apparire una carta di Picche. Taccio di molti altri giochi di carti simili in vero stupendi toccati da me nell'annotationi sopra la mia Piazza, & di quell'altro, che fece alla presenza d'un Prelato in Ferrara, anzi nelle mani dell'istesso Prelato, al qual destramente fece apparire, che un' uovo fosse un carbone, come apparse anco a tutti i Circostanti. E un'altra volta a un giovine Spagnuolo, ch'era in compagnia d'un altro Prelato fece apparire, che un' uovo, che era sotto un capello da se stesso fosse sparito: come anco in tale occasione fece ballare in un bicchiero un' anello a suono di Cithara con molte altre galantarie; frà le quali e’ memorabile quella, che facendo portare certe noci in un piatto senza nissuno previo accordo, chiese a’ circonstanti, che secondo la forza dell'affetto loro verso di lui, con parole esprimessero qual sorte di Gioia ciascun bramase ritrovarsi in una sola di quelle noci, acciò egli col possesso di quella restasse ricco, & augurandoli ogn'uno, chi un Rubino, chi una Perla, chi un Carbone, & chi fino a un Diamante quadrato, data l'eletta a chi voleva levarne una del piatto, e fattoli animo anco a levarne un'altra in luogo della prima, se per sorte era pentito, & fattala spartire; fece apparire in quella sola tutte le sopradette cose bramate, essendo l' altre noci senza queste gioie con tanta maraviglia, &  riso d'ogn'uno, che molto tempo innanzi non s'havea ricevuto un spasso tale, & queste apparenze tutte da me viste sono indubitatamente senza operatione del Demonio, & io ne posso far fede a tutto il Mondo, perche egli per gratia sua s'è degnato farmi partecipe de’ modi, co’ quali opera in molte di queste sue fantasie curiose, accioche io potessi testificare in scritto non solamente d'haver visto, ma anco di sapere. Et perche io gli hò dato la parola di tacere i modi, sol posso dire in generale, che quasi tutte queste sono industrie di mani meschiate con accortezza d'ingegno, & con audacia di animo, & di parole e inganni supposititij destramenti operati, i quali son mirabili, perche s'ignorano i modi, & non per altro" (25).

 

Interessante osservare come il Garzoni abbia scritto “quasi tutte queste industrie” e non “tutte queste industrie” erano svolte attraverso capacità di mano. Infatti altre situazioni, assai più ‘maravigliose’ di quelle qui elencate, che sembravano davvero impossibili poter essere svolte attraverso qualche geniale trucco, venivano tacciate di influenza demoniaca. Non a caso molti prestigiatori, in alcune occasioni, dovettero spiegare i trucchi utilizzati per non incorrere nell’accusa di essere in combutta col demonio. 

 

Note

 

1 - Danilo Romei (a cura), Pietro Aretino, Poemi cavallereschi, Secondo volume dell’Edizione Nazionale delle Opere di Pietro Aretino, Roma, Salerno Editrice, 1995. Astolfeida, Canto Primo, 24. 

Edizione online: Banca Dati ‘nuovorinascimento’: 

http://www.classicitaliani.it/aretino/aretino05_Astolfeida.htm

2 - Ludovico Ariosto, La Cassaria, Comedia, Atto IV, Scena II, In Vinegia, Appresso Gabriel Giolito de Ferrari, MDXLVI [1546], p. 33r

3 - Giorgio Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Edizione integrale del 1568. Introduzione di Maurizio Marini, Torriana (Forlì), Orsa Maggiore Editrice, 1991, p. 1060.

4 - Kurt Volkmann, Das Becherspiel. Darstellung des Zauberers in der bildenden Kunst? Das 15. und 16. Jahrhunderte, Magischer Zirkel von Deutschland, Düsseldorf 1954 [I più antichi inganni: il gioco dei bussolotti nel XV e XVI secolo].  Per l'attribuzione del dipinto a un allievo piuttosto che a Bosch stesso, si veda: Matthijs Ilsink e Jos Koldeweij, Hieronymus Bosch: Visions of Genius, Mercatorfonds, Bruxelles, distribuito dalla Yale University Press, New Haven / Londra, 2016, pp. 64- 65.

5 - Si legga il saggio El Bagatella ossia il simbolo del peccato

6 - Padre Paolo Botti, Il parlar alle grate. Discorsi alle R.R. Monache morali, e spirituali sopra gli Evangelii delle Domeniche di tutto l’anno, Predica nella Domenica Sesta dopo Pasqua, Il Male non Male stimato, In Venetia, Appresso Pietr’Antonio Brigonci, MDCLXXXVIII [1688], p. 130.

7 - Isacco della Stella, I Sermoni, Volume Primo: Dalla Settuagesima alla Pentecoste, Sermone 32. Sermone Terzo per la prima domenica di Quaresima, Roma, Paoline, 2006, p. 249.

8 - Francesco Doni, I Marmi, Ragionamento Secondo, Vinegia, Francesco Marcolini, 1552, p. 35.

9 - Per Salterio deve intendersi il Rosario. Opera pubblicata postuma nel 1478. Online al link  http://musicasacra.forumfree.it/?t=44633312 del sito “Ecclesia Dei. Cattolici, Apostolici, Romani”.

10 - Cfr: Anton Emanuel Schönbach, Studien zur Geschichte des altdeutschen Predigt, in “Sitzungen und Berichte der philologisch-historischen Klasse der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften”, vol. 154, 1907, p. 44.

11 - Jacques le Goff, Mestieri leciti e mestieri illeciti, in “Tempo della Chiesa, tempo del Mercante”, Torino, 1997, pp. 58-59.

12 - Tomaso Garzoni, La Piazza Universale di tutte le professioni del mondo, Discorso CIV. In Venetia, Appresso Gio. Battista Somasco, MDCXXXVI [1586], pp. 757-758. 

13 - François Louis Gauthier, Traité contre l’amour des parures et de luxe des habits, Seconde Édition, A Paris, Chez Augustin-Martin Lottin, 1780.

14 - François Louis Gauthier, Traité contre les danses et le mauvaises chansons, Paris, Chez Antoine Boudet, 1769.

15 - In Mélanges de Politique, de Morale et de Littérature, extraits des Journaux de M. L’Abbé de Feller, Tome Premier, Louvain, Vanlinthout et Vandenzande, 1822, p. 307.

16 - Histoire de la Vertueuse Portugaise; ou le modèle des femmes chrétiennes. Par Mr. L’abbé Maydieu, chanoine de l’église de Tryes, en Champagne. Paris, Chez Charles-Pierre Berton, 1779.

17 - Mélanges de Politique,etc., op. cit, p. 216.

18 - Luigi Amabile, Fra Tommaso campanella. La sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Volume III, Nino Aragno Editore, 2006, p. 431. Ripresa dell’omonimo titolo pubblicato a Napoli nel 1882.

19 - D. Michele Piano, Istruzioni Dogmatico - Morali - Parrocchiali, Tomo V, Alba, Coi Tipi di Domenico Botto Tipografo vescovile ecc., MDCCCXXIII [1823], pp. 140-141.

20 - Si legga il saggio iconologico Il Matto.

21 - Tomaso Garzoni da Bagnacavallo, Il serraglio de gli stupori del mondo, di Tomaso Garzoni da Bagnacavallo. Diviso in Diece Appartamenti, secondo gli vari, & ammirabili oggetti. Cioè di mostri, prodigii, prestigii, sorti, oracoli, sibille, sogni, curiosita astrologica, miracoli in genere, e maraviglie in spetie. Narrate da' piu celebri Scrittori, e descritte da' piu famosi Historici, e Poeti, le quali talhora occorrono, considerandosi la loro probabilità, overo improbabilità, secondo la natura. Opera non meno dotta, che curiosa, cosi per Theologi ... come per Filosofi ... arricchita di varie annotationi dal M.R.P.D. Bartolomeo Garzoni suo fratello ... Con tre copiosissime tavole, Venezia, appresso Ambrosio, et Bartolomeo Dei, fratelli. Alla libraria dal San Marco, MDCXIII [1613].

22 - Ibidem, p. 224.

23 - Ibidem, p. 225.

24 - Idem

25 - Ibidem, p. 226.