Saggi di Andrea Vitali

Il Bagatto

 

Direttamente connesso a questo articolo è il saggio El Bagatella ovvero il simbolo del peccato a cui rimandiamo per completezza d'informazione.


Poi ch’io sento chiarlare le persone
qual dicon ch’io non vaglio un bagatino
e ch’io non son un barbaro, ma un cozzone.


                                             Giulio Cesare Croce



L'anonimo monaco autore del Sermones de Ludo chiama questo Trionfo con il termine El Bagatella definendolo "est omnium inferior" (è l'inferiore di tutti), a significare la sua minima valenza nell'uso ludico, valutazione che coincideva con il personaggio rappresentato, un "bagattegliere", considerato di infimo stato, una persona vile (cfr. la sottostante Addenda).
Bagatella è una parola italiana antica, ancora utilizzata ai nostri giorni, che significa "cosa di poco conto". Possiede inoltre altri due significati: gioco di prestigio - di bussolotti e inganno - e frode. Tale espressione fu utilizzata nei tre significati sopracitati da diversi autori italiani fra cui l'Aretino, l'Ariosto, e il Vasari.
Così scrive il primo di questi nell'Astolfeida, Opera delettevole da leggere che contiene la Vita e Fatti de tutti li Paladini di Francia e di dove nacque la casa di Maganza e chi fu Gano e di che genti condizione fu la sua Genologia cosa bellissima d'Amore e gran Bataglie di Orlando e di Rinaldo: "Vivian vivachiava a scrocco in corte, / con tutti alzando il fianco a corpo sciolto; / Guicciardo, Alardo mai uscir le porte / di Montalban, che no li fussi tolto; / mastro di spirti e bagatelle a sorte / fu Malagigi, e cangiò forma e volto, / come fean mastro Iaco e mastro Muccio / in Roma trarre' ognun fino al cappuccio" (Canto Primo, 24). (Vivian vivacchiava a scrocco presso la corte abbandonandosi senza misura alla crapula con chiunque fosse disponibile; Guicciardino e Alardo non uscirono mai dal castello avito di Montalbano senza che questo fosse immediatamente conquistato dai nemici; Malagigi fu negromante e prestigiatore e cambiò fattezze e volto come fecero Iaco e Muccio, anch'essi maestri di imbrogli, i quali a Roma attraverso l'inganno spogliarono i malcapitati dalla testa i piedi, compreso il loro cappuccio).
La Cassaria fu scritta inizialmente in prosa dall'Ariosto nel 1508 che la tradusse successivamente in versi tra il 1528 e il 1529. Il suo titolo si deve ad una cassa che si trova al centro dell'intrigo narrato. L'azione si svolge nella città greca di Metellino ed è alimentata soprattutto dalle trovate di due servi astuti, Volpino e Fulcio. Questi sono i versi che l'Ariosto mette in bocca a Volpino in riferimento al nostro termine: "Anzi l'ora è senza dubbio / Più presta che 'l bisogno e il desiderio / Nostro non era: anzi non potea giungere / Più a tempo. Venga, venga pur, che acconciomi / Son con la tasca, et un giuoco apparecchioli / Di bagatelle, il più bello e mirabile / Che si vedesse mai" (Atto IV, Scena II).
Il Vasari riferendosi al pittore Giovannantonio detto "Il Soddoma da Verzelli", chiamato anche Mattaccio, dice fra l'altro di lui: "Ma egli ebbe sempre l'animo alle baie e lavorò a capricci, di niuna cosa maggiormente curandosi che di vestire pomposamente, portando giuboni di brocato, cappe tutte fregiate di tela d'oro, cuffioni ricchissimi, collane, et altre simili bagatelle e cose da buffoni e cantanbanchi" (Giorgio Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, 1550).
Nel dialetto milanese la parola bàgát significa chiacchierone e l'espressione scart bàgát fare un lungo discorso, come quelli che intraprendevano i prestigiatori medievali (ma anche quelli di oggi) per incantare il pubblico.
La figura del Bagatto, un prestigiatore per eccellenza o abile imbonitore, è rappresentato nei Tarocchi Visconti Sforza da un personaggio riccamente vestito, seduto ad un tavolo sul quale compaiono diversi oggetti, con in mano una bacchetta, il tipico strumento adottato per questa professione (figura 1). Ritengo che le affermazioni che individuano in questa immagine, come in quella presente nei Tarocchi d'Este (figura 2), una tavola imbandita per un pasto non siano esatte, in considerazione degli oggetti posti sul tavolo e in mano al Bagatto in quelli d'Este, e per il significato del termine Bagatella come sopra abbiamo evidenziato, cioè cosa di poco conto, il quale, per estensione, accomunava nella medesima considerazione coloro che si dedicavano a tale attività. Direi piuttosto che la pietanza, il bicchiere e il coltello presenti sul tavolo nel Tarocco Visconti Sforza si connotano come oggetti predisposti dal prestigiatore per destare "meraviglia". Non si comprenderebbe, fra l'altro, la presenza della bacchetta "magica" tenuta in mano dal giocoliere che certamente non si sarebbe seduto per mangiare con un oggetto così ingombrante, a meno che questo non servisse per fare, appunto, qualcosa d'altro.
Il Medioevo sembrava mostrare sentimenti ambivalenti nei confronti dei giocolieri (il termine prestigiatore è di estrazione moderna). Le loro esibizioni erano infatti generalmente gradite, ma i loro metodi vennero spesso condannati specialmente da gente di Chiesa e magistrati che a volte vietarono loro di esibirsi in alcune città. Nel 1250, per esempio, Luigi XI vietò l'entrata ad acrobati e prestigiatori in diverse città francesi.
Era quello un periodo molto confuso, in cui le superstizioni e le paure per l'occulto, per le streghe e i per demoni erano assai vive e un uomo in grado di tagliare e risanare un fazzoletto di stoffa poteva facilmente essere accusato di essere in combutta con il diavolo.
L' incredulità che, per esempio, il gioco dei bussolotti, il più conosciuto e praticato in Europa fra quelli di prestigio poteva destare, si evince dall'atteggiamento stupefatto dipinto nel viso di un astante (figura 3) nell'opera di Bosch Il prestigiatore (figura 4).
Un giocoliere con il tipico berretto da giullare si trova invece nella carta Rosenwald (figura 5), mentre occorre creare una connessione fra la concezione dello scarso valore attribuito al lavoro del Bagatto con il lavoro dell'Artixan, che troviamo nella terza carta dei Tarocchi del Mantegna (figura 6). (Si legga al riguardo il saggio El Bagatella, ossia il simbolo del peccato) .
Dobbiamo infine ricordare che l'attività dei giocolieri era considerata fra quelle protette dalla Luna, come ritroviamo in una miniatura del Codice de Sphaera (figura 7 - I Figli della Luna, cod. est, lat. 209, sec. XV) presente presso la Biblioteca Estense di Modena e in un'incisione dalla serie dei Pianeti del Mittelalterliches Hausbuch (Il Libro della Casa) sempre dello stesso secolo (figura 8 - I Figli della Luna).


Sul motivo della presenza della figura del Bagatto quale prima carta dei Trionfi si legga il saggio El Bagatella ovvero il simbolo del peccato.

 

Anticipando quanto scritto nel saggio, il Bagatto sta a rappresentare nei tarocchi, l'uomo che, a differenza del Matto, crede in Dio, ma non ritiene necessario osservare alla lettera i comandamenti. Da questo atteggiamento nasce il 'peccato bagatella' uno dei più esecrabili per la Chiesa Cattolica: "Siamo in certi tempi, ne’ quali i peccati più gravi si stimano bagatelle, galanterie, scherzi, e burle" (Padre Paolo Botti, Il parlar alle grate. Discorsi alle R.R. Monache morali, e spirituali sopra gli Evangelii delle Domeniche di tutto l’anno, Predica nella Domenica Sesta dopo Pasqua, Il Male non Male stimato, In Venetia, Appresso Pietr’Antonio Brigonci, MDCLXXXVIII [1688], p. 130).

 


                                                                                             ADDENDA



Anche se non riguarda espressamente questo trionfo dal punto di vista iconografico, penso sia interessante conoscere gli scritti seguenti che riporto dall'opera Il Serraglio de gli stupori del mondo di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo, opera del 1585, e questo per tre motivi:
il primo è per conoscere l'atteggiamento che gli uomini del Rinascimento assumevano nei confronti dei giochi dei prestigiatori.
il secondo perché appare la parola bagatteglieri in riferimento appunto a coloro che svolgevano tale attività, persone considerate vili.
il terzo infine per due esempi riportati dall'autore di giochi di prestigio rinascimentali attuati con le carte.
Il titolo completo dell'opera è Il serraglio de gli stupori del mondo, di Tomaso Garzoni da Bagnacauallo. Diuiso in diece appartamenti, secondo i vari, & ammirabili oggetti. Cioè di mostri, prodigii, prestigii, sorti, oracoli, sibille, sogni, curiosita astrologica, miracoli in genere, e marauiglie in spetie, narrate da' piu celebri scrittori, e descritte da' piu famosi historici, e poeti, le quali talhora occorrono, considerandosi la loro probabilita, ouero improbabilita, secondo la natura. Opera non meno dotta, che curiosa, cosi per theologi ... come per filosofi ... arricchita di varie annotationi dal m.r.p.d. Bartolomeo Garzoni suo fratello ... Con tre copiosissime tauole.
I passi sotto riportati appartengono all'edizione stampata a Venezia "appresso Ambrosio, et Bartolomeo Dei, fratelli. Alla libraria dal San Marco, 1613".



Incomincia l'Appartamento prestigioso del Serraglio Stuporoso
Diviso in Varie Stanze


                                                                                                  STANZA PRIMA



Curiosissima certo, stuporosa, & senza dubbio desiderata da ogniuno è la materia de' prestigij; imperoche tutti bramano di satiar l'intelletto loro intendendo il modo, col quale si fanno infinite apparenze à gli occhi di questi, & di quell'altro tanto meravigliose, che gli animi restano attoniti à un certo modo, & rimirarle, però hora sono per affaticarmi per mostrar diligentemente la verità delle cose tanto con brevità, quanto con distinzione nel modo più possibile in questo particolare (pag. 224).


Il suo inventore [del prestigio] (dice l'istesso [Pico della Mirandola]) fù Mercurio, et questo a mio credere intende egli quanto al prestigio cattivo. Onde notisi, che varie sono le specie de prestigij; ci è una forte, che vien chiamata apparenza, over prestigio Giocolatorio, il qual s'esercita a guisa della Comedia et da persone vili, come da Ceratani et bagatteglieri, su le piazze, & su l'hosterie, et anco da persone nobili.....(pag. 225)


Solo il Cardano de' tempi nostri Autore non ignobile ha scoperto qualche cosa delle invenzioni di costoro nel lib. De Mirabilibus & in diversi altri libri per essere stato huomo curioso di tutte le sorti di professioni. Nomina egli nel predetto lib. Francesco Somma Napolitano nobile giovanetto di 22. anni molto virtuoso, & di tali apparenze giocolatorie prattico fuor di modo: come quello (dice egli) che frà l'altre cose né giuochi di carte usati da esso alla presenza solo di persone nobili, spargeva le carte sopra la tavola, & l'allargava, ò difendeva in mucchio, et comandava che fuor dal mucchio se ne prendesse una, & s'ascondesse, & indi preso il mazzo delle carte, le meschiava , & indovinava precisamente qual era quella, ch'era restata ascosa: oltra diciò (ch'è maggior meraviglia) posta la carta nel mazzo, et deposto il mazzo da banda, comandava, che questi et quello ne levasse una fuori, et questo ne succedeva, che nel levar la carta levava sempre l'istessa, quasi che fosse sforzato a estrahere fuor dal mazzo quella dove soggiunge (pag. 225).


Il qual Gioco reputato dal Cardano per prestigio humano, & non Diabolico, è stato fatto anco alla mia presenza dal gentilissimo Messer Abramo Colorni predetto, con infiniti altri di non minor meraviglia pieni; come quando fuor delle carte Tedesche diede in mano ad un Gentilhuomo una carta di fiore, & levando la mano la fece apparire una carta di Picche. E un'altra volta (che fu cosa più stuporosa) diede le due carte in mano a un altro diverse, & gliele fece chiudere in seno, & poi imaginarsi qualche cosa di se degna, & all'ultimo li propose un partito, che se voleva, che la prima estrata dicesse quel tanto, ch'egli imaginato si havea la causasse fuori, se non aspettasse la seconda, & appigliandosi egli alla seconda, cavò fuori la prima dipinta di quelle picche, con le quali se l'avea posta in seno, & nel cavar la seconda la trovò carta bianca con lettere maiuscole in mezzo, ch'erano applicabili almeno al suo pensiero, restando quel Gentiluomo rosso per meraviglia di tal burla (pag. 226). (Traduzione in Italiano corrente:"Tale gioco che è ritenuto dal Cardano opera di prestidigitazione umana e non diabolica, è stato fatto anche alla mia presenza dal gentilissimo Signor Abramo Colorni menzionato precedentemente, assieme ad altri giochi altrettanto stupefacenti: come quando dal mazzo delle carte tedesche diede in mano a un gentiluomo una carta del seme di fiori e, togliendo la mano. la fece apparire di picche. Mentre un'altra volta, e la cosa fu ancor più sorprendente, diede due carte diverse in mano a un altro, gliele fece chiudere in petto dicendogli di pensare a qualcosa che avesse a che fare con lui, E infine gli propose un gioco, che se voleva che la carta estratta per prima corrispondesse a quel che egli aveva pensato la tirasse fuori a meno che preferisse la seconda. Avendo egli deciso per la seconda, tirò fuori la prima del seme di picche con cui se l'era messa in petto, ma nel trarre fuori la seconda la trovò bianca con in mezzo delle lettere maiuscole che avevano a che fare con quel che aveva pensato, cosicché quel gentiluomo arrossì per lo scherzo").

 
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