Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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Taroco Satiro - 1605

L’attributo di falso a un tempio pagano

 

Copyright  Andrea Vitali  - © ATutti i diritti riservati 3 gennaio 2019

 

In un testo del 1605 composto da Andrea Cittadella troviamo la seguente frase riferita all’Arena (1) di Padova: “[….] ove già pubblico teatro certo per gioco ad uso di spettacolo scenico armigero (1) e ferino (2) fatto di giro mezzo lunare, e forma semicircola vicino al taroco satiro da Henrico Imp.e (3) donati al Vescovo Milone il 1090 per vanitose Deslamaini e poi luoco de Scrovini (4) che vi furono sepeliti il 1390” (2).

 

(1) armigero = combattimneti fra gladiatori

(2) ferino = combattimneti con animali

(3) Imp.e = Imperatore

(4) Deslamaini e Scrovini = Dalesmanini e Scrovegni, antiche e nobili famiglie di Padova

 

Le ovvie domande da porsi è cosa fosse il Satiro e per quale motivo, nella mente dello scrittore, doveva considerarsi ‘taroco’.

 

Prima di rispondere, occorre procedere a un’introduzione poiché, quando si parla del ‘Satiro’, gli storici da un lato pensarono che fosse da individuare in un teatro scoperto in occasione di scavi nel 1775 sotto la piazza conosciuta come il Prato della Valle, e dall’altro invece in una struttura a se stante, probabilmente attigua all’Arena stessa.

 

Il Prato della Valle, la più grande piazza di Padova, deve la sua struttura attuale all’epoca settecentesca con un’isola centrale ovale, circondata da un canale con un doppio anello di 78 statue, realizzate fra il 1775 e il 1838, alle sue sponde. L’isola è chiamata Memmia in onore di Memmo, il Provveditore della città che nel sec. XVIII bonificò il luogo divenuto paludoso.

 

Un tempo venne chiamata anche Valle dei Morti in base alla supposizione che da qualche parte vi fosse stato sepolto, fra gli altri, Tito Livio.

 

Scavi effettuati nel 1775 portarono alla luce un grande anfiteatro romano, databile verso il 60 d. C. Ampie furono le descrizioni compiute dagli storici su questo teatro, come quella di Antonio Neumayr il quale nel 1807 scrisse:

 

“Non solo l'antica Storia, ma alcuni avanzi disotterrati ci manifestano che in questo Prato esisteva un Teatro di costruzione antica, ove si esponevano delle satiriche Rappresentazioni, così dette, perchè in esse v'erano sovente introddotti degli attori colla maschera da Satiri, e quindi perciò denominato il Satiro; locchè si rileva da un Diploma di Enrico III. Imperatore, IV. Re d'Italia, Marito della Regina Berta, ad istanza della quale nel 1090 lo donò egli a Milone allora Vescovo di questa Città; arenam quoque cum Satyro ec. Questo Satiro secondo i più accreditati Scrittori fu poi corrottamente denominato il Zairo. In questo Teatro non sdegnarono di recitare gli Uomini più famosi e cospicui, se si presta fede a Sifilino nel seguente passo. Thrasea Patavii (1) in Patria Tragædiam egit, ut mos erat in quibusdam ludis, qui trigesimo quoque anno fieri consueverant “. Raccogliesi un'eguale opinione in Tacito: “Thrasea Patavii, unde ortus erat, ludis cesticis a Trojano Antenore instituti, habitu tragico cecinerat”. Le fondamenta, ed alcuni vestigi del Zairo furono scoperti all'occasione di scavare il fiumicello intorno la Piazza del Prato della Valle verso l'Ospizio de' Padri Agostiniani di Monte Orione, come ci fa fede la Dissertazione del dotto Sig. Professore Stratico, dove sotto il titolo Dell’ antico Teatro dì Padova si raccoglie l'estesa descrizione del Zairo. Quest'opera merita di essere annoverata tra le migliori di questo argomento” (3).

 

(1)  Thrasea Patavii  = Si tratta di Traseo Peto, celebre attore nella Roma antica.

 

Lo scritto sopra riportato denuncia un errore di intepretazione da parte dell'autore, il quale intese che l'area donata dall'Imperatore al Vescovo Milone  fosse lo spazio dove sorgeva il teatro detto Satiro quando invece la donazione consistette nell'ampio spazio dell'Arena posizionata in diversa parte della città. Ciò si evince dal fatto che vengono citate dal Cittadella le famiglie degli Dalesmanini e degli Scrovegni che inglobarono con il tempo le terre dell'Arena. D'altronde era facile cadere nell'errore in quanto sia il Teatro che l'Arena erano di forma semicircolare.

 

Ritornando al teatro detto il Satiro, la sua conformazione venne ben illustrata da Giovambatista Rossetti in un’opera sugli aspetti artistici della Città:

 

“Nello scavarsi l’alveo del detto fiume furono scoperte in parte, come Sopra toccai, le fondamenta del sopraddetto antichissimo Teatro, nominato il Satiro, e corrottamente il Zairo, come si disse. Furono seguite le traccie di esse fondamenta, dalle quali si rilevò essere stato Teatro, formato secondo l'uso degli antichi Romani, e ad un di presso simile alla pianta rapportata dal Perrault nel compendio dell'Architettura Generale di Vitruvio, ec. stampa di Venezia 1747. presso Giambatista Albrizzi. L' Iconografia di esso, o sia piano, o come suol dirsi pianta, era un semicircolo, tutto all' intorno, del quale vi facevano i gradi, o sieno scalini, ove sedevano gli Spettatori. Scopersero parimenti il Pulpito, o sia il Teatro, e comunemente il palco o sia scena, ove gli Attori facevano le loro rappresentazioni, e questo era in linea retta, dirimpetto alle Scalinate, il quale chiudeva esso semicircolo. Impropriamente l'Ongarello chiama quello Teatro Coliseo” (4).

 

Come riportato dal Rossetti, il nome ‘Satiro’ attribuito al teatro venne successivamente corrotto in ‘Zairo’, così come risulta da un documento del 1077, termine la cui etimologia, secondo gli storici potrebbe derivare da ‘Satiro’, di origine dialettale, oppure da ‘Theatrum’, di origine latina.

 

In occasione degli scavi settecenteschi, su quanto venne portato alla luce si realizzò nel 1795 una sua ipotetica ricostruzione, ora presente presso la Biblioteca Civica di Padova (5) e si teorizzò che l’edificio avesse un raggio complessivo di 125 piedi, in pratica 40 metri, numero che nel 1823, in seguito a ulteriori indagini, venne portato a 50 metri.

 

 

Teatro satiro

 

 

Nelle sue fondamenta furono fra l’altro rinvenute le tracce di un circo per le corse dei cavalli, mentre si conosce che all’epoca delle persecuzioni contro i primi cristiani, tale circo venne utilizzato per combattimenti fra gladiatori. In quel luogo vennero martirizzati Santa Giustina e San Daniele, due dei quattro patroni della città.

 

Un dilemma che coinvolse gli storici fu di comprendere se il Satiro citato dal Diploma di Enrico III con la scritta “arenam quoque cum Satyro cum famulis et famulabus ad eamdem pertinentibus” (arena con anche il Satiro, con la servitù e i ministri) si riferisse in effetti all’antico teatro romano, dato che era appunto chiamato con quel nome, oppure se si trattasse di un’ulteriore struttura e se questa fosse posizionata nei pressi di quel teatro oppure vicina all’Arena vera e propria dislocata dall’altra parte della città. Diversi storici ipotizzarono che l’Imperatore si riferisse sia all’Arena che ai resti dello Zairo, l’antico Satiro, e che con tale privilegio concesso su due luoghi posti alle estremità della città ed esterni al cerchio delle mura, si volesse dimostrare un’estensione della giurisdizione vescovile.

 

In pratica, quanto scritto nel Diploma della Donazione e cioè arenam quoque cum satyro favorisce l’ipotesi che si trattasse di una struttura altra rispetto al teatro. L’idea di alcuni storici che vedevano nello Zairo un luogo di intrattenimento dove si recitavano buffonerie satiresche e drammi dove alcuni attori si travestivano da satiri, secondo l'asserzione di Vitruvio Pollione, secondo cui era detto Satiro “un luogo, nel quale si faceva una scena rappresentante un paese selvaggio, per recitarvi poemi satirici” non permetterebbe di identificare tale luogo con il Satiro, poiché lo Zairo era un teatro vero e proprio dove venivano recitate tragedie, commedie e altro ancora.

 

Ma con il termine di Satiro si designavano nell’antichità anche altri generi di luoghi. Lo storico locale Ongarello, scrisse che  “era in quella Arena un luoco dove si cantava le historìe, et le cose gentile, che se chiamava el Satiro, perchè li Satiri, et li Poeti cantavano le cose che fatte havevano” (6), assecondando con ciò la tesi che il Satiro fosse luogo diverso dallo Zairo, coincidendo invece con una struttura vicina all’Arena vera e propria, mentre il Fascio riteneva che il Satiro fosse “un tempio nel quale i Gentili si congregavano, secondo il loro costume, a cantare ed udire le loro gentilizie deprecazioni, detto il Satiro dalli ministri, o sacerdoti chiamati Satiri, che in esso si ragunavano” (7).

 

Come abbiamo potuto osservare, Andrea Cittadella scrive che il Satiro si trovava nei pressi dell’Arena.

 

A questo punto occorre dire che la Chiesa del tempo, fin dal sec. XII organizzò nel Prato della Valle dove appunto si trovava il teatro Zairo delle Sacre Rappresentazioni, tanto è vero che i Padovani si stimarono essere stati i primi in Europa a proporre eventi di quel genere contro la presunzione dei Francesi.

 

Scrive al riguardo il Rossetti:

 

“In un antico manoscritto delle cose di Padova, ora esistente presso i Padri Somaschi della Salute di Venezia, leggesi la seguente notizia: Anno MCCXLIII. Galvano Lanza predetto Podestà di Padova e Vicario. Nel qual tempo fu fatta la RAPPRESENTAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CHRISTO sul Pra della Valle nella festa di Pasqua” (8), continuando poi a descrivere altre rappresentazioni religiose che regolarmente si tenevano in quello spazio.

 

A questo punto forniamo il motivo per cui Andrea Cittadella attribuì l’aggettivo di ‘taroco’ al Satiro che si trovava nei pressi dell’Arena.

 

Come abbiamo visto, esistevano due strutture chiamate ‘Satiro’: la prima inequivocabilmente era il Teatro situato nel Prato della Valle, teatro che col tempo assunse il nome di Zairo; l’altro era formato da una struttura presente nei pressi dell’Arena. Si trattava quest’ultima di un tempio dove, come sopra descritto dagli storici locali, i pagani, chiamati satiri, si radunavano per cantare e pregare, un luogo definito dagli stessi con il nome di Satiro.

 

Quindi il Cittadella nel chiamare Satiro quest’ultimo luogo, gli attribuì l’appellativo di taroco in quanto trattavasi di una struttura inferiore rispetto la grande teatro, quasi fosse un falso satiro, per distinguerlo dall’altro più rinomato. In tal senso ritorna ancora una volta il significato di tarocco come cosa falsa,  matta, secondo quanto da noi espresso altrove. Non a caso, ancora oggi noi chiamiamo l’oro falso con l’appellativo di oro matto (9).  

 

Ma potremmo dire ancora di più, in quanto quel luogo utilizzato dai pagani per le loro “gentilizie deprecazioni” come scrive il Fascio, non poteva che essere considerato come un luogo ‘taroco’, cioè un posto frequentato da folli in quanto seguaci di una religione altra, demoni per il Cristianesimo, come erano infatti considerati da quest’ultima i satiri (10). E lo stesso venne considerato il grande Zairo, poiché anche in quel luogo venivano sovente recitate commedie da persone vestite da satiri, tanto che, per esorcizzare quel luogo, ovvero il Prato della Valle, la Chiesa vi introdusse l’usanza, come sopra espresso, di utilizzarlo per sacre rappresentazioni.

 

Note

 

1 - A Padova esisteva un’Arena molto simile a quella di Verona, la quale, in seguito alle invasioni barbariche, divenne una cava di pietra per essere inglobata successivamente nei palazzi dei Dalesmanini, degli Scrovegni e dei Foscari. Molte pietre dell’arena vennero utilizzate per la costruzione di Venezia.

2 - Andrea Cittadella, Descrittione di Padoa e suo territorio: con l'inventario ecclesiastico: brevemente fatta l'anno salutifero MDCV et in nove trattati compartita con tavola copiosa, Venezia, Conselve - Veneta, 1993, p. 64. Trascrizione del manoscritto BP 324 della Biblioteca Civica di Padova.

3 - Antonio Neumayr, Illustrazione del Prato della Valle ossia della Piazza delle Statue di Padova, Parte Prima, Nel Seminario di Padova, MDCCCVII [1807], p. 14.

4 - Giovambatista Rossetti, Descrizione delle Pitture, Sculture ed Architetture di Padova, Con alcune Osservazioni intorno ad esse, ed altre curiose Notizie, Parte Prima, Edizione terza accresciuta e migliorata, In Padova, Nella Stamperia del Seminario, MDCCVXXX [1780], p. 228.

5 - R.I.P. 1125.

6 - Bruno Brunelli, I Teatri di Padova dalle Origini alla fine del Secolo XIX, Padova,  Libreria Angelo Draghi, 1921, p. 7.

7 - Idem.

8 - Giovambatista Rossetti, op. cit., p. 222.

9 - Al riguardo si legga il saggio Il Significato della parola Tarocco.

10 - Sul Significato di tarocco come folle, matto si leggano i saggi Tarocco sta per Matto e Il significato della parola Tarocco.