Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Tarocchi Istruttivi in Sicilia - 1737

L’usanza di educare i giovani attraverso un mazzo di carte

 

Saggio di Andrea Vitali, marzo 2021

 

 

L’usanza di produrre carte da gioco di carattere istruttivo fu una moda che si riscontrò in tutta Europa fin dal Seicento, con la produzione di giochi per insegnare e memorizzare la geografia, gli stemmi araldici, le vicende bibliche e storiche, i personaggi mitologici, la musica, ecc.

 

Ricordiamo al riguardo le Carte da Gioco Geografiche di Stefano della Bella (Firenze 1610-1664); le anonime Cartes pour conduire à l’intelligence de la Fable et servir de secours à la connaissance de l’histoire (c. 1700) (foto 1); i mazzi anonimi Jeu de cartes mythologiques,Jeu des Rois de France,Jeu des Rois d’Angleterre, Jeu de Don Quichotte editi in Francia verso la metà del sec. XVIII; il mazzo sempre anonimo del primo decennio dell’Ottocento Gioco di carte storiche del Nuovo Testamento eil Jeu des cartes instructives sur le Vieux Testament di J. Lator (1830) oltre al Jeu de la musique, avec théorie musicale (1860) (foto 2) e il Musikalische Kartenspiel pubblicato a Darmstadt verso il 1870.

 

Nel 1725 a Bologna il canonico Montieri pubblicò un tarocchino geografico, abbinando alle figure dei Trionfi, riportate nella parte superiore delle carte, informazioni geografiche riguardanti l’Italia, l’Europa e il mondo intero, inserendo inoltre stemmi araldici nelle carte dei semi. In questo gioco, chiamato L’Utile col diletto, ossia geografia intrecciata nel giuoco de Tarocchi con le insegne degl’Illustrissimi ed Eccelsi Signori Gonfalonieri ed Anziani di Bologna dal 1670 al 1725, il Montieri illustrò “Le dieci parti principali” dell’Europa, l’America, l’Africa e l’Asia con figure di Mori che rappresentavano, senz’altro meglio dei Papi, l’aspetto esotico degli ultimi tre continenti. Nel libretto informativo sul gioco, abbinato al mazzo, che ebbe l’imprimatur per la stampa il 6 agosto del 1725, egli spiegò di aver sostituito i quattro Papi con quattro Satrapi, da considerare con le stesse prerogative, nell’uso ludico, dei Papi (1).

 

Fra altri religiosi che compresero l’utilità di comporre giochi di carte con immagini ispirate a personaggi o a valori cristiani, ricordiamo l’Abate Enea Gaetano Milani da Siena, il quale, come apprendiamo da uno scritto settecentesco, “per ammaestrare non solo la Nobile Gioventù nelle proprie Case, e ne’ Collegi, e ne’ Seminari, ma ancora le Monache, ed i Religiosi dentro i loro Chiostri, anche senza voce viva di tanti diversi precettori, e senza tanti volumi, ha inventato il mezzo di piacevoli trastulli, e di molti, e varj eruditi giuochi”. Si trattava di “Giuochi santificati e virtuosi” incentrati sulla storia sacra accanto a quella profana, con la serie dei Patriarchi, dei Giudici, dei Profeti, dei Re, con il numero e la qualità dei Sacri Libri e tanto altro ancora, disposti in caselle su grandi fogli di cui si suggeriva di adornare le sacrestie, i sacri chiostri, le camere e le scuole affinché potessero essere presi dai ragazzi e ritagliati a guisa di carte da gioco. “E questi stessi tagliandosi,  si riducono in nobil mazzo di Carte, come l’Autore ha già fatti ridurre, dorate attorno, e colorite, per farsi con esse diversi giuochi […]. Con quanta facilità potranno ora i fanciulli, giuocando, succhiare col latte le Massime della Morale Cristiana, tratte dal più puro, e limpido fonte, ch’è la Sacra Scrittura, alle cui acque da pochi per ordinario si accostano le labbra, o per negligenza, o per isvoglatezza!”.

 

Al religioso non mancò poi l’ispirazione di dedicare anche ai tarocchi giochi siffatti, manifestando di conoscere molto bene il significato mistico della Scala. Leggiamo quanto riportato al riguardo: “Chi può non lodare il buon’ordine, e disposizione di tante materie situate ne’ lor particolari quadretti? In cima de’ quali quadretti in altre caselle più piccole sono accennate le materie trattate nel corpo delle carte, e sono scritte le marche proprie, e particolari d’ogni carta medesima, così all’Italiana come alla francese, e le lettere grandi e picciole coll’ordine dell’alfabeto, e le sillabe, ed in alcune i numeri per li Trionfi, o Tarocchi (giacché per quanto dichiarasi nell’avviso suddetto potrà con esse carte giuocarsi alle Minchiate, ed a qualunque altro giuoco più usato, e dilettevole co’ mazzi di 40. o di 52. o di 97) e giuocando imparare” (2).

 

Su come insegnare ai giovani la geografia, la storia e altre materie facendo riferimento alle carte e ai tarocchi, un settecentesco volume raccoglie il pensiero di due Accademici dei Trasformati di Noto, il Taciturno e il Volgare.  L’opera venne posta in luce da un terzo personaggio appartenente alla medesima Accademia (3).

 

A differenza dei sopracitati religiosi, le carte se pur intese come un possibile strumento su cui operare per un fine educativo, non erano dai due Accademici ben viste, tanto far esclamare “Finalmente cosa sono le Carte? Altro, che quaranta Individui ordinati sotto quattro diverse Spezie, e tutte piene di bagatelle, e di ciancie!”, ravvisando in esse un male dato che si vedeva la perduta gioventù andar “dietro le Carte, e i Tarocchi, fin a consumarvi le intere giornate chiusa fra quattro mura, e passarvi allegramente le sere interminabili dell'inverno”. E ancora, rincarando la dose “Io, a dirla come l’hò, non voglio internarmi a trovar patti su le Carte, e i Tarocchi, che quasi per istinto, fin dalla fanciullezza ebbi in disprezzo” (4).

 

In ogni modo e tutto sommato, potevano servire. D’altronde quei quaranta individui, ovvero le quaranta carte numerali dei quattro semi, avrebbero potuto essere chiamati anche Atomi, i quali, una volta mescolati fra loro, avrebbero prodotto tanti corpi diversi quanto le combinazioni che si potevano ottenere attraverso il gioco. Nello stesso tempo, i quattro semi potevano essere interpretati come i Quattro Elementi, i cui diversi temperamenti, mischiati fra loro, erano in grado di dar luogo a un molteplice numero di sostanze, tante come erano i giochi delle carte. E allora invece di dire Coppe e Oro (Danari) perché non dire ‘Terra ferma settentrionale’ e ‘Terra ferma meridionale’, e invece di chiamarle Mazze (Bastoni) e Spade indicarle come ‘Isole del Mediterraneo’ e ‘Isole dell'Oceano’? Per il divertimento non sarebbe cambiato nulla! Anzi si sarebbe unito l’l’utile al dilettevole in quanto si sarebbero contati sulle dita quaranta nomi di buona erudizione in grado di far crescere la voglia di studiare.

 

Se quanto espresso si riferiva alle carte da gioco normali, parlando invece di Tarocchi sarebbe stato sufficiente unire quattro Mari, confacenti ai semi, per arrivare a dieci numeri e quattro figure (le quattordici carte numerali e di corte), mentre per i 22 Trionfi ci si sarebbe avvalsi dei nomi di 22 Fiumi. Un’operazione che attraverso il dialogo dei due Accademici fa comprendere come qualsiasi campo dello scibile poteva essere insegnato se fatto diventare un gioco di carte.

 

Ad esempio, per insegnare la Morale, le quattro virtù Cardinali avrebbero potuto prendere il posto dei Re, sostituendo poi i rispettivi Assi con l’Intelletto della Prudenza, la Volontà della Giustizia, l'Irascibile della Fortezza e il Concupiscibile della Temperanza, così che unendo a esse, quali carte numerali, le virtù subalterne di ciascuna virtù principale, unitamente ai due vizi opposti, si poteva giungere a creare un bel mazzo di carte istruttive.

 

Volendo poi costruire un mazzo di Tarocchi, si sarebbe potuto far riferimento per i 22 Trionfi agli affetti dell’Animo, da quelli più semplici ai complessi, elencati da uno degli Accademici in numero di 22:

 

Amore

Odio

Desiderio

Fuga

Diletto

Dolore

Speranza

Disperazione

Audacia

Timore

Ira

Lenità (Mitezza)

Vergogna

Sfacciataggine

Indignazione

Compassione

Invidia

Emulazione

Gelosia

Pentimento

Sinderesi

Rimorso

 

A questo punto il Taciturno volendo discernere di geografia e nello specifico di isole disse al Volgare che per fare due classi di isole, si sarebbero potute prendere dieci di queste del Mediterraneo e dieci dell'Oceano. Ma “Per discernere i Regni di Terra ferma che faremo?” domandò il Taciturno all’amico.

 

Alla domanda il Volgare rispose che se avessero distinto, come già detto, i Regni più Meridionali dai più Settentrionali si sarebbero ottenute le 40 carte, mentre per i Tarocchi sarebbe stato necessario accoppiare in qualche modo i quattro Mari per ogni seme, e affidarsi a 22 Fiumi per i Trionfi. A questo punto si rendeva in ogni modo necessario individuare una singola parola per ogni seme, al fine di far risparmiare ai giocatori una lunga cantilena, quale ad esempio, giocando un Quattro, dover dire “Gioco un Quattro di Terra ferma settentrionale” oppure nel caso di un Re “Re delle Isole dell’Oceano” e così via. Su questa necessità il Volgare era già pronto, proponendo al compagno di dedicare i quattro semi delle costruite carte geografiche ad altrettante quattro Costellazioni “da qua del Tropico” individuando le più adatte per le Terre prese in considerazione. “In tal guisa potremmo dare la Terra ferma più settentrionale al Cigno, l'altra men settentrionale alla Lira; le Isole dell'Oceano all’Orsa, e quelle del Mediterraneo alla Corona, se tanto le parrà bene. Quindi per avere una pronunzia sbrigata si: dirà E.G. Cavallo dell'Orsa, Fante della Corona, Sette del Cigno, Asso della Lira. &c. O se ciò non le piace, potremmo dedicare le quattro classi, a quattro Eroi: le due del Mediterraneo a due celebri Argonauti, e le due dell'Oceano a due valenti Piloti della famosa nave Vittoria. Mi rimetto; cominciamo a digerire meglio scrivendo le Carte da farsi”.

 

Si riporta di seguito il testo originale del dialogo:

 

“Io vedo, disse, sig. Taciturno, andar perduta la Gioventù dietro le Carte, e i Tarocchi, fin a consumarvi le intere giornate chiusa fra quattro mura, e passarvi allegramente le sere interminabili dell'inverno. Finalmente cosa sono le Carte? Altro, che quaranta Individui ordinati sotto quattro diverse Spezie, e tutte piene di bagatelle, e di ciancie! Asso, due, tre, Donna, Cavallo, Re, Coppe, Mazze, Spade. E questi, c’a dir vagamente porremmo appellarli quaranta Atomi, i quali mescolati tra se producono tanti corpi diversi, quanti avvengono accidenti nel giuoco; o pure quattro Elementi, dal cui diverso temperamento per vari gradi risultano tanti Misti, quanti sono i vari successi in tanti generi di giuochi, non potremmo comprenderli sotto altri nomi più utili, senza aggiugnervi fuor del vocabolo altra cosa di nuovo? Se come diciamo Coppe, ed Oro, dicessino: Terra ferma settentrionale, e Terra ferma meridionale, e come diciamo Mazze, e Spade, dicessimo Isole del Mediterraneo, ed Isole dell'Oceano, per conto del diletto non farebbe lo stesso? Così quando non altro si avrebbono su le dita quaranta nomi di buona erudizione con di più, forse tal volta abile & stuzzicar lo appetito di studiare, o di domandare dagl’Eruditi. Che se vorremmo avanzarci a formare i Tarocchi, potremmo ben unire quattro Mari più propri alle quattro suddette classi, per arrivare a far dieci numeri, e quattro figure; E valerci poi de' Ventidue fiumi per dare il nome equivalente a ciascun de' Ventidue Tarocchi. Perchè no? certo, c’agli Ignoranti a prima occhiata parrebbono voci barbare quei nomi insoliti spezialmente delle Isole, e de' fiumi, però domandai. con tanta istanza che si trovassero i figliuoli ben esercitati su la Carta, prima d'ingolfarsi in quell' altro giuoco. Avverto si bene, che come al genio fanciullesco sarebbe ingrato il puro, e semplice scritto, bisognerebbe adornar le Carte di bellissime figurine appropriate al Regno, al Fiume, ed all'Isola da qualche spiritoso, e ben temperato ingegno; E potrebbono essere, o le Imprese, o le Foggie del vestire, o gl'Animali più cospicui, di qualunque Paese, o che altro sì voglia di vago, sul che mi rimetterei agl’Eruditi. Anzi per potersi con più modestia giuocar da Religiosi e Preti, vi torrei affatto, quella figura di Donna, sostituendovi il nome, e la dipintura di un Fante; E poi ne Tarocchi in vece della Regina metterei il Duce, o il Conte. Questo è lo abbozzo della mia Idea, la quale come non troppo pensata, e, però men corretta, anche nella mia mente non è altero, che un semplice, Embrione. Per verità, ripiglio il Taciturno: non mi dispiace affatto il pensiere, e comincio pian piano ad accomodarmivi; conciòsiache, senza variar' altro, che i soli nomi avremmo le stesse combinazioni, e delle Carte, & de' Tarocchi, e per conseguenza potrebbono entrare gl'istessi patti, ed averne i medesimi, sucessi; Ma è possibile che, sieno stati si trascuranti i Vecchi di tanti secoli, che conoscendo la Vanita di si fatti giuochi su le Carte, e i Tarocchi, dove null' altro al fin ricavasi, che una dolce perdita di tempo, non ci abbino provveduto, se non colla Geografia, come a lej saltò in cervello, almeno colla Morale, co la Politica, o con la cronologia, che altro si voglia. Per certo quanto ben vi anderebbe la Morale, se in vece di Coppe, e Mazze, ed Oro, & c. vi mettessero le quattro virtù Cardinali per Re, e per loro Assi, l’Intelletto della Prudenza, la Volontà della Giustizia, l'Irascibile della Fortezza, la Concupiscibile della Temperanza; Per numeri poi metterebbonsi per esempio le Virtù subalterne contenute sotto ciascuna di quelle quattro, con il dipignervi sotto, come trionfati, i due vizj opposti; É se volessero ancora i Tarocchi, potrebbono mettere gli affetti dell'Animo, che semplici, che Misti, come per esempio l'Amore, l'Odio, il Desiderio, la Fuga, il Diletto, il Dolore, la Speranza, la Desperazione, l'Audacia, il Timore, l'Ira, la Lenità,  la Vergogna, la Sfacciataggine, l'Indegnazione, la Compassione, l'Invidia, l'Emulazione, la Gelosia, il Pentimento, la Sinderesi, il Rimorso, e che so io? Così, se non altro verrebbono varie occasioni di favellarsi alquanto dottamente da’ Giovani, e per lo meno regolarsi i vocaboli in bocca ai più Poltroni, non come tante volte, con mia increpazione, sento dar per loda la Prodigalità, e per titolo spezioso l’Essere temerario. Il simile potrebbe rinvenirsi su la Politica, sol tanto, che si ordinassero con buon senno gl’altrettanti vocaboli. Io non sò dirla: o che difficoltà vi s’incontra, o che i nostri Antichi dormirono. Per cortesia, il mio Sig. Volgare, andiamola digerendo un pochetto, che l’Idea mi si va internando. Per far delle Isole due classi, potremmo pigliarne dieci del Mediterraneo, e dieci dell'Oceano. Per discernere i Regni di Terra ferma che faremo?

E' facile, ripigliò il Volgare, se distingueremo, come già dissi, i più Meridionali da i più Settentrionali, ed avremo i 40: Per li Tarocchi poi accoppieremo con qualche industria quattro Mari per ogni classe, e de’ Fiumi ne faremo li 22: Parliamo, se le piace in concreto, scrivendo. Ma prima bisogna trovare un nome comune di una sola parola per ogni classe, a fin di non obbligare i Giucatori nell'uso del giuoco a recitar lunga canzona, che (sia per cagion di esempio) increscevol cosa sarebbe lo aver a dire ogni poco: Quattro di Terra ferma settentrionale, Re delle Isole dell’Oceano & c. Queste nuove voci, le quali debbono stare in vece di Coppe, Mazze, Spade, ed Oro stimerei, che non potremo meglio trovarle, se non dicendo le quattro classi come dedicate a quattro Costellazioni diverse da qua del Tropico, le più adatte alla situazion le Terre, che lor dedicheremo. In tal guisa potremmo dare la Terra ferma più settentrionale al Cigno, l'altra men settentrionale alla Lira; le Isole dell'Oceano all' Orsa, e quelle del Mediterraneo alla Corona, se tanto le parrà bene. Quindi per avere una pronunzia sbrigata si: dirà E.G. Cavallo dell'Orsa, Fante della Corona, Sette del Cigno, Asso della Lira. &c. O se ciò non le piace, potremmo dedicare le quattro classi, a quattro Eroi: le due del Mediterraneo a due celebri Argonauti, e le due dell'Oceano a due valenti Piloti della famosa nave Vittoria; Mi rimetto; cominciamo a digerire meglio scrivendo le Carte da farsi…” (5).

 

A questo punto, interrotto il dialogo, vengono riportate quattro tabelle che illustrano quanto il Volgare e il Taciturno avevano congetturato: le prime due riportano nomi di Stati e di Isole: la terza e la quarta sotto il titolo di “Supplimento per formar li Tarocchi” nomi di mari e di fiumi, elencati con l’assegnazione di numeri romani fino al XX con eccezione degli ultimi due, cioè il fiume Volga della ‘Moscovia’ inteso come la carta del Fuggitivo e l’Alfeo o Carbone, fiume della Grecia intesa a rappresentare la Povertà. Ricordiamo che le carte del Fuggitivo e della Povertà (Miseria) fanno parte dei tarocchi siciliani, così come siciliani erano i due Accademici e il luogo di pubblicazione del volume. Nell’ultima casella in basso a destra, in questa quarta tabella, la seguente scritta riporta il motivo per cui il Fuggitivo e la Povertà non furono associati ad alcun numero: “Questi ultimi due nei consueti Tarocchi [Siciliani] non hanno numero, e così ancora facciamo Noi”.

 

 

 

Tabella 1

 

 

 

Tabella 2

 

 

Tabella 3

 

 

Tabella 4

 

 

Dopo queste tabelle riprende il dialogo fra i due Accademici in cui l’uno rivela all’altro le ulteriori possibilità di realizzare, attraverso le carte e i tarocchi, altri mazzi educativi inerenti alla geografia europea, prendendo in esame anche le più piccole Provincie, le città e così via. In ultimo, si “Ripiglia il Giuoco de’Tarocchi co’ Dominanti dell’Italia legittimi, ed usurpatori”, elencati questi ultimi in tabelle composte ciascuna dai personaggi vissuti nelle diverse epoche, iniziando da Giano e Saturno e da Romolo (identificato quest’ultimo come il Frustato) e Remo (la Povertà) fino a giungere a Carlo VI Imperatore del Sacro Romano Impero e, fra le altre sovranità, R della Sicilia (anno 1711).

 

Diamo di seguito le parole del Volgare che illustrano le tabelle: “Ecco qua, riprese a dire il Volgare, i 22. Tarocchi disposti dal Signor Taciturno per la Gioventù sennata, che non patisce spavento al vedere scrittura. Quest'altro scritto a lettere: majuscole per ogni carta darà la denominazione al Tarocco, e sarà il sogetto della Pittura, per aggiustarvi la figurina da adescare i leggieri, e le riguardino con questa prevenzione. Dunque li primi due, che son Giano, e Saturno; Romolo, e Remo staranno l'uno per lo Frustato (6), l'altro per la povertà; la Repubblica, e Cesare mi piace notarli colli caratteri A, E, acció i numeri del resto corrispondano coi secoli dell’Era Cristiana, che cominciò nel tempo di Ottaviano” (7).

 

Di seguito riportiamo la prima e l'ultima tabella che si riferiscono a quanto espresso dal Volgare. 

 

 

Tabella 5

 

 

Tabella 6

 

 

Note

 

1 - Sulla vicenda che seguì alla pubblicazione di questo mazzo si legga al saggio Bologna e l’invenzione dei Trionfi.

2 - Lettera Critica d’ un Pastore Arcade intorno a’ Giuochi eruditi pubblicati ultimamente in Venezia presso il Recurti, ed in Pesaro presso il Gavelli, s.d.n.l. I passi da noi riportati si trovano da p. I a p. III. L’Abate Enea Gaetano Melani fu Protonotario Apostolico e Religioso Gerosolimitano. Prese parte all’Accademia degli Arcadi con il soprannome di Eresto Eleucanteo.

3 - Lo Studio in lega col Gioco. Per introdurre nelle Scienze i Giovani men Vogliosi, Pensiero abbozzato su la Geografia Ed indicato in altre Materie da Due Accademici D’' Trasformati della Città di Noto, Accolto e pubblicato dal Sac. D. Giuseppe Sorrentino Bidello della medesima Accademia, In Catania, nella Stamperia di Simone Trento, 1737.

4 - Ibidem, p. 41.

5 - Ibidem, pp. 33-36.

6 - Nei Tarocchi Siciliani, sotto l'astro solare, Romolo è raffigurato percuotere con un bastone il fratello.

7 - Lo Studio in lega col Gioco., op. cit.,  p. 106.

 

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