Saggi di Andrea Vitali

Lorenzo Pignoria e i Tarocchi - 1614

Un’ eterna esigenza di conoscenza

 

Di Lorenzo Pignoria (Padova 1571- Treviso 1631), sacerdote, autore di diverse opere di carattere storico e iconologico, vanno ricordate soprattutto le sue annotazioni all’edizione de Le vere e nove imagini degli dei delli antichi di Vincenzo Cartari (1) intitolate Annotationi di Lorenzo Pignoria al Libro delle Imagini del Cartari (2), e una Seconda parte delle imagini de gli dei indiani (3). Equiparando testo e immagine e ispirandosi e ampliando il metodo del Museo cartaceo di Cassiano dal Pozzo, il Pignoria nella sua trattazione non si rapporta, come metro di confronto, con la cultura classica ma con quella egizia, da lui ritenuta maggiormente adatta a comprendere terre così lontane. Una passione, quella verso l’antico Egitto, che gli ispirò le Vetustissimae tabulae aeneae (4) e i Characteres Aegyptii (5), entrambe raccolte nella postuma Mensa Isiaca (6).

 

Il Pignoria nel volume Lettere d’ Uomini Illustri che fiorirono nel principio del Secolo Decimosettimo (7), riportante missive di personalità come Galileo Galilei, Giambattista Guarini autore del Pastorfido, Andrea Morosini e altri celebri personaggi del tempo, viene così ricordato nella ‘Tavola degli Autori’:

 

LORENZO PIGNORIA

 

"Le moltissime lettere, che diamo di questo celebre Poeta, istorico, e antiquario fanno giusta testimonianza a quanto s'estendesse il suo sapere, e molto maggiore ne fanno le sue opere pubblicate sotto il suo nome, e qualcheduna sotto nome mascherato; sicchè a noi altro non resterà di dire se non che egli nacque in Padova nel 1571, eletto nel 1630 Canonico di Trevigi, dal morbo contagioso, che guastava quelle contrade, fumiseramente con tutta la sua famiglia levato dal Mondo nel 1631 in Padova sua patria" (8).

 

Fra le diverse lettere del Pignoria, ve n’è una inviata da Padova il 18 luglio 1614 a Paolo Gualdo, residente in quel tempo a Roma, città certamente non amata dal nostro, che così si esprime al riguardo: 

 

«In ogni modo Roma non m’ha a vedere mai più: che per uomini benestanti è Patria miracolosa, per noi altri cialtroni o pover’uomini, che tanto vuol dire, è da fuggirsi cane pejus & angue […]. Credami V.S. che io ci viverei tormentatissimo, se non fossero questi luoghi venerandi per la santità, e antichità, ne’ quali restano impresse le vestigia di quelli, che col sangue hanno innaffiato il giardino della Chiesa di Dio” (9).

 

Sul destinatario della lettera inviata dal Pignoria, cioè Paolo Gualdo, la ‘Tavola degli Autori’ ci presenta una breve descrizione:

 

PAOLO GUALDO

 

Della nobile famiglia Gualda detta di Pusterla, di Vicenza, ove sortì i suoi natali nel 1548. Alla sua estesa, e profonda dottrina di sagra Scrittura, e di Canoni aveva unita una vasta cognizione d’ogni altra sorte di letteratura; caro perciò e stimato da tutti i Letterati di quel tempo, come non lasciano luogo di dubitare tutte le lettere di questa Raccolta, delle quali ne dobbiamo saper grado alla sua diligenza, che ce' l'ha conservate. Scrisse: in latino la Vita di Gio: Vincenzio 'Pinelli, alla edizione della quale accudì il sapramentovato Marco Velseri. Più orazioni di lui si conservano MSS. ne’ MSS. Gualdiani altre volte citati, ne’ quali s’ha parimente un distinto ragguaglio della sua vita scritto da Giovambattista Gualdo suo Nipote, al quale si sarebbero d’aggiugnere píù particolarità de’ suoi studj traendole da queste lettere; Dopo di avere sostenuto il cospicuo grado di Arciprete della Cattedrale di Padova e quello di Vicario Generale morì il 1621 (10)

 

Venendo alla missiva del 1614, il Pignoria assume nelle prime righe un atteggiamento pressoché ironico, valutando come una cornacchia, uccello del malaugurio, la propria lettera dato che proprio in quei giorni era deceduto un amico del Gualdo e probabilmente anche suo, cioè Marco Valseri (11), considerato al tempo un illustre storico e letterato:

 

Lettera

 

A Paolo Gualdo, Roma

 

“Per quello che io vedo la mia lettera sarà stata la Cornacchia nel portare costà la morte del Sig. Velsero; che se a quest’ora ne fosse arrivata la nova, me ne avrebbe pure V.S. Reverendiss. tocca una parola […]” (12)

 

Di seguito il Pignoria, nel mentre allerta il Gualdo ad astenersi dal gioco delle carte temendo per lui una solenne sconfitta, coglie l’occasione per sottolineare quanto sarebbe stato importante indagare l’origine delle carte da gioco italiane, la differenza di queste con quelle usate nelle altre nazioni, oltre alle figure in esse presenti, senza dimenticare il Tarocco e carte simili.

 

“Il giuoco (1) delle carte farà qualche congiura contra S. Sign. Reverendiss. e se ne guardi daddovero. Bello saria in simile proposito, toccare il principio delle nostre carte, la diversità dì quelle delle altre nazioni, quanto alle figure, e ‘l Tarrocco e simili […]” (13).

 

(1) Tra le opere di Monsign. Rocca si legge Commentarius contra ludum Alearum.

 

Di Padova il dì 18. Luglio 1614

 

                                                                          Servitore Obblig.

                                                                           Lorenzo Pignoria

 

Da storico qual era, sebbene il Pignoria sentisse la necessità di apprendere la storia delle carte e di conoscere il significato dei simboli e delle allegorie impresse nei tarocchi, dato che da quanto scrive è da supporre che con esse trascorresse buone ore di divertimento, il suo desiderio rimase esclusivamente tale. Un’ esigenza eterna, da grande iconologo, che non riuscì mai ad esaudire. Solo tre secoli dopo, almeno per la storia delle carte, Henry-René D’Allemagne (1863-1950) diede mano ad un’opera di grande respiro (14).

 

Per quanto riguarda l’iconografia e l’iconologia delle ‘figure’ impresse nelle carte dei Tarocchi, dedichiamo a Lorenzo Pignoria il nostro contributo (15).

 

Note

 

1 - Vincenzo Cartari, Le vere e nove imagini degli dei degli antichi, In Padova, Appresso Pietro Paolo Tozzi, 1614.

2 -  Ibidem , pp. 501- 576.

3 - Ibidem, pp. I – LXIII.

4 - Vetustissimae tabulae aeneae. Sacris Aegyptiorum simulacris coelatae, accurata explicatio, Venetiis, Apud Io: Anto: Rampazetum, 1605.

5 - Characteres Aegyptii. Hoc est Sacrorum quibus Ægyptii utuntur, simulachrorum, accurata delineatio et explicatio, Francofurti, Typis Matthiæ Bekeri, M. DC. VIII. [1608].

6 - Laurentii Pignorii Patavini, Mensa Isiaca, Sumptibus Andreæ Frisii, Amstelodami, MDCXIX [1669].  

7 - Lettere d’Uomini Illustri, Venezia, Nella Stamperia Baglioni, MDCCXLIV [1744].

8 - Ibidem, p. XVII.

9 - Ibidem, pp. 8-9. Lettera inviata dal Pignoria a Paolo Gualdo il 17 dicembre 1605.

10 - Ibidem, p. XX.

11 - Ibidem, p. XVIII:Marco Valseri viene così ricordato nella ‘Tavola degli Autori’: “Celebre letterato ‘Oltramontano’, amante d’ogni genere di antichità a cui uni uno studio esatto della nostra lingua. Fra i suoi molti libri ricordiamo il Proteum Virgilianum che comparve sotto l’anagrammatico del suo nome, Saulus Mercerus in Norimberga, 1682. fol. curante Christophoro Arnaldo. Nato in Augusta nel 1558, morì nel 1614. Con dispiacere di tutta la Repubblica letteraria, anche de’ nostri Paesi, dove aveva di molti, e parzialissimi amici”.

12 - Ibidem, p. 135.

13 - Ibidem, p. 136-137

14 - Henry-Renè D’Allemagne, Les Cartes à jouer du quatorzième au vingtième siècle, Deux Tomes, Paris, Libraire Hachette et Cie, 1906.

15 - Si leggano al riguardo i nostri Saggi iconologici al link http://www.letarot.it/page.aspx?id=5

 

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