Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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Processo a Paolo Orgiano - 1605

Stupratore di donne e giocatore di tarocchi

 

Copyright Andrea Vitali  - © Tutti i diritti riservati - ottobre 2019

 

Il 19 agosto 1605 la comunità di Orgiano, piccolo paese delle terre vicentine, avanzò una supplica al Collegio Giudiziario affinché ponesse fine ai reiterati abusi sessuali che alcuni nobili del paese perpetravano ai danni di diverse donne. L’indice accusatore era puntato in particolare verso il giovine nobile Paolo Orgiano il quale circondato da bravi e da solidali amici, assieme al giovane cugino, compiva malefatte di ogni genere oltre ai descritti abusi, protetto in ciò dallo zio Settimio Fracanzan che, in quanto conte, si poneva come uno delle personalità più temute e influenti nella vita del paese.

 

Fra le donne accusatrici spiccava in particolare la contadinotta Fiore Bertola la quale viveva con la madre. Presa la decisione di sposarsi, riuscì a convolare a giuste nozze nonostante le minacce del nobile. Questi, tuttavia, incaricò i suoi bravi di rapirla, mandato che venne eseguito nottetempo senza ostacoli. La ragazza venne portata a forza al palazzo dell’Orgiano, il quale la violentò ripetutamente. Sorte che, come detto, l’accomunò a diverse altre contadine del paese.   

 

Frate Ludovico Oddi, appartenente all’ordine di Sant’Elena di Venezia e nominato curato del villaggio nel 1602, avendo raccolto in confessionale le denunce delle ragazze stuprate, si era da tempo mosso per proteggere le ragazze e in particolare la Fiore spingendola a ribellarsi. Per questo motivo venne denunciato dal Paolo e dal cugino al tribunale ecclesiastico con l’accusa che la sua difesa della donna era in realtà motivata dalla gelosia che il religioso provava nei confronti dell’Orgiano essendo la Fiore sua amante. Nonostante il frate fosse innocente, in quanto trattavasi di calunnie avanzate nei suoi confronti per sbarazzarsi di uno scomodo personaggio, venne scomunicato dalle autorità religiose e di lui non se ne seppe più nulla.

 

In ogni modo, l’indagine conoscitiva attuata dal giudice del Maleficio di Vicenza inviato a Orgiano il 15 settembre del 1605, portò a un processo istruito contro l’Orgiano (1) dalle due Corti pretorie di Vicenza e di Padova, le quali potendo valersi del rito inquisitorio del Consiglio dei dieci veneziano, al termine del processo nel 1607 condannò il nobile che venne arrestato e incarcerato a Vicenza e in seguito a Padova, per poi essere trasferito definitivamente con condanna al carcere a vita nelle prigioni del Consiglio dei dieci. A nulla valsero le azioni intraprese dallo zio. Paolo Orgiano morì in carcere nel 1613 presumibilmente all’età di 33 anni.

 

Certamente ai lettori non sarà sfuggita l’analogia di questa vicenda con quella descritta dal Manzoni nei suoi I promessi Sposi. Gli indizi sono molti fra cui il titolo dell’opera come apparve nel luglio del 1824 ovvero Gli sposi promessi. Storia milanese del secolo XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni.

 

Lasciando agli storici e ai filologi l’indagine per appurare quanto di vero esista di questa correlazione, risultano di una certa importanza alcuni passi del processo e in particolare quelli riguardanti la difesa dell’Orgiano, il quale più volte ribadì che non solo non aveva stuprato quelle donne, ma che aveva pagato profumatamente le loro prestazioni in quanto trattavasi essenzialmente di puttane che se non si fossero concesse a lui avrebbero offerto la loro verginità ad altri, come risulta dal passo seguente riferito a un certa Domenica Sorda, condotta addirittura dalla madre, così racconta l’Orgiano, presso di lui affinché attraverso la prestazione sessuale la ragazza avesse potuto disporre di 15 ducati promessi dal nobile, necessari per potersi sposare::

 

“... la hebbi che sua madre mi la menò volontariamente in casa in Orgiano, havendole prommesso quindese ducati da comperarli letto et lenzuoli et altre cose per potersi maritare ... ; me raccordo appunto che avanti che detta madre mi menasse la figliola a casa, andò a parlare di questo con una Zuanna moglie d'Agostin Salgaro, presente anco il medesimo Agostino, la qual gli raccontò com'io li havevo prommesso quindeci ducati menandomi sua figliola a casa et gli dimandò se credeva che poi io li havessi pagati questi denari. Et havendoli detta Zuanna risposto di si, che vero era ch'io glieli havessi impromessi, perché anco a lei havevo maritata una figliola et alla qual anco diedi piu di quello che havevo prommesso et ella poi mi la menò a casa mia diverse volte ... Se io non havessi havuta la verginità di quella puta l’haverebbe havuta altri, perché essendo poverissima che insanguina et essendo in paese ove quasi tutte le donne sono puttane, era forza che si facesse negotiare. Et quanto a me le promisi quindeci ducati per mia conscienza et non perché anco con un semplice sacco di miglio non l’havesse fatta contentare…” (2).

 

Riguardo a una seconda donna di nome Angela Buso, il racconto della madre sottolinea il contrario di quanto affermato dall’Orgiano che si trattassero di facili femmine:

 

«Fu il mese di maggio passato, un giorno di dominica, la sera che potevan esser le 23 hore, venendo da casa di una mia vicina con un poco di levado, il signor Paolo Orgiano su la strada publica mi venne apresso e mi disse: “Busa, una parola” et io li dissi: “Che dite signor? e lui mi disse: “Busa, voio far e dir con vostra figliola”. Et amonita dir le formali parole (e ammonita dai giudici a dire le vere parole che il nobile le rivolse), respondit: El disse: “Busa, voio foter vostra figliuola”'. Et a questo io mi sgomentai e li dissi: “O caro signor, per l'amor de Dio, non mi fate questa vergogna. Son povereta, non ho altro che questo poco d’honor” e lui mi replicò: “Orsu, m'hai intesa, la voio fotter, non mi star a romper il culo”, e ciò mi replicò piú volte» (3).

 

La conseguenza di questa richiesta venne successivamente espressa dalla madre con la seguente dichiarazione:

 

“... disperata mi convenne dir che non poteva resister al suo volere e lui se menò via mia figliuola. La tenne tutta la notte e la mattina seguente, sul hora del disnar, la venne a casa e mi disse che haveva dormito col signor Paolo, che li haveva tolta la sua virginità et in vero gli trovai la camisa insanguinata e cosi passa il fatto, che se ne ho havuto travaglio, Dio ve lo dica ... ; mia figliola è stata sempre da bene innanzi e dopo questo fatto e seben ci è occorso questo accidente, è stata et è contra la nostra volontà ... ; mai mi son accorta che ne havesse alcuna inclinatione e manco la putta se ne è accorta et ella se ne duole infinitamente di questo. Io per la mia povertà non haveva che darli senon l’honore; questo le è stato tolto, non mi resta piú che darle ... “ (4).

 

Per convincere i giudici che in realtà si trattava di puttane, l’Orgiano così si espresse in merito a Fiore Bertola:

 

“... quanto alla Fiore dico che non occorreva che usassi sforzi, perché lei sarebbe andata ad ogni minima mia parola in ogni luoco che havessi voluto, commesso andando io da lei ad ogni mio piacere di giorno et di notte mentre però mi potevo robbar di casa di mio padre et massime che l'istesso suo marito era consentiente et mi dava ogni commodità partendosi lui di casa et me lasciava anco de notte solo con la sodetta sua moglie ... ; se dunque io ero patron assoluto de essa Fiore et massime di consenso di Vicenzo suo marito, che occorreva ch'io andassi a rubbarla, anci che solo col levarla de casa del marito, venivo immediate a restar privo di lei con sottoporla ad altri ... ; et la Fiore con Vicenzo suo marito andorno a star in casa del detto don Lodovico [Oddi] che la negotiava, mandando esso frate Vicenzo in suoi servitii a star tre e quattro giorni alla volta et la Fiore insieme con sua madre stavano in casa del frate ...” (5).

 

Difficile credere a queste dichiarazione dell’Orgiano per una semplice considerazione non valutata tuttavia dai giudici del tempo: se fosse stato vero che il nobile avesse pagato profumatamente le prestazioni delle ragazze, vera e propria manna per loro, non avrebbe avuto senso che esse  denunciassero l’Orgiano per tali azioni. Va da sé che si trattava di false dichiarazioni atte a difendersi dalle accuse rivoltagli.

 

Ma veniamo infine a un passo dove viene dichiarato che il nobile usava passare il suo tempo ad andare a caccia e a giocare a tarocchi. Si tratta di una ammissione che attesta ancora una volta trattarsi di un gioco di carte non proibito poiché in caso contrario non sarebbe stata cosa da riferirsi a una corte giudiziaria.

 

Dichiarazioni rilasciate a favore della difesa da altrettanti personaggi amici ovviamente dell’Orgiano, in risposta alle domande se il nobile avesse mai manifestato atteggiamenti sodomitici e avesse mai bestemmiato.

 

Die 6 septembris 1607

 

Nel vicariato d'Orgiano, ove mi conferi io, cancelliere, insieme con Gallicinio, contestabile, per l'essame de gl'infrascritti testimoni etc.

Il signor Scipion Banca quondam il signor Iseppo, vicentino, habitante in Orgiano, testimonio com’avanti prodotto, citato, ammonito, giurato et essaminato etc.

Sopra il capitolo 64 interrogato, rispose: “lo ho praticato molti anni col signor Paulo Orgiano mentre stava per habitatione in Orgiano et non ho mai saputo che egli attenda alla sodomia et non l'ho mai sentito a parlare né trattare d'alcuna cosa concernente tal vitio”.

Sopra il capitolo 66 interrogato, rispose: “Io ho conosciuto un pezzo fa detto signor Paulo et ho anco praticato in casa sua et non ho mai saputo né inteso, tuttoché casa sua sia come una corte bandita, habbia recapitato persone di mal affare, né mai ha havuto cotal fama appresso questa terra. Anziché ho conosciuto ch’egli era inimico di queste genti, perché una volta, havendo semplicemente inteso che un certo Paulo che stava alle Caselle, che praticava in ca[sa] sua, era stato veduto a ragionare con alcuni di quei montanari, lo licentiò di casa et non volse piú che li mettesse piede. Insomma in certe cose d’honore era molto riguardevole”.

Et hec etc. Ad generalia recte et iuravit de veritate deposita et de silentio etc.

Die dicta.

Nel luoco della Gualda.

 

L’illustrissimo signor conte Leonoro Gualdo quondam l'illustrissimo signor Lelio, vicentino, testimonio com’avanti prodotto, citato, ammonito, giurato et essaminato.

Sopra il capitolo 54 interrogato, rispose: “Cosi è la verità, che non ho mai sentito il signor Paulo Orgiano a bestemmiare”.

Interrogato rispose: “Questo so perché ho praticato longo tempo con lui essendo stato io a Orgiano et lui qui a casa mia, havendo anco giocato insieme alle carte et a tarroco et affermo che veramente non l'ho mai sentito proferire bestemmia d'alcuna sorte”.

Sopra il capitolo 64 interrogato, rispose: “È parimente vero, et io lo posso con verità affermare, che doppo io ho praticato col signor Paulo non mi sono mai accorto che egli attendi al vitio della sodomia et pure se fusse stato in lui tal vitio s’haverebbe accorto. L’ho ben conosciuto per giovine allegro, piacevole et buon compagno et di buoni costumi. Et se fusse stato altrimente non haverebbe praticato meco”.

Sopra il capitolo 66 interrogato, disse: “Cosi è la verità, che il signor Paulo è giovane honorato, buon compagno et non so che mai in casa sua siano stati huomini di mal affare, ma solo gentilhuomini honorati et altri giovani del paese, cacciatori, delettandosi ancor lui della caccia con levreri”.

Ad generalia recte et iuravit ut supra etc. (6)

 

Note

 

1 - Il manoscritto del processo si trova presso l'Archivio di Stato di Venezia (ASV), Consiglio dei dieciProcessi delegati ai rettori, busta 3: Processo contro Paolo Orgiano vicentino, 559ff. 

2 - Claudio Povolo (a cura), Processo a Paolo Orgiano: 1605-1607, Roma, Viella, 2003, Introduzione, p. XXVI.

3 - Ibidem, p. XXIX.

4 - Idem.

5 - Ibidem, p. XXXII.

6 - cc. 398v -399v.