Saggi di Andrea Vitali

Da 'Barocchi' a 'Tarocchi'

L’evoluzione del termine ‘Barocco’ in ‘Tarocco’

 

Dopo le nostre indagini indirizzate a risolvere il problema dell’etimo “tarocco”, pare pressoché sicuro che debba essere messo in relazione con la carta del Folle. Questo non solo perché in campo letterario le parole Taroch e Tarochus possedevano quel significato (1), ma anche per le diverse valutazioni attribuite alla carta del Folle dal punto di vista filosofico (2). Semmai si potrebbe pensare ad una convergenza di significati ammettendo anche l’ipotesi di un assalto (ti arroco – t’arroco = ti vinco, costringo ad arroccarti) con carte di maggiore presa (3), vittoriose su quelle degli avversari (d’altronde cos’è una partita di tarocchi se non una guerra fra i giocatori?). 

 

Poiché i Tarocchi toscani, cioè le minchiate, erano anche chiamate con il nome di Ganellini, termine con il quale, al singolare, si identificava la carta del Bagatto (4), risulta coerente che la parola Tarocco possa essere stata messa in relazione con una carta del gioco stesso anche nei tarocchi non toscani.

 

Ci si potrebbe domandare come mai gli uomini del Cinquecento non avessero ben chiaro il significato di ‘tarocco’. Alcuni di essi avevano intuito che in qualche modo doveva essere messo in relazione con la follia, come ad esempio il Lollio (quel nome bizzarro / Di tarocco, senza ethimologia, / Fa palese a ciascun, che i ghiribizzi / Gli havesser guasto, e storpiato il cervello) (5) o il Berni (viso proprio di tarocco colui a chi piace questo gioco, che altro non vuol dir Tarocco che ignocco, sciocco, balocco…) (6). Il problema che assillava era ovviamente l’incomprensione etimologica, tanto da far attribuire al termine una provenienza d’oltralpe come afferma Francesco Vigilio, detto Francesco Mantovano, nel dialogo Italia e Mantua (1532-34) laddove scrive che “con barbaro rito, senza alcuna relazione con il latino, lo chiamano taroch”  (Barbaro ritu, taroch nunc dicunt nulla latina ratione) (7).

 

La disamina che qui intendiamo svolgere deve essere presa come una possibilità, poiché allo stato attuale delle ricerca abbiamo reperito un solo documento  a sostegno della nostra ipotesi.

 

L’ipotesi riguarda la possibilità che prima che il Ludus Triumphorum venisse chiamato Ludus Tarochorum, potesse esserci stato un termine intermedio fra i due. Non si deve considerare questo nostro intervento come un mero esercizio di stile, ma come un ulteriore sostegno dell’attribuzione del termine tarocco alla carta del Folle. Ne vedremo i motivi.

 

Riteniamo che quel termine intermedio (sostituito nel volgere di pochi anni) sia stato Baròco o Baròcho o Barocco (plur. Baròchi, Baròcchi,), una parola di origine medievale (XIII secolo) che venne ad assumere una pluralità di significati, fra cui quello di strano, stravagante, bizzarro, (termine quest’ultimo citato anche dal Lollio), diverso, irregolare, tutti attributi che ben connotano la figura di un folle.

 

Nel 'Compendio del Vocabolario della Crusca' che venne riportato in lingua italiana nel Dictionaire Italien, Latin, et François dell’Abate Antonini, la voce BAZZA viene così interpretata:  Buona fortuna. Metafora tolta dal giuoco dei Trionfini (8), e de’ Barocchi, quando si piglia la carta data senza trionfo; e quando non è presa, ne con trionfo, ne senza, è di bazza. (Lat: de lucro est)”  (9). Il termine Barocchi appare sia in questa nostra edizione di riferimento datata 1745, che in quella pubblicata a Parigi da Prault nel 1743, dove il Compendio della Crusca è sempre in italiano. Nella versione parigina del 1743 dello stesso editore, completamente in lingua francese, il termine Bazza non è elencato fra i vocaboli. Altre edizioni a se stanti del Vocabolario della Crusca riportano ‘Trionfini e  Tarocchi’. Ci si potrebbe domandare se non si tratti di un errore tipografico l’aver inserito Barocchi invece di Tarocchi, ma il fatto che il termine Barocchi appaia anche in una versione precedente di due anni e che la cosa possa essere sfuggita agli esperti della Crusca – trattandosi poi di un dizionario – appare alquanto improbabile. 

 

Tra l’altro è fra le ipotesi accreditate che Baròcho sia da farsi derivare da Baro, termine da connettersi al gioco delle carte unitamente al verbo Barare (10).

 

Il celebre filologo Pietro Fanfani (1815-1879) nel suo Vocabolario dell’Uso Toscano, sulla scia di Prospero Viani (1812-1892) che fu accademico della Crusca, scrittore, storico e critico letterario, ritiene che Baròcco derivi dal greco paracopto (io deliro, io son pazzo) e citando Francesco Malizia (1725-1798) lo identifica come “superlativo del bizzarro, l’eccesso del ridicolo”, affermandolo come termine comunemente usato e adatto, con l’espressione “si trasporta pur anco ad altri oggetti”, a essere impiegato per qualsiasi argomento (11).

 

L’Accademia della Crusca dà pressoché il medesimo significato nel proprio Vocabolario: BAROCCO usasi pure inforza d’Add., e dicesi di qualsivoglia lavoro d'arte, dello stile, del ragionare, del pensare ec. quando ha dello strano e del goffo insieme, unitamente a “sorta di usura e di guadagno illecito” (12), cosa quest’ultima che può avere molto a che vedere con il gioco, mentre “strano e goffo” sono qualità che appartengono indubbiamente alla categoria dei folli.  

 

Mario Apollonio nella sua Storia della Letteratura Italiana, scrive che “Si disse ‘Barocco’ da un’antica voce toscana, Barocco e Barocchio, che significava illecito guadagno” (13) e come lui tanti altri, fra cui Giuseppe Manuzzi, uno stimato filologo dell’Accademia della Crusca (14).

 

Francesco Galluzzi nella sua indagine critica sul Barocco scrive che “un’ipotesi sull’origine del termine si rifà alla forma toscana baraccolo o barocchio, attestata nel Trecento in una novella del Sacchetti [Novella XXXII]che indica certe forme di inganno economico e commerciale, derivata dalla tradizione ecclesiastica (si incontra ad esempio in Sant’Agostino nella sua forma latina, e nelle prediche di San Bernardino), da lì passata nel linguaggio legislativo e poi entrata nel gergo comune per indicare raggiri e trucchi nel gioco delle carte” (15). 

 

Per Benedetto Croce baroco è un termine che indicava uno schema della sillogistica medievale, creato dai maestri di logica per aiutare gli allievi a memorizzare meglio il quarto modo della seconda figura del sillogismo (16). Per comprendere il ‘sillogismo in Baroco’, ci avvaliamo di un esempio descritto dell’umanista Lorenzo Valla (1405/07-1457): “Hoc non est bipes, non quadrupes, non volucre, non reptile…ergo non est animal” (questo non è un bipede, non è un quadrupede, non è un uccello, non è un rettile… per cui non è un animale), un sillogismo che si può formulare come segue: “Species animalium omnes sunt bipes, quadrupes, volucris, reptilis, aquatilis: hoc e nulla illarum est, ergo non est animal” (Tutte le specie di animali sono bipedi, quadrupedi, uccelli, rettili, pesci: questo non ha nulla di quelle [caratteristiche], per cui non è un animale” (17). 

 

Giovanni Gherardini nel Supplemento a’ Vocabolarj Italiani, definisce nel modo seguente il termine: BAROCCO. Sustantivo maschile. Termine de' Dialettici usato nella seguente locuzione: ARGUMENTO IN BAROCCO. Sorta di sillogismo usato dagli Scolastici. Anche i Francesi dicono Argument en baroco, Syllogisme en baroco. Il Complém. Dict. Acad. franc, considera Baroco per lo stesso che Baralipton, dicendosi parimente Un argument en baralipton, Un syllogisme en baralipton. Oggidì per ARGUMENTO IN BAROCCO s'intende Cattivo raziocinio (18).

 

In sede filosofica già nel Cinquecento il termine Baroco identificava spregiativamente un modo falso di ragionamento (19) e “argomento in baroco” qualcosa di stravagante e capzioso, con significato generico e con valore di aggettivo applicato a tutto ciò che era irregolare e bizzarro (20).

 

Cosi si esprimeva la Crusca al riguardo nel suo Vocabolario: Barocco e Baroco. Sostantivo maschile, Termine col quale gli Scolastici designavano una Maniera di sillogismo, e propriamente il Quarto modo della seconda figura. Comunemente però diconsi per ischerso Raziocinj o argomenti in barocco, i Raziocinj o argomenti cattivi. (21).

 

Ottorino Pianigiani nel suo celebre Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, ne amplia le possibili derivazioni etimologiche, fatto che non modifica sostanzialmente il concetto fino ad ora assunto e che lo stesso Pianigiani deriva dalla Crusca: Barócco. Sembra potersi sulla scorta del Diez spiegare col portoghese BARROCO (spagnolo BARRUCO E BERRUECO) perla ineguale, non sferica, roccia frastagliata, [onde il francese BAROQUE, propriamente ineguale, irregolare] che potrebbe essere il latino BIS-ROCA pietra storta (BIS talvolta - DIS partic. Peggiorativa) oppure il latino VERRÚCA bitorzolo – Strano vocabolo inventato dagli scolastici per designare una specie di sillogismo indiretto, e che valse Raziocinio o Argomento cattivo. In seguito si disse come aggiunto di qualsivoglia lavoro d’arte, dello stile, del ragionare, del pensare ecc, quando ha dello strano e del goffo assieme” (22).

 

Abbiamo riportato le derivazioni del Pianigiani per i significati da lui citati di “ineguale, irregolare”, aggettivi che ci riconducono alla carta del Folle in riferimento all’uso ludico. Per comprendere il ruolo del Folle nel gioco dei tarocchi ci avvarremo del commento di Puccio Lamoni (Paolo Minucci) a Il Malmantile Racquistato di Lorenzo Lippi (1606-1665), commenti che appaiono come un approfondito lavoro di arte filologica (23), della spiegazione che ne da Francesco Zanotto nel suo Vocabolario Metodico Italiano (1857) (24) e della competenza di Girolamo Zorli, uno dei massimi esperti contemporanei dell’uso ludico dei tarocchi (25):

 

Puccio Lamoni

 

“Non è numerata né anche la carta 41 ma vi è impressa la figura d'un Matto; e questa si confà con ogni carta, e con ogni numero, ed è superata da ogni carta, ma non muor mai, cioè non passa mai nel monte dell'avversario, il quale riceve in cambio del detto Matto un'altra cartaccia da quello, che dette il Matto: e se alla fine del giuoco quello, che dette il Matto, non ha mai preso carte all'avversario, conviene che gli dia il Matto, non avendo altra carta da dare in sua vece: e questo è il caso, nel quale si perde il Matto” .

 

Francesco Zanotto

 

"Voce Matto, carta da tarocchi e minchiate, ch' è figura di conto, la quale si confà con ogni carta e con ogni numero, e non può ammazzare nè essere ammazzata".

 

Girolamo Zorli

 

"I tarocchi sono un gioco di presa con obbligo di risposta e taglio. Rispondere significa calare una carta dello stesso seme della carta d'attacco. I semi considerati sono cinque, i quattro ordinari di Spade Denari Coppe e Bastoni e il quinto seme dei trionfi. I ventun trionfi sono un seme sovrumano che taglia le carte ordinarie e deve essere giocato in taglio solo quando non si possiedono carte di risposta. Questa regola vale anche se è stato precedentemente giocato in taglio un altro trionfo. Quindi i sovrumani trionfi non intaccano la regola universale della presa con obbligo di risposta. Anzi, ne sono occhiuti guardiani. In nomen omen, il Matto non è un trionfo, il Matto è una carta pazza. Il Matto se ne infischia dell'obbligo di risposta: può essere calato in qualsiasi momento, a piacere del possessore, anche se il possessore è in possesso di carte rispondenti. Il Matto se ne infischia dell'obbligo di presa, che è prendere o essere presi. Il Matto non prende neanche la cartina più bassa, e non viene preso neanche dal Trionfo più alto. In qualsiasi circostanza, il Matto può apparire fugacemente in mano al possessore che subito lo ripone tra le sue carte incassate. Nel Tarocchino bolognese e nelle Minchiate fiorentine sono conteggiate le carte che si combinano sequenzialmente con altre. A Bologna erano premiate le combinazioni di figure dello stesso seme capeggiate dal Re. Nelle Minchiate erano premiate le sequenze ininterrotte di certi trionfi-tarocchi, sequenze dette verzigole. In entrambi i giochi, chi ha incassato il Matto conta una carta in più di ogni combinazione incassata. Insomma, il Matto si sposa con tutte le altre carte e ne fa le veci, venendo conteggiato più volte in più combinazioni”.

 

A questo punto, riassumendo, abbiamo visto che il significato della parola Barocco, assieme alle sue varianti, acquisì diversi significati: sorta di sillogismo dal carattere bizzarro e goffo; cattivo raziocinio; illecito guadagno e, se derivante dal greco ’paracopto’, l’ammissione di essere un folle, un delirante, mentre se derivante dal latino ‘Baro’, un truffatore. E il mondo del gioco di carte era allora ricca di bari. Ma come abbiamo visto dai resoconti di Puccio Lamoni e di Girolamo Zorli in riferimento alla funzione del Folle nell’uso ludico, la carta del Folle non prende e non è presa, a differenza di tutti gli altri Trionfi, risultando diversa, cioè ineguale, e irregolare, entrambi significati attribuiti al termine Barocco e nel contempo aspetti che ben identificano il carattere del Folle. La carta del Folle in ambito ludico può quindi valere tutto oppure niente, come in effetti lo è anche in termini filosofici.

 

I curatori del 'Compendio della Crusca' inserito nel Dictionaire dell’Abate Antonini chiamarono Barocchi quel gioco di carte perché ovviamente, da eruditi, conoscevano che quel termine possedeva lo stesso significato di Tarocchi e nel citarli in quel modo sapevano che i lettori - trattandosi di un Dizionario si presuppone che possedessero una certa cultura - l’avrebbero compreso. Quindi con ogni probabilità, e nell'attesa di ulteriori documenti, dovremmo aggiungere Barocchi ai termini Trionfi e Tarocchi con i quali viene chiamato questo straordinario mazzo di carte.

 

Un’attribuzione che, in ogni modo, dovette avere vita breve, forse per la sua prerogativa eccessivamente colta. Nonostante ciò la memoria dell’attribuzione di Barocchi a quel gioco di carte dovette permanere, se nel Settecento come abbiamo visto, i filologi della Crusca lo identificarono con quel nome. Sta di fatto che Barocchi e Tarocchi  sono termini che riconducono alla figura del Folle.

 

Note

 

1 - Si legga l’articolo Dell’Etimo Tarocco e Taroch -1494.

2 - Si leggano gli articoli: Il Matto, Follia e ‘Melancholia’, Saggia Pazzia - Piacevole Pazzia, Vento Theroco. In particolare Tarochus Bacchus Est e nella versione in Inglese del sito i quattro interventi di Michael S. Howard Dionysus and the Historical Tarot I - II - III - IV

3 - Si legga l’articolo Rochi e Tarochi.

4  - Si legga il Trattato del gioco delle Minchiate.

5 - Si legga l’articolo Dell’Etimo Tarocco.

6 - Si veda l’articolo I Tarocchi in Letteratura I.

7 - Si legga il saggio Taroch: nulla latina ratione.

8 - Si legga l’articolo Trionfi, Trionfini, Trionfetti.

9 - Nostra edizione di riferimento: Abbé Antonini, Dictionaire Italien, Latin, et  François, contenant non seulement  un abrege’ du dictionaire de la Crusca; mais encore tout ce qu’il y a de plus remarquable dans les meilleurs Lexicographes, Etymologistes, & Glossaires, qui ont paru, en differentes Langues, Première Edition, Tome Premier, A Venise, Chez François Pitteri, 1745, p. 77. L'edizione originale del Dictionaire, completamente in lingua francese, venne edita a Parigi da Jacques Vincent nel 1735.

10 - Ottorino Pianigiani, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Voce Baro, online al link http://www.etimo.it/?term=baro

11 - Pietro Fanfani, Vocabolario dell’Uso Toscano, Firenze, G. Barbera, 1863, pp. 114-115. Si veda anche: Prospero Viani, Dizionario di pretesi Francesismi e di pretese voci e forme erronee della lingua Italiana, Vol. I, Firenze, Felice Le Monnier, 1858, pp. 196-197.

12 - Vocabolario degli Accademici della Crusca, Vol. II, Firenze, Tipografia Galileana di M. Cellini e C., 1866, p. 78.

13 - Mario Apollonio, Storia della Letteratura Italiana, La Scuola, Brescia, 1969, p. 303.

14 - Giuseppe Manuzzi, Vocabolario della Lingua Italiana, già compilato dagli Accademici della Crusca, ed ora novamente corretto ed accresciuto,  Tomo primo, Parte Prima, Firenze, David Passigli e Soci, 1833, p. 395.

15 - Francesco GalluzziIl Barocco, Newton & Compton Ed., Roma, 2005, p. 20. [San Bernardino usa più volte la parola Barochi sia nelle Prediche volgari che in quelle più famose, o meglio attestate, del 1427: “Noi parleremo stamani de le vostre mercanzie e dei vostri barochi o bistratti che voi diciate” (Predica XXXVIII). Così invece il Sacchetti: "Corse a questa predica prestatori, e chi avea voglia di prestare; e questi rimasono scherniti come meritavano; come ch’egli hanno preso del campo che da loro hanno fatto un concetto che Dio non veggia e non intenda, ed hanno battezzata l’usura in diversi nomi come 'dono di tempo', 'merito', 'interesso', 'cambio', 'civanza', 'baroccolo', 'ritrangola' e molti altri nomi: le quali cose sono grandissimo errore, perocché l’usura sta nell’opera e non nel nome” (Novella XXXII)].

16 - Fabrizio Rondolino, L’Italia non esiste, Mondadori, Milano, 2011, p. 32.

17 - Marco Laffranchi, Dialettica e Filosofia in Lorenzo Valla, Serie: Vita e Pensiero, Università Cattolica, Milano, 1999, p. 178.

18 - Giovanni Gherardini, Supplemento a’ Vocabolarj Italiani, Vol. I A-B, Milano, Gius. Bernardoni di Gio., 1852, p. 699.

19 - Il concetto di Barocco, in “Letteratura Italiana”, online al link: 

http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/letteratura-italiana/il_seicento_/a1_il_barocco__e_giambattista_marino/Il-concetto-di-barocco.html

20 - Alessia Muliere, Benedetto Croce e il termine di Barocco, online al link http://www.tesionline.it/v2/appunto-sub.jsp?p=16&id=433

21 - Vocabolario degli Accademici della Crusca, op. cit., p. 78.

22 - Ottorino Pianigiani, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, online al link http://www.etimo.it/?term=barocco

23 - Si veda nostro articolo Il Malmantile Racquistato.

24 - Francesco Zanotto, Vocabolario Metodico Italiano, Parte Prima A-L , Categoria: Giuochi antichi e moderni, Sezione terza: Utensili e cose proprie dei giuochi, Venezia, Giovambatista Andreola, 1852, pp. 650-651.

25 - Girolamo Zorli, socio Le Tarot, cura il sito di giochi di carte tradizionali italiani www.tretre.it.

 

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