Faenza - mercoledì 7 marzo 2018

 

 

TAROCCHI MAGICI

 

Le carte simboliche che svelano i segreti

 

Conferenza di Andrea Vitali

 

 

Centro Sociale Borgo

Via Saviotti 1 - Faenza

ore 21

 

Ingresso libero

 

 

 

 Fortuna

 

 

Anche se l’immaginario collettivo odierno relega i Tarocchi al solo fenomeno divinatorio, in essi è racchiuso un mondo di significati, fra storico-cristiani e filosofici, che va ben al di là di quanto essi suggeriscono ad una prima e non approfondita analisi. Infatti a livello universitario sono considerati come una delle più straordinarie realizzazioni del pensiero umanistico italiano oltre che il più completo sistema simbolico del nostro Occidente.

 

Venendo alla tematica dell’incontro, occorre chiedersi come mai i simboli siano in grado di percepire lo stato delle situazioni legate non solo al presente, ma anche al futuro, prerogativa affermata dalla Chiesa appartenere esclusivamente al Divino. Dobbiamo dire a questo proposito, che i simboli in tutte le civiltà antiche sono stati considerati quali intermediatori fra la terra e il cielo, una prerogativa che permette, attraverso una loro interpretazione, di apportare la conoscenza di ciò che il Cielo ha preordinato.

 

Fu Carl Gustav Jung, attraverso le sue teorie sull’energia del simbolo a spiegare i meccanismi grazie ai quali il simbolo può comunicare all’uomo situazioni future, come più volte espresse.

 

"Queste [le carte dei tarocchi] sono una sorta di idee archetipiche, di natura differenziata. I Tarocchi in sè esprimono il tentativo di rappresentare i componenti ordinari del flusso dell’inconscio, e perciò sono adatte ad un metodo intuitivo che ha lo scopo di comprendere il flusso della vita, forse anche predire eventi futuri, eventi che si presentano in ogni caso alla lettura delle condizioni del momento presente". Da: Vision: Notes of the Seminar given in 1930-1934 by C.G. Jung (Visioni: note del seminario tenuto nel 1930-34 da C.G. Jung) a cura di Claire Douglas, in due volumi, Bollingen Series XCIX, Princeton University Press, Princeton, New Jersey, 1997.

 

Se pensiamo alle sibille del mondo antico, le loro profezie avvenivano in uno stato di trance, stato definito di ‘manìa’, quasi una mistica follia, lo stesso che accadeva nell’estasi dei Santi. E a proposito di queste ultime dobbiamo ricordare che le sibille pagane furono effigiate in tarsie marmoree nel pavimento del Duomo di Siena, opera di Giovanni di Stefano, per il motivo che avevano predetto l’esistenza di un unico Dio al di là delle diverse attribuzione dei nomi.

 

Per Jung i simboli sono in grado di far percepire dal profondo dell’inconscio una realtà che si manifesta similmente allo stato di ‘manìa’, segni, come li chiama il celebre psicologo (oggi più comunemente chiamati flash), in cui è avulso ogni atteggiamento razionale. Come affermava il grande storico Jacques Le Goff, docente di storia medievale alla Sorbona, l’uomo medievale era costantemente teso a percepire attraverso i simboli quei segni di provenienza divina che il Divino stesso concedeva agli uomini affinché comprendessero la sua volontà e come agire in relazione agli avvenimenti che sarebbero accaduti. Un regalo celeste, si potrebbe affermare. 

 

I Tarocchi alla luce delle odierne scoperte

 

Anche se gli studi critici sui tarocchi sono relativamente recenti, risalendo agli anni ’80 del Novecento, molto da allora è stato scoperto, come ad esempio il significato del nome Tarocco che nella letteratura quattrocentesca esprimeva una persona ‘Matta, Folle’, mancante di intelletto (ricordiamo che la carta del Matto è presente nei tarocchi con il numero 0);  il concetto di scala mistica cristiana nell’ordine dei Trionfi, i cosiddetti Arcani Maggiori; il motivo della presenza di un Bagatto, cioè di un prestigiatore, prima carta numerata e tanto altro ancora, compreso l’inventore, da attribuirsi ad un Principe toscano discendente dal famoso condottiero di ventura Castruccio Castracani.

 

A proposito del Bagatto, chiamato El Bagatella nel primo ordine di tarocchi conosciuto composto da un religioso alla fine del Quattrocento, occorre osservare che Bagatella è una parola italiana antica, ancora utilizzata ai nostri giorni, che significa "cosa di poco conto". Possiede inoltre altri due significati: gioco di prestigio - di bussolotti e inganno - e frode. Tale espressione fu utilizzata nei tre significati sopracitati da diversi autori italiani fra cui l'Aretino, l'Ariosto, e il Vasari. Interessante come questa parola, un tempo conosciuta in tutta Italia secondo il Vasari, sia oggi rimasta quasi ad appannaggio esclusivo della Romagna, come l’espressione “A so abbagattè”, dai romagnoli universalmente conosciuta.

 

Se il Matto, secondo i principi della Scolastica, cioè la filosofia cristiana del tempo, stava a rappresentare una persona che non credeva in Dio, dato che occorreva credere non per fede, ma secondo ragione, e chi non ragionava come i matti avrebbero perso la propria anima, il Bagatto ispirò la Chiesa del tempo a mettere n guardia gli uomini dall’esimersi dal ‘peccato bagatella’, vale a dire quel peccato che derivava dal considerare sciocchezze, al fine della salvezza dell’anima, non andare a volte a messa la domenica o mangiare carne di venerdì di quaresima, etc. Tommaso Campanella subì ben cinque processi per odore di eresia e per aver affermato che credere che nell’ostia consacrata ci fosse il corpo del Cristo era una solenne bagatella.

 

L'incontro è propedeutico ad un Corso sui Tarocchi, curato dal prof. Andrea Vitali, che si terrà sempre presso il Centro Sociale Borgo.  Per informazioni sul Corso cliccare qui.

 

 

 Per informazioni sulla Conferenza

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE LE TAROT

 

320.0834484 / 335.5619171

 

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