Saggi di Andrea Vitali

Il Sole

 

"Quindi vanno al Sole, & dicono la dignità, la potestà, la moltitudine degli effetti, l’uniformità del moto di quello; chiamandolo occhio del mondo, giocondità del giorno, virtù delle cose nascenti, principio della luce, Re della natura, splendore dell’Olimpo, direttore del mondo, perfettione delle stelle, moderatore del firmamento & signore di tutti i pianeti universale".
(Thomaso Garzoni da Bagnacavallo, De’ Cervelloni universali, & ingegnosi - Discorso XXXIIII in "Il Theatro de’ vari e diversi cervelli mondani", Reggio, 1585, pag. 158)



                                                       Sole e Luna

                                                                                           Sole e Luna (pietra incisa)
                                                Torre di Ceparano, sec. X, Confine Modigliana-Brisighella (Romagna) 
                                    

Nella carta miniata dei Trionfi di Francesco Sforza (figura 1) il Sole viene rappresentato come un fanciullo alato con in mano l'astro splendente. Si tratta del Genio del Sole, quale appare nella carta dell'Iliaco nella "Serie E" dei Tarocchi del Mantegna (figura 2). II fanciullo è praticamente nudo e porta al collo una collanina di corallo in riferimento al caldo secco solare, in base alla teoria degli umori. Collanine identiche si trovano nell'arte medievale e rinascimentale al collo o ai polsi di bambini quali talismani contro la peste.
Riguardo la sua nudità il Cartari nelle Imagini de gli Dei de gli Antichi scrive, citando Macrobio, che nella Siria Febo (il Sole) e Giove erano considerati la medesima cosa e rappresentati come un solo essere nudo, che mostrava il suo sesso concepito quale anima del mondo (p. 37 - Ed. 1609). Si deve infatti considerare che il sole, proprio per le sue qualità e virtù, dà vita a tutte le cose.
Nei cosiddetti Tarocchi del Mantegna l'immagine ci riconduce all'episodio mitologico della caduta di Fetonte (figura 3) che ottenuto da suo padre Elios il permesso di guidare il Carro del Sole per un giorno, non sapendo reggere i focosi cavalli, uscì di strada bruciando cielo e terra. Zeus lo punì rovesciando l'incauto auriga con un colpo di fulmine e precipitandolo nell'Eridano, fiume che appare nella parte inferiore della carta.
Nella carta dei Tarocchi di Carlo VI (figura 4), come in quella di un antico tarocco italiano, il Sole splende alto illuminando una fanciulla che sta filando. Si fa qui riferimento alle Parche che sovrintendevano al dipanarsi della vita umana e il cui mito fu strettamente collegato al sole in quanto esse svolgevano la stessa funzione, dispensando la vita e distribuendola a tutti gli esseri fino alla loro morte.
Nella carta del Tarocco di Ercole I d'Este (figura 5) è rappresentato Diogene seduto all'interno della propria botte nell'atto di dialogare con un giovane, probabilmente Alessandro Magno. L'immagine fa riferimento all'insegnamento biblico citato nell'Ecclesiaste (1,12 - 17) e cioè che tutto ciò che avviene sotto il sole è vanità, anche il pensiero dei sapienti (2,12 -7).
Lo stesso insegnamento si ritrova nella carta del Sole del Tarocco Parigino di anonimo del sec. XVII, dove una donna si guarda ad uno specchio tenuto in mano da una scimmia (figura 6). Quando manca la consapevolezza che la ricerca della bellezza è vana cosa, la natura umana si abbassa fino al livello di quella animale "poiché, tutto va verso lo stesso luogo, tutto viene dalla polvere e tutto torna in polvere" (Ecclesiaste 3, 20).
La carta del Sole nel Tarocco Vieville (figura 7) mostra un uomo a cavallo recante una bandiera. II cavallo è animale solare: il carro del sole è tirato da cavalli che sono ad essi consacrati. II cavallo bianco per il Cristianesimo diventa simbolo di maestà ed è montato da Cristo, da colui cioè che è chiamato "Fedele e Veritiero". In questo senso Cristo appare sopra un cavallo bianco in un affresco della Cattedrale di Auxerre recante in mano un bastone quale scettro regale, simbolo di potere su tutte le nazioni. I colori rosso e nero della bandiera non contengono alcun aspetto simbolico in quanto ricorrenti nelle figure dell'intero mazzo. 
Nel foglio Cary del sec. XVI (figura 8) appare una variante iconografica: il foglio è mutilo proprio in questa carta, ma sufficiente per illustrarci quella che fu un'iconografia che si stabilizzerà nei Tarocchi di Marsiglia (figura 9):  un Sole alto centrale da cui si dipartono gocce solari sopra due fanciulli sottostanti. Tale insieme ci riconduce al mito neoplatonico riguardante la nascita delle anime nella generazione come già descritto a proposito della carta delle Stelle e della Luna. Riguardo l’intelletto che viene trasmesso dal Sole alla Luna affinché questa lo fornisca alle anime per nascere sulla terra Plutarco scrive che “Quando il sole con la sua forza vitale nuovamente la feconda del seme dell’intelletto, la luna produce nuove anime e la terra interviene ad offrire il corpo” (Plutarco, Il Volto della Luna, traduzione di Luigi Lehnus, 1991, pag. 114). I due fanciulli rappresentano pertanto i nuovi nati sulla terra, nella loro completezza di corpo, anima e intelletto.
Occorre sottolineare la funzione di illuminazione divina che in ambito cristiano queste gocce solari, presenti già nel foglio Cary, hanno sempre svolto e che trovano riscontro in un'ampia agiografia. Un esempio significativo è rappresentato da una xilografia del Liber Chronicarum del 1493 che illustra la conversione di S. Paolo Apostolo, avvenuta sulla via di Damasco: il futuro santo, a cavallo, è colpito dal cielo da gocce celesti dalla divina funzione di illuminare il cuore e la mente alla fede in Cristo (figura 10). Nel Tarocco di Marsiglia (figura 11), gocce solari cadono dall'astro sopra una coppia di gemelli che assumeranno natura maschile e femminile nei tarocchi esoterici quali opposte nature la cui unione porterà alla realizzazione della Grande Opera. 
Come si è potuto notare per diverse analisi iconografiche, alcune raffigurazioni dei Trionfi sono connotate da polisemie simboliche (dal greco polýsêmos, `che ha molti significati`, composto di polýs = molto e sêma = significato) dovute alla confluenza di più tradizioni.
La presenza di due fanciulli sotto l'astro solare può essere messa in relazione anche con il concetto di "sole sempre giovane" che avevano gli antichi. Infatti essi raffigurarono assieme Apollo e Bacco fanciulli, quali emblemi del sole e della sua giovinezza. Bacco era appunto considerato "il medesimo, che il Sole": "Questo (il Sole) fecero gli antichi giovine in viso senza barba, onde volendo l'Alciato ne' suoi emblemi porre la giovinezza, dipinse Apollo e Bacco, come a questi due più, che a gli altri, sia tocco di essere giovani sempre, onde Tibullo dice che Bacco e Febo eternamente Giovani sono, e hanno il capo armato ambi di bella chioma risplendente" (Vincenzo Cartari, Imagini de gli Dei de gli Antichi, p. 38, ed. 1609. La prima edizione dell'opera fu stampata nel 1556).
L'illustrazione (figura 12) dell'emblema C. In Iuventam nell'opera dell'Alciati (pag. 418, Ed. 1621), mostra assieme i due fanciulli "natus uterque Jovis tener atque imberbis uterque, quem Latona tulit, quem tulit et Semele, salvete, eterna simul et florete iuventa, numine sit vestro qua diuturna mihi" (Entrambi figli di Giove, giovani e imberbi ambedue, l'uno portato in grembo da Latona, l'altro - anche - da Semele; salve a voi, fiorite insieme di eterna giovinezza e sia questa per me, per vostro volere, più lunga possibile).
Ho trovato espresso più volte questa concetto della giovinezza del sole anche nell'opera Antiquae Tabulae Marmoreae Solis Effige di Hieronimo Aleandro (Ed. 1616, pagg. 17 -18), da cui riporto alcuni passi: "Sol semper juvenis... quia occidendo (inquit Fulgentius primo Mythol.) et renascendo semper est iunior, sive quod nunquam in sua virtute deficiat... at nihil facilius Mythologi affirmant, quam unum, enodunque, cum Sole esse Apollinem, quem ideo adolescentulum fingi solitum dixerunt, quod Sol (inquit Isidor. VII Orig.) quotidie oriatur et nova luce nascatur" (O Sole sempre giovane poiché tramontando - dice Fulgenzio nel Primo libro della Mitologia - e risorgendo, sempre è giovane; o per meglio dire perché mai viene meno nella sua efficacia... d'altra parte i Mitologi nulla affermano in maniera più sicura del fatto che Apollo sia unica e medesima cosa col Sole, e per questo motivo sostennero che solitamente veniva rappresentato come un giovinetto, infatti il Sole - dice Isidoro nel VII Libro delle Origini - sorge ogni giorno e nasce con nuova luce).
A questo proposito scrive il Cartari: "La cui giovinezza (del sole) ci da ad intendere, che la virtù sua, e quel Calore, che da vita alle cose create, è sempre il medesimo e non invecchia mai, si che divenga debole".
Uno stesso modo di rappresentare l'energia sempre identica e giovane del Sole, si ritrova nella raffigurazione del dio Mitra. Strabone, il geografo, affermava che i Persiani veneravano Helio con il nome di Mitra e la parola in lingua persiana tarda Mirh significava appunto Sole. 
Mitra, demiurgo e padrone della generazione, compare a volte come kosmokrator, cioè signore e animatore del cosmo.
Nell'Inno dell'Avesta dedicato a Mitra, cavalli bianchi, trainano il carro del Dio che ha una ruota d'oro, simbolo del Carro del Sole. Un rilievo su una roccia scolpito al tempo del Sassanide Ardashir II, del IV secolo dopo Cristo, ritrae Mitra con un aureola di raggi. Nelle Annotazioni alle Imagini del Cartari Lorenzo Pignoria racconta di aver visto a Roma in Campidoglio nell'anno 1606 un marmo raffigurante appunto Mitra con le parole "Deo Sol invict... Mitrhe" e che fra le altre cose "v'erano due figure in pietra, una per parte, ma rovinate" (p. 293 - Ed. 1647). Quelle due figure erano Caute e Cautopate, i due fanciulli tedofori, cioè portatori di torcia quali si trovano nelle rappresentazioni complete del Dio. Una di queste, assai famosa, si trova a Roma nella grotta mitraica sotto la Chiesa di S. Clemente.
Lo Pseudo-Dionigi Areopagita parla infatti di Mitra "Triplasios" (Epist. 7,2), cioè dalla triplice forma, affermazione della sostanziale identità del Dio e dei due tedofori quale rappresentazione del Sole nascente, del Sole di mezzogiorno e del Sole calante. Caute, il fanciullo che si trova alla sinistra del Dio è raffigurato con una torcia alzata a rappresentare la nascita del Sole. Mitra, Sole di mezzogiorno, è raffigurato nell'atto di uccidere un toro (rappresentazione della vittoria dello spirito sull'essenza terrena). II fanciullo posto alla destra del Dio, Cautopate, tiene la torcia abbassata a significare il tramonto dell'astro (figura 13 - Mitra Triplasios, Museo Civico, Bologna).
A volte accanto a Caute appare un gallo e a tal proposito il Cartari racconta, citando Pausania, che in Grecia "...riverivano il gallo come uccello di Apollo, perché cantando annuncia la mattina il ritorno del Sole" (pag. 43). Cautopate ha talvolta vicino una civetta, uccello che si mostra appunto dopo il tramonto. Caute e Cautopate divennero rispettivamente la rappresentazione di Lucifero, la stella che appare al mattino e di Espero, la stella della sera.
L'immagine di Mitra quale Sole splendente è ben rappresentato in un sarcofago di età romana presente presso il Palazzo Piccolomini di Pienza con l'Astro posto centralmente e con a destra e a sinistra i due tedofori (figura 14).
Risulta fra l’altro significativo come la figura di Mitra abbia svolto un ruolo di grande importanza nella filosofia neoplatonica, in quanto collegato non solo all’astro solare, ma anche alla Luna: “La relazione Luna-Toro posta dalla teologia planetaria, in particolare iraniana, si ritrova iconograficamente nelle rappresentazioni mitraiche del toro, sempre di colore bianco, che reca incisa sul dorso una falce di luna o del toro che viaggia su una barca a forma di falce lunare (in evidente rapporto con i corni della luna, n.d.r), a volte montato da Mitra, colui che sottomette le acque primordiali di cui la scapha (barca) è simbolo” (Laura Simonini, a cura di, Porfirio, L’Antro delle Ninfe, 1986, pag. 176).
Nell'iconografia cristiana Mitra venne rappresentato più volte quale simbolo del sacrificio animale (Mitra Tauroctono, cioè uccisore del toro). In tal senso lo si ritrova in un capitello nel chiostro del Duomo di Monreale, datato fra il 1172 e il 1189.
Questo aspetto simbolico del Sole, cioè la sua identica energia e la sua perpetua giovinezza rappresentata dagli dei solari in forma di giovinetti era ben conosciuta in epoca rinascimentale, come abbiamo potuto apprendere dai trattati presi in considerazione pubblicati verso la metà del 1500 ed è plausibile che questo concetto sia stato iconograficamente espresso nella carta del Sole dei tarocchi. Non si deve infatti dimenticare che durante tutto il Rinascimento le immagini degli Dei antichi suscitarono nell'osservatore il ricordo dei miti classici ai quali veniva attribuito un grande valore etico e morale e che i relativi trattati servirono da riferimento per rappresentare allegorie e simbolismi di carattere cristiano. 
Si è anche ipotizzato che nella carta del Sole del Foglio Cary sia stato posto il segno dei Gemelli, come raffigurato in molti cicli astrologici. Una loro rappresentazione d'epoca medievale si trova presso il Museo Calvet di Avignone. Si tratta di un bassorilievo del 1200 proveniente dalla regione di Nimes in cui i due gemelli appaiono sotto il disco del sole accompagnati dalla scritta "Sol in Gemini" (figura 15). Scritte identiche, appaiono in molte miniature, bassorilievi o affreschi del ciclo dei mesi, come ad esempio nel celebre ciclo di Torre Aquila nel Castello del Buonconsiglio a Trento. In ciascuno dei dodici affreschi appare al centro, in alto, il disco solare raggiato, con a sinistra la scritta SOL IN e a destra il nome del segno zodiacale in ablativo. Da rilevare che Apollo, inteso come Sol-Apollo, era considerato essere il nume tutelare dei Gemelli. A tal proposito si faccia riferimento alle divinità del pantheon greco in trionfo a Schifanoia. (Cfr:  Marco Bertozzi, La Tirannia degli Astri. Gli affreschi astrologici di Palazzo Schifanoia, Livorno, 1999).
Macrobio a proposito della Porta del Cancro, attraverso cui le anime scendono nella generazione, afferma che essa è da identificarsi con quel segno zodiacale, in quanto punto di intersezione tra Via Lattea e zodiaco (Macrobio, In Somnum Scipionis, 1, 12, 5). Per avvalorare la tesi che nella carta siano stati posti i Gemelli  in relazione alla discesa delle anime nella generazione, occorre pensare ad una generalizzazione del mito in quanto la Porta del Cancro è collegata alla Luna e non al Sole. Se si considera invece che i Gemelli siano stati posti indipendentemente dal mito, più che ad una raffigurazione astrologica ritengo che la presenza di due fanciulli debba essere messa in relazione  con il concetto di "sole sempre giovane" che avevano gli antichi o quali emblemi delle giovani anime secondo quanto sopra esposto.
Infatti, da un attento esame di quel che resta della figura del fanciullo che appare sotto il Sole nel foglio Cary, si può notare che egli porta sulla testa un cappello tipo da giullare, un piccolo mantello e forse uno spadino, elementi iconograficamente difficili da attribuire ai due fanciulli raffigurati nel Segno dei Gemelli, ponendosi invece quali oggetti di gioco tipici della gioventù.

Copyright  1993 Andrea Vitali