Saggi di Andrea Vitali

La Forza

 
“Virtù è ciò che rende l'uomo buono, cioè conforme alla retta ragione; ciò avviene in tre modi:
I. la ragione viene rettificata, e questo è compito delle virtù intellettuali;
II. la ragione rettificata viene applicata alle cose umane, e questo è compito della giustizia;
III. si rimuovono gli impedimenti di una retta applicazione di tale ragione derivanti o da attrattive, e questo è compito della temperanza, o da difficoltà, e questo invece è compito della fortezza: anche la fortezza perciò è una virtù” (Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, q. 123, 1).
L’Angelico a tal proposito precisò che “la Fortezza si esercita quando il timore ci ritrae dalle difficoltà o quando l’audacia ci porterebbe agli eccessi: la fortezza perciò si dice repressiva del timore e moderativa dell’audacia” (II-II, q. 123, a.12).
La Fortezza nella cultura classica greco-romana occupa una posizione di grande rilievo.
Platone la pone tra le virtù fondamentali sia della polis che della persona: nella polis è la virtù propria della classe dei guerrieri, nella persona è la virtù dell’anima irascibile: “Forte…chiamiamo ciascuno, quando la sua parte irascibile conserva attraverso i dolori e i piaceri ciò che è stato definito temibile o no dalla ragione” (Repubblica, 442B).
Aristotele identifica la fortezza con il coraggio e la fa consistere nel “giusto mezzo tra l’impetuosità e la codardia” (Etica Nicomachea, 1115a, 6).
Come si può desumere non si trovano differenze sostanziali nei concetti fin qui espressi sulla Fortezza che avevano gli antichi e i teologi cristiani. Ma a differenza del pensiero greco, per il quale la Fortezza rappresenta un principio cosmico della natura cieca, le religiosità ebraica pone la Fortezza e ogni principio energetico in un Dio personale, Signore della natura e della storia. Da questa visione nascono le dossologie che esaltano, assieme alla misericordia e alla generosità, la forza incontenibile del braccio di Dio: “Jahvé vostro Dio è il Dio degli dei, il Dio dei signori, il Dio grande, forte, terribile” (Deuteronomio, 10, 17). Il “Dio forte” il “Forte d’Israele” sono nomi che a lui si addicono. Nel Nuovo Testamento oltre che qualità di Dio, la Fortezza diviene anche proprietà del Cristo, il Figlio di Dio fatto carne. Isaia aveva denominato il futuro Emmanuele “Dio forte”, sul quale sarebbe disceso “lo spirito di fortezza” (Isaia, 9, 5;11, 2).
La Fortezza del Cristo si riverbera su tutti i Cristiani che nella Prima Lettera di Giovanni vengono chiamati “ischyroi” (forti), perché in grado di resistere alle tentazioni del Maligno e al peccato per mezzo della parola di Dio che abita in loro. Sant’Agostino aggiungerà che la Fortezza consiste nella “fermezza d’animo” (firmitas animi), cioè nella capacità di sopportare i mali e le avversità della vita presente in vista del godimento dei beni supremi” (De Civitate Dei, XIX, c. 4).
La virtù propria della classe dei guerrieri, come descritta da Platone, trova un preciso riferimento nella carta della Forza dei Tarocchi Visconti Sforza che mostra Ercole in quella che fu considerata la sua prima fatica, cioè la lotta contro il leone Nemeo (figura 1).
Le sue dodici fatiche diventarono il paradigma dell’eroe vittorioso sulle forze violente della natura e sulla brutalità dell’uomo stesso, come afferma un non ben identificato Alberico nel Mitografo Vaticano III (Mai,1831, p.161) che le considera come atti di virtù “...id est virtus”, qualità attribuite all’eroe anche da diversi umanisti, per i quali Ercole diviene simbolo dell’umanità nel suo più alto grado.
Una seconda versione di questo Trionfo, come troviamo nei Tarocchi Visconti Sforza di Yale (figura 2), mostra una fanciulla che apre con le mani le fauci di un leone, secondo una radice iconografica riscontrabile nella narrazione biblica di Sansone e il leone di Tamna (Giudici, 14, 5). (figura 3 - Virgil Solis, xilografia, sec. XVI).
Scrive il Ripa a proposito di una sua versione della Fortezza “Donna che con una mazza simile à quella d’Hercole soffochi un gran leone, & a’ piedi vi sia una faretra con le saette, & arco; questa figura hò causata da una bellissima medaglia, vedi Piero nel lib. I” (Iconologia, 1669, pag.226).
La rappresentazione della Fortitudo con la fanciulla che apre con le mani le fauci di un leone senza l’ausilio di una clava e in cui la forza fisica e la fortezza morale vengono ad assumere connotati equiparanti, ebbe larga diffusione nel Medioevo: ricordiamo ad esempio l’immagine della Fortitudo raffigurata nella Allegoria delle Virtù, dei Vizi e delle Arti Liberali (figura 4) presente nel codice Novella super quinque libros decretalium (ms. B42 n. f ) di Niccolò da Bologna del sec. XIV, ora alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.
Un’ulteriore versione iconografica della “Forza / Fortezza” mostra una fanciulla accanto ad una colonna spezzata o ancora integra. La colonna rotta deriva ancora una volta dalla vicenda di Sansone, distruttore del tempio del Dio Dagon (Giudici, 16,29) e in tal forma viene raffigurata nei Tarocchi di Carlo VI (figura 5).
Il significato della colonna integra, come troviamo ad esempio nel Tarocco Rosenwald (figura 6) e nel Tarocchino Bolognese (figura 7), è da ricercarsi nella sua specifica funzione di forza sostenitrice secondo quanto scrive il Ripa: “Donna armata, & vestita di color lionato, il qual color significa fortezza, per esser somigliante à quello del leone, s’appoggia questa donna ad una colonna, perché delle parti dell’edificio, questa è la più forte, che l’altre sostiene, à piedi di essa figura, vi giacerà un Leone animale da gli Egittj adoperato in questo proposito, come si legge in molti scritti” (Iconologia,1669, pag. 226). Una interpretazione che ci riconduce in parte alla Forteza dei Tarocchi del Mantegna (figura 8). Nonostante che in quest ultima la colonna risulti spezzata, appaiono diverse analogie con la descrizione fornita dal Ripa, fra cui la “donna armata”, “il vestito di color lionato” (riscontrabile nel corpetto con faccia da leone indossato dalla donna) oltre alla belva che giace ai suoi piedi.
Una diversa raffigurazione caratterizza la carta della Forza nei Tarocchi Rosenthal (di evidente realizzazione ottocentesca) dove un possente castello si configura quale “fortezza” impenetrabile, assecondando una similitudine linguistica tipica della tradizione tardo medievale.

Copyright 2000 Andrea Vitali