Saggi di Andrea Vitali

La Giustizia

 

“Fas et nefas ambulant passu pene pari / prodigus non redimit vitium avari / virtus temperantia quadam singulari / debet medium / ad utrusque vitium / caute contemplari” (Giustizia e ingiustizia procedono di pari passo, il dissipatore non riscatta il vizio dell’avaro, la virtù, con rara temperanza, deve stare nel mezzo e vigilare prudentemente il vizio su ambo i lati).

Queste parole, riportate sotto l’immagine della Ruota della Fortuna nel codice dei Carmina Burana, mettono bene in evidenza il rapporto che unisce la Giustizia alla Temperanza, in quanto, come afferma Cicerone che pone la Giustizia al primo posto fra le Virtù (De Officiis), essa deve essere temperata perché non diventi motivo di cieca cavillosità. In base a questo inscindibile connubio le due virtù si trovano affiancate nella tomba di Clemente II nel Duomo di Bamberg.
Seguendo Aristotele, San Tommaso sottolinea il ruolo fondamentale che svolge la virtù della Giustizia nella convivenza sociale: “Come il moderare le passioni è farle corrispondere alla regola della ragione, così il moderare le azioni esterne per rispetto agli altri è adeguarle in confronto degli altri, rendendo a ciascuno ciò che si deve e nella misura che si deve. Là dove questa adeguazione si trova in modo perfetto, si ha la virtù speciale della giustizia: e tutte le virtù che contengono questa adeguazione sono parti soggettive della giustizia. Dove invece questa adeguazione è contenuta soltanto in modo relativo, si ha della giustizia una parte potenziale” (III Sent., d.33, q.3, a.4).
Come Aristotele anche San Tommaso distingue tre forme principali di Giustizia: commutativa, legale e distributiva: la prima riguarda i doveri di Giustizia fra le persone private; la seconda quelli degli individui verso la comunità e la terza quelli della comunità verso i singoli. La Giustizia è la “Santa virtù”, come descritta nella fascia che incornicia l’Allegoria del Buon Governo nel Palazzo Pubblico di Siena. Essa tiene con le mani i piatti di una grande bilancia a rappresentare la giustizia commutativa e distributiva, mentre sopra di essa troneggia la Sapienza, sua perenne ispiratrice (figura 1).
Tuttavia nei tarocchi la Giustizia non deve essere intesa nella sua accezione sociale, in quanto essa qualifica anzitutto e soprattutto l’azione di Dio, il quale è giusto per eccellenza. La Giustizia Divina si manifesta nella sua fedeltà all’Alleanza, cioè nell’aiutare il suo popolo e nel dargli la salvezza. L’espressione “Giustizia di Dio” perde allora il carattere giuridico che la parola aveva all’inizio per divenire quasi sinonimo di misericordia, clemenza e salvezza (Gn 18, 25; Dt 32,4).
È soprattutto San Paolo a teorizzare la dottrina della Giustizia fondata sulla bontà di Dio, sulla sua misericordia e sulla fede, contro la dottrina della Giustizia fondata sulla legge (si confronti Rm 4, 6; 5,17; Gal 5,5).
Non si deve infatti dimenticare che nel primo ordine di trionfi conosciuto riportato nel Sermones de Ludo, la Giustizia segue il Giudizio a significare che in quell’occasione la Giustizia divina trionferà, che le anime buone saranno divise da quelle malvagie e che in tutto ciò la bontà, la clemenza e la misericordia di Dio avranno un ruolo predominante. Sulla Giustizia Divina così si esprime il Ripa nella sua Iconologia: “Donna di singolare bellezza, vestita d’oro con una corona d’oro in testa, sopra la quale vi sia una colomba circondata di splendore, haverà i capelli sparsi sopra le spalle, che con gli occhi miri, come cosa bassa il mondo, tenendo nella destra la spada nuda, & nella sinistra le bilance…le bilance significano, che la giustizia divina dà regola a tutte le attioni, & la spada le pene de’delinquenti…Riguarda come cosa bassa il mondo, come soggetto a lei, non essendo niuna cosa a lei superiore…” (Ed. 1669, pag. 246-247).
L’iconografia della Giustizia è usualmente composta da una donna seduta che tiene nelle mani una spada e una bilancia, così come appare nei Tarocchi di Carlo VI (figura 2). La spada è sempre rivolta verso l’alto, in posizione eretta, senza che mai si pieghi verso uno dei due lati, a significare che essa non favorirà mai alcuna parte, ma che sarà usata esclusivamente come strumento di difesa dei giusti. La bilancia simboleggia l’equità con cui verrà valutata ciascuna azione umana. Altri suoi attributi sono il Libro della Legge e a volte anche un globo, simbolo di potere, come troviamo nei Tarocchini Bolognesi a figura intera (figura 3 - Tarocchino Al Leone, 1770).
Nei Tarocchi Visconti Sforza (figura 4) la sezione superiore della carta mostra un cavaliere al galoppo con armatura e spada. Si tratta dell’Arcangelo Michele, prototipo del cavaliere cristiano, spesso raffigurato con la spada e la bilancia come troviamo nella Cappella degli Angeli nel Tempio Malatestiano di Rimini (figura 5). A lui spetta il compito della pesa delle anime dei morti in occasione del Giudizio Universale (Apocalisse, VI, 2).

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