Saggi di Andrea Vitali

Il Papa

 

La figura del Papa nei tarocchi non subì radicali trasformazioni rispetto ai primi esempi conosciuti: gli attributi della tiara sul capo e dell’asta cruciata tenuta in una mano, alternati al libro sacro o alle chiavi che indicano la discendenza da San Pietro, rimarranno fissi nelle versioni iconografiche di questo trionfo assieme all’atteggiamento benedicente.


Nei Tarocchi di Carlo VI (figura 1) il Papa siede in posizione sopraelevata e tiene in mano il libro e le chiavi, come ritroviamo anche nei Tarocchi del Mantegna (figura 2), mentre ai suoi lati figurano due cardinali secondo un modello iconografico divenuto un prototipo pressoché costante. Ricordiamo a questo proposito l’affresco di Sisto IV in trono del Melozzo in cui il Sommo Pontefice è affiancato dal protonotaro apostolico Raffaele Riario e dal cardinal nipote Giuliano della Rovere (1).


Nei Tarocchi Visconti Sforza appare un Papa benedicente con la croce nella mano sinistra (figura 3), mentre con la variante del pastorale rispetto all’asta cruciata appare nelle carte del Tarocco Vieville del XVII secolo, raffigurato assieme a due cardinali inginocchiati ai suoi piedi (figura 4).


Le immagine descritte sono assai ricorrenti in molta iconografia agiografica di Papi e Santi, come troviamo, ad esempio, nel Liber Chronicarum del 1493 (figura 5), dove il Papa è raffigurato seduto in trono con il libro e l’asta cruciata, mentre San Nicola benedicente appare con in mano il pastorale in una miniatura del sec. XV (figura 6), (2) e gli esempi potrebbero moltiplicarsi.


Un elemento simbolico di grande interesse si trova nella carta del Tarocco Parigino di Anonimo datato all’inizio del sec. XVII, dove il Papa tiene nelle mani chiavi di grandi proporzioni e una lunga asta. Ai suoi piedi appare una Sfinge viva dalle proporzioni di un cane, ritta sulle zampe anteriori (figura 7).


La Sfinge, divinità solare, fu considerata dagli antichi Egizi simbolo di sovranità, di saggezza, di forza divina. Ma nel Rinascimento rappresentava anche la necessità di nascondere la saggezza più profonda dalle moltitudini, affinché non venisse fraintesa e abusata. Pico della Mirandola scrisse nella sua Oratio del 1486 (3): "Egiptiorum templis insculptae Sphinges, hoc admonebant ut mistica dogmata per enigmatum nodos a prophana multitudine inviolata custodirentur." (Le Sfingi che sono scolpite sui templi degli Egizi avvertivano che le dottrine mistiche devono essere mantenute inviolate dalla moltitudine profana per mezzo di enigmi). Nella carta, il Papa rappresenta il custode dei misteri che li nasconde dallo sguardo generale, condividendo con i suoi eletti la sua profonda comprensione, grazie al possesso delle ‘chiavi del regno’.

 

Nel XVI secolo Cesare Ripa, parlando del Carro di Minerva, dea della Saggezza, scrisse che "in capo porta una celata, che per cimiero hà una sfinge", che significa "che la sapienza ogni ambiguità risolve" (3). La presenza della Sfinge sulla carta del mazzo sopra descritta, racchiusa nella veste del Papa, esprime simbolicamente la sua profonda saggezza, la forza divina che risiede in lui e che lo guida in ogni decisione, così come il suo essere l'incarnazione terrestre della Verità rivelata, quella verità che ai mortali è avvolta nell'enigma.


Molto si è discusso sulla presenza nei tarocchi di immagini di Pontefici con o senza barba, cercando di individuare quali personaggi reali fossero stati rappresentati nelle carte. Seppur tale opera appaia meritoria, la barba, lungi da essere intesa come un preciso riferimento realistico di un ritratto, deve essere interpretata come un aspetto di saggezza in quanto le persone sagge venivano sempre raffigurate con questo ornamento naturale dovuto all’età avanzata alla quale veniva attribuito tale dote intellettiva.


Fra gli attributi dei Pontefici che troviamo nei tarocchi, la tiara papale o triregno (in latino triregnum) rappresenta il copricapo extra-liturgico che ogni Papa indossò durante la cerimonia dell'incoronazione, da Clemente V (1305) a Papa Paolo VI (1963), il quale poi ne sospese l'uso sostituendola con la mitria.


Riguardo il simbolismo delle tre corone del triregno possiamo evidenziare alcune interpretazioni, dato che non è ancora certo il loro preciso significato Esse potrebbero simboleggiare il triplice potere del Papa in quanto "padre dei principi e dei re, rettore del mondo, vicario in terra di Cristo". Infatti al momento dell'incoronazione del Papa si usava pronunciare le seguenti parole: “Accipe thiaram tribus coronis ornatam, et scias te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris Nostri Jesu Christi, cui est honor et gloria in sæcula sæculorum” (Ricevi la tiara ornata di tre corone, e sappi che tu sei il Padre dei Principi e dei Re, il Rettore del Mondo e il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra, a cui solo è dovuto onore e gloria nei secoli dei secoli).


Un’ulteriore ipotesi le collega alla triplice autorità del Sommo Pontefice: “Pastore universale, Giurisdizione ecclesiastica e potere temporale”, mentre Giovanni Paolo II nel suo discorso per l'inizio del pontificato le associò alla triplice missione di Cristo, in quanto "Sacerdote, Profeta-Maestro, Re". Ma esse potrebbero rappresentare anche la "Chiesa Militante sulla terra", la "Chiesa purgante dopo la morte e prima del Paradiso" e la "Chiesa trionfante nella ricompensa eterna". E le interpretazioni non finiscono qui.


Il libro tenuto in mano dal Pontefice è il Libro Sacro della fede cristiana, cioè la Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento) che contiene le Verità divinamente rilevate. Esso compare anche nelle mani di numerosi santi e specialmente in quelle del Cristo (figura 8 - Icona, sec. VI, Monastero di S. Caterina del Sinai).

 

Note

 

1 - Pinacoteca  Vaticana.

2 - Biblioteca Nazionale 'Vittorio Emanuele III', Napoli, I, B51, c.324v.

3 -  Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, 262.  L'opera originale venne composta in Latino nel  1486 e pubblicata nel 1496.

4 - Cesare Ripa, Iconologia, In Siena, Appresso gli Heredi di Matteo Florimi, 1613, p. 89-90. L’edizione originale venne data alle stampe a Roma nel 1593.

 

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