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Il Bagatto

 

Direttamente connesso a questo articolo è il saggio El Bagatella ovvero il simbolo del peccato a cui rimandiamo per completezza d'informazione riguardo la conoscenza dell'origine del termine e della sua presenza, dopo la carta del Matto, nell'ordine dei Trionfi.


Poi ch’io sento chiarlare le persone
qual dicon ch’io non vaglio un bagatino (1)
e ch’io non son un barbaro, ma un cozzone.

 

(1) bagatino = moneta veneziana di scarso valore


                                             Giulio Cesare Croce

 


L'anonimo monaco autore del Sermones de Ludo chiama questo Trionfo con il termine El Bagatella definendolo "est omnium inferior" (è l'inferiore di tutti), a significare la sua minima valenza nell'uso ludico, valutazione che coincideva con il personaggio rappresentato, un ‘bagattegliere’, considerato di infimo stato, una persona vile (1).


Bagatella è una parola italiana antica, ancora utilizzata ai nostri giorni, che significa ‘cosa di poco conto’. Possiede inoltre altri due significati: gioco di prestigio - di bussolotti e inganno - e frode. Tale espressione fu utilizzata nei tre significati sopracitati da diversi autori italiani fra cui l'Aretino, l'Ariosto, e il Vasari.


Così scrive il primo di questi nell'Astolfeida. Opera delettevole da leggere che contiene la Vita e Fatti de tutti li Paladini di Francia e di dove nacque la casa di Maganza e chi fu Gano e di che genti condizione fu la sua Genologia cosa bellissima d'Amore e gran Bataglie di Orlando e di Rinaldo:

 

"Vivian vivachiava a scrocco in corte, 

con tutti alzando il fianco a corpo sciolto;

Guicciardo, Alardo mai uscir le porte

di Montalban, che no li fussi tolto;

mastro di spirti e bagatelle a sorte

fu Malagigi, e cangiò forma e volto,

come fean mastro Iaco e mastro Muccio

in Roma trarre' ognun fino al cappuccio" (2).

 

(Vivian vivacchiava a scrocco presso la corte abbandonandosi senza misura alla crapula con chiunque fosse disponibile; Guicciardino e Alardo non uscirono mai dal castello avito di Montalbano senza che questo fosse immediatamente conquistato dai nemici; Malagigi fu negromante e prestigiatore e cambiò fattezze e volto come fecero Iaco e Muccio, anch'essi maestri di imbrogli, i quali a Roma attraverso l'inganno spogliarono i malcapitati dalla testa i piedi, compreso il loro cappuccio).


La Cassaria fu scritta inizialmente in prosa dall'Ariosto nel 1508 che la tradusse successivamente in versi tra il 1528 e il 1529. Il suo titolo si deve ad una cassa che si trova al centro dell'intrigo narrato. L'azione si svolge nella città greca di Metellino ed è alimentata soprattutto dalle trovate di due servi astuti, Volpino e Fulcio. Questi sono i versi che l'Ariosto mette in bocca a Volpino in riferimento al nostro termine:

 

“Anzi l'ora è senza dubbio

Più presta che 'l bisogno e il desiderio

Nostro non era: anzi non potea giungere

 Più a tempo. Venga, venga pur, che acconciomi

Son con la tasca (1), ed un giuoco apparecchioli

Di bagattelle (2), il più bello e mirabile

Che si vedesse mai" (3).

 

(1) acconciomi son con la tasca = mi sono preparato

(2) un giuoco apparecchioli di bagatelle = a fargli un inganno

 

Il Vasari riferendosi al pittore Giovannantonio detto ‘Il Soddoma da Verzelli’, chiamato anche Mattaccio, dice fra l'altro di lui: "Ma egli ebbe sempre l'animo alle baie e lavorò a capricci, di niuna cosa maggiormente curandosi che di vestire pomposamente, portando giuboni di brocato, cappe tutte fregiate di tela d'oro, cuffioni ricchissimi, collane, et altre simili bagattelle e cose da buffoni e cantanbanchi" (4).

 

Nel dialetto milanese la parola bàgát significa chiacchierone e l'espressione scart bàgát fare un lungo discorso, come quelli che intraprendevano i prestigiatori medievali (ma anche quelli di oggi) per incantare il pubblico.

 

La figura del Bagatto, un prestigiatore per eccellenza o abile imbonitore, è rappresentato nei Tarocchi Visconti Sforza (figura 1) da un personaggio riccamente vestito, seduto ad un tavolo sul quale compaiono un cappello di paglia, un bicchiere, un coltello e altri due piccoli oggetti. Egli tiene in mano una bacchetta, tipico strumento adottato per questa professione. Nei Tarocchi d’Este (figura 2) il nostro personaggio è raffigurato destreggiarsi nella sua professione davanti a due giovani.

 

Il Medioevo sembrava mostrare sentimenti ambivalenti nei confronti dei bagattellieri (il termine prestigiatore è di estrazione moderna). Le loro esibizioni erano infatti generalmente gradite, ma i loro metodi vennero spesso condannati specialmente da gente di Chiesa e magistrati che a volte vietarono loro di esibirsi in alcune città. Nel 1250, per esempio, Luigi XI vietò l'entrata ad acrobati e prestigiatori in diverse città francesi.

 

Era quello un periodo molto confuso, in cui le superstizioni e le paure per l'occulto, per le streghe e i per demoni erano assai vive e un uomo in grado di far scomparire qualcosa dal tavolo e farlo riapparire nella tasca di uno degli astanti poteva facilmente essere accusato di essere in combutta con il diavolo.

 

L' incredulità che, per esempio, il gioco dei bussolotti, il più conosciuto e praticato in Europa fra quelli di prestigio poteva destare, si evince dall'atteggiamento stupefatto dipinto nel viso di un astante (figura 3) nell'opera di Bosch Il prestigiatore (figura 4).

 

Un giocoliere con il tipico berretto da giullare si trova invece nella carta Rosenwald (figura 5), mentre occorre creare una connessione fra la concezione dello scarso valore attribuito al lavoro del Bagatto con il lavoro dell'Artixan, che troviamo nella terza carta dei Tarocchi del Mantegna (figura 6) (5).

 

Dobbiamo infine ricordare che l'attività dei bagattellieri era considerata fra quelle protette dalla Luna, come ritroviamo in una miniatura del Codice de Sphaera (figura 7 - I Figli della Luna, cod. est, lat. 209, sec. XV) presente presso la Biblioteca Estense di Modena e in un'incisione dalla serie dei Pianeti del Mittelalterliches Hausbuch (Il Libro della Casa) sempre dello stesso secolo (figura 8 - I Figli della Luna).

 

Anticipando quanto scritto nel saggio, il Bagatto sta a rappresentare nei tarocchi, l'uomo che, a differenza del Matto, crede in Dio, ma non ritiene necessario osservare alla lettera i comandamenti. Da questo atteggiamento nasce il 'peccato bagatella' uno dei più esecrabili per la Chiesa Cattolica: "Siamo in certi tempi, ne’ quali i peccati più gravi si stimano bagatelle, galanterie, scherzi, e burle" (6). 

 


                                                                                             ADDENDA



Anche se non riguarda espressamente questo trionfo dal punto di vista iconografico, penso sia interessante conoscere gli scritti seguenti che riporto dall'opera Il Serraglio de gli stupori del mondo di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo (7), opera del 1585, e questo per tre motivi:
il primo è per conoscere l'atteggiamento che gli uomini del Rinascimento assumevano nei confronti dei giochi dei prestigiatori.
il secondo perché appare la parola bagatteglieri in riferimento appunto a coloro che svolgevano tale attività, persone considerate vili.
il terzo infine per due esempi riportati dall'autore di giochi di prestigio rinascimentali attuati con le carte.



Incomincia l'Appartamento prestigioso del Serraglio Stuporoso
Diviso in Varie Stanze


                                                                                                  STANZA PRIMA



"Curiosissima certo, stuporosa, & senza dubbio desiderata da ogniuno è la materia de' prestigij; imperoche tutti bramano di satiar l'intelletto loro intendendo il modo, col quale si fanno infinite apparenze à gli occhi di questi, & di quell'altro tanto meravigliose, che gli animi restano attoniti à un certo modo, & rimirarle, però hora sono per affaticarmi per mostrar diligentemente la verità delle cose tanto con brevità, quanto con distinzione nel modo più possibile in questo particolare (8).


Il suo inventore [del prestigio] (dice l'istesso [Pico della Mirandola]) fù Mercurio, et questo a mio credere intende egli quanto al prestigio cattivo. Onde notisi, che varie sono le specie de prestigij; ci è una forte, che vien chiamata apparenza, over prestigio Giocolatorio, il qual s'esercita a guisa della Comedia et da persone vili, come da Ceratani et bagatteglieri, su le piazze, & su l'hosterie, et anco da persone nobili....(9)


Solo il Cardano de' tempi nostri Autore non ignobile ha scoperto qualche cosa delle invenzioni di costoro nel lib. De Mirabilibus & in diversi altri libri per essere stato huomo curioso di tutte le sorti di professioni. Nomina egli nel predetto lib. Francesco Somma Napolitano nobile giovanetto di 22. anni molto virtuoso, & di tali apparenze giocolatorie prattico fuor di modo: come quello (dice egli) che frà l'altre cose né giuochi di carte usati da esso alla presenza solo di persone nobili, spargeva le carte sopra la tavola, & l'allargava, ò difendeva in mucchio, et comandava che fuor dal mucchio se ne prendesse una, & s'ascondesse, & indi preso il mazzo delle carte, le meschiava , & indovinava precisamente qual era quella, ch'era restata ascosa: oltra diciò (ch'è maggior meraviglia) posta la carta nel mazzo, et deposto il mazzo da banda, comandava, che questi et quello ne levasse una fuori, et questo ne succedeva, che nel levar la carta levava sempre l'istessa, quasi che fosse sforzato a estrahere fuor dal mazzo quella dove soggiunge (10).


Il qual Gioco reputato dal Cardano per prestigio humano, & non Diabolico, è stato fatto anco alla mia presenza dal gentilissimo Messer Abramo Colorni predetto, con infiniti altri di non minor meraviglia pieni; come quando fuor delle carte Tedesche diede in mano ad un Gentilhuomo una carta di fiore, & levando la mano la fece apparire una carta di Picche. Taccio di molti altri giochi di carti simili in vero stupendi toccati da me nell'annotationi sopra la mia Piazza, & di quell'altro, che fece alla presenza d'un Prelato in Ferrara, anzi nelle mani dell'istesso Prelato, al qual destramente fece apparire, che un' uovo fosse un carbone, come apparse anco a tutti i Circostanti. E un'altra volta a un giovine Spagnuolo, ch'era in compagnia d'un altro Prelato fece apparire, che un' uovo, che era sotto un capello da se stesso fosse sparito: come anco in tale occasione fece ballare in un bicchiero un' anello a suono di Cithara con molte altre galantarie; frà le quali e’ memorabile quella, che facendo portare certe noci in un piatto senza nissuno previo accordo, chiese a’ circonstanti, che secondo la forza dell'affetto loro verso di lui, con parole esprimessero qual sorte di Gioia ciascun bramase ritrovarsi in una sola di quelle noci, acciò egli col possesso di quella restasse ricco, & augurandoli ogn'uno, chi un Rubino, chi una Perla, chi un Carbone, & chi fino a un Diamante quadrato, data l'eletta a chi voleva levarne una del piatto, e fattoli animo anco a levarne un'altra in luogo della prima, se per sorte era pentito, & fattala spartire; fece apparire in quella sola tutte le sopradette cose bramate, essendo l' altre noci senza queste gioie con tanta maraviglia, &  riso d'ogn'uno, che molto tempo innanzi non s'havea ricevuto un spasso tale, & queste apparenze tutte da me viste sono indubitatamente senza operatione del Demonio, & io ne posso far fede a tutto il Mondo, perche egli per gratia sua s'è degnato farmi partecipe de’ modi, co’ quali opera in molte di queste sue fantasie curiose, accioche io potessi testificare in scritto non solamente d'haver visto, ma anco di sapere. Et perche io gli hò dato la parola di tacere i modi, sol posso dire in generale, che quasi tutte queste sono industrie di mani meschiate con accortezza d'ingegno, & con audacia di animo, & di parole e inganni supposititij destramenti operati, i quali son mirabili, perche s'ignorano i modi, & non per altro" (11).

 

Interessante osservare come il Garzoni abbia scritto “quasi tutte queste industrie” e non “tutte queste industrie” erano svolte attraverso capacità di mano. Infatti altre situazioni, assai più ‘maravigliose’ di quelle qui elencate, che sembravano davvero impossibili poter essere svolte attraverso qualche geniale trucco, venivano tacciate di influenza demoniaca. Non a caso molti prestigiatori, in alcune occasioni, dovettero spiegare i trucchi utilizzati per non incorrere nell’accusa di essere in combutta col demonio. 

 

Note

 

1 - Si legga la sottostante Addenda.

- Danilo Romei (a cura), Pietro Aretino, Poemi cavallereschi, Secondo volume dell’Edizione Nazionale delle Opere di Pietro Aretino, Roma, Salerno Editrice, 1995. Astolfeida, Canto Primo, 24.  Edizione online: Banca Dati

‘nuovorinascimento’ http://www.classicitaliani.it/aretino/aretino05_Astolfeida.htm

3 - Ludovico Ariosto, Commedie e Satire, Annotate da Giovanni Tortoli, Firenze, Barbera, Bianchi e Comp., 1856. La Cassaria: Atto IV, Scena II, p. 62-63.

4 - Giorgio Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, Edizione integrale del 1568. Introduzione di Maurizio Marini, Torriana (Forlì), Orsa Maggiore Editrice, 1991, p.1060.

- Si legga al riguardo il saggio El Bagatella, ossia il simbolo del peccato.

6 - Padre Paolo Botti, Il parlar alle grate. Discorsi alle R.R. Monache morali, e spirituali sopra gli Evangelii delle Domeniche di tutto l’anno, Predica nella Domenica Sesta dopo Pasqua, Il Male non Male stimato, In Venetia, Appresso Pietr’Antonio Brigonci, MDCLXXXVIII [1688], p. 130.

7Thomaso Garzoni da Bagnacavallo, Il serraglio de gli stupori del mondo, di Tomaso Garzoni da Bagnacauallo. Diuiso in diece appartamenti, secondo i vari, & ammirabili oggetti. Cioè di mostri, prodigii, prestigii, sorti, oracoli, sibille, sogni, curiosita astrologica, miracoli in genere, e marauiglie in spetie, narrate da' piu celebri scrittori, e descritte da' piu famosi historici, e poeti, le quali talhora occorrono, considerandosi la loro probabilita, ouero improbabilita, secondo la natura. Opera non meno dotta, che curiosa, cosi per theologi ... come per filosofi ... arricchita di varie annotationi dal m.r.p.d. Bartolomeo Garzoni suo fratello ... Con tre copiosissime tauole. Nostra edizione di riferimento: Venezia, appresso Ambrosio, et Bartolomeo Dei, fratelli.Alla libraria dal San Marco, 1613.

8 - Ibidem, p. 224.

9 - Ibidem, p. 225.

10 - Idem

11 - Ibidem, p. 226.

 
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